Il Design Thinking applicato alle abitazioni domotiche

Il processo con cui sono abituati a lavorare gli Architetti è molto simile a quello che caratterizza il Design Thinking.
su Wikipedia ne troviamo una definizione che chiarisce cosa si intenda con questo termine: “Il Design thinking è l’insieme dei processi cognitivi, strategici e pratici con il quale la progettazione di prodotti, edifici e macchinari è sviluppata da team di designer.”

Questo concetto si applica anche all’innovazione di prodotti e servizi, dove si esplicita come modello per la risoluzione di “problemi complessi attraverso visione e gestione creative“.
Nasce nell’ambito del design ma nel campo della domotica lo si applica alla realizzazione degli impianti di edifici e abitazioni private.

Il concetto di Design Thinking rientra in quello di User Centered Design, ovvero quel tipo di progettazione centrata sull’utente. Qui i suoi bisogni e desideri vengono tenuti in alta considerazione e viene data grande attenzione ad ogni passo della creazione del processo di progettazione, in modo da rendere il prodotto utile e usabile.

Le 5 fasi del Design Thinking

Progettare un sistema domotico centrato sull’utente significa lavorare sulle sue esigenze, caratteristiche e obiettivi. Questo significa coinvolgerelo fin dall’inizio nel processo.
Quando si lavora per soddisfare i livelli di usabilità degli elementi che compongono una casa domotica si attraversano 5 fasi:

  1. Definizione dell’utente
  2. Definizione dell’obiettivo
  3. Ideazione
  4. Prototipazione
  5. Test

Definire “chi-usa-cosa” tra gli attori coinvolti

In questa fase esplorativa si analizzano le abitudini e le preferenze di tutti gli attori che abitano sotto lo stesso tetto.
Questo è il momento in cui si scoprono le caratteristiche dei componenti della famiglia e si definiscono le preferenze. Oltre alle persone coinvolte, si scandaglieranno anche le abitudini di eventuali amici a quattro zampe.

Questa è una fase nota agli Architetti che la attraversano già nella creazione degli spazi. Per un progettista domotico è il momento in cui capire chi si alza per primo al mattino, chi esce di casa per ultimo, a che ora torna il primo componente della famiglia… e così via. In un crescendo di affinamento delle informazioni.

Idealmente bisognerebbe passare giorno e notte a stretto contatto con gli attori che abiteranno la casa. Questo permetterebbe di scoprire abitudini ed esigenze irrinunciabili. Visto che, per ovvi motivi, non possiamo stare costantemente insieme, la soluzione è che il Progettista Domotico lavori in parallelo con l’Architetto.
I giorni passati con il cliente saranno gli stessi, ma le informazioni che se ne trarranno, saranno utili a tutti i professionisti coinvolti.
In questo periodo di esplorazione è bene lavorare anche vicino all’Ambient Intelligence Designer per affrontare i temi legati al comportamento degli ambienti.

Definire obiettivi e bisogni delle persone grazie al Design Thinking

Questa fase permette di decidere come andare incontro ai vari attori coinvolti, semplificando loro le giornate.

L’attore-nonno è anziano e ha l’artrosi. Purtroppo non ha più tanta forza nelle mani, quindi lo si può aiutare evitandogli tutte quelle azioni che lo costringono a usare maniglie o spingere leve. Bisognerà trovare delle soluzioni efficaci che possano essere comandate vocalmente.

L’attore-figlio adolescente è scontroso e malmostoso. La musica è il suo rifugio ed è collegato a Spotify quasi 24 ore su 24. Come gli si può andare incontro, aiutandolo a ridurre al minimo le tensioni con i genitori?

E l’attore-cane? L’iperattivo di casa che vorrebbe uscire appena gli si richiude la porta e vorrebbe rientrare appena lo si manda fuori?
Come permettergli di muoversi in autonomia, senza costringere qualcuno al suo servizio? Durante la progettazione domotica è bene pensare anche a questo.

Gli attori coinvolti sono tanti e ognuno ha le proprie caratteristiche e problematiche. Bisogna tenerne conto, così come non si deve dimenticare che uno degli attori è sempre la casa.
Nella fase iniziale è quindi necessario indicare gli eventuali vincoli progettuali così come vanno elencate tutte le caratteristiche implicite. Così vengono definite quelle peculiarità che ci si aspetta all’interno di un’abitazione.

La possibilità di accendere le luci, la presa collegata all’antenna per collegare la tv, la presenza delle abat jour in camera da letto, il citofono, il termostato su ogni piano della casa… tutte quelle cose che possiamo definire ovvie perché siamo abituati a trovarle in una casa. Anche in una casa domotica ci saranno, ma nel progetto dovranno essere esplicitate per poterle trattare nel modo più adatto al cliente.

L’ideazione della soluzione personalizzata

Giunti a questo punto, il Design Thinking suggerisce di lavorare sulle ipotesi che servono a risolvere i problemi dei vari attori coinvolti. È il momento di ricreare scenari di comportamento o situazioni reali per capire in che modo risponderà l’ambiente alle sollecitazioni degli inquilini.

Nel caso citato in precedenza abbiamo un nonno che fa fatica ad usare le mani per interagire con la casa. Si penserà ad una serie di comandi vocali e ad uno scenario “parla con me”.
A fronte della raccolta di informazioni sui vari componenti della famiglia, si è scoperto che lo stesso scenario sarà utile anche al papà, appassionato di cucina. Trovandosi spesso con “le mani in pasta” non riesce a pigiare gli interruttori delle luci o il bottone che comanda le aperture di porte e cancello, per aprire alla moglie che torna dalla palestra all’ora di cena.

Prototipazione degli scenari nel Design Thinking

Dopo aver “vissuto” con gli attori, individuato i loro problemi e aver lavorato ad un ventaglio di soluzioni per risolverglieli è il momento della prototipazione.
Nel design di prodotto questo momento viene sancito dalla realizzazione di un oggetto-prototipo.
In campo domotico le cose sono un po’ diverse ma abbiamo come alleati degli strumenti di previsualizzazione architettonica e di realtà virtuale.

Il limite di questi strumenti è quello di riuscire a far vedere solo l’ambiente. Non sono in grado di costruire una presentazione con elementi narrativi che permettano all’utente di vivere emotivamente la realtà della casa.

Qui entra in scena lo Storytelling for Prototyping. Uno strumento che, affiancato alla potenza della realtà virtuale, aiuta a comunicare e a testare gli scenari che compongono il progetto domotico. Viene perfezionato man mano che l’offerta prende forma e viene compresa dagli attori.

La forte componente emotiva di questa fase dei lavori è il filo conduttore che permette di arrivare al nocciolo dei problemi, facendo breccia nel cuore degli attori.
Non basta presentare il progetto al cliente dicendogli di cliccare qui, o pigiare là. Si deve passare a raccontargli come sarà la sua vita entrando in quella casa. Ecco perché non ci si può dimenticare dello Storytelling ma lo si deve usare, se possibile in abbinamento alla reatà virtuale, per comunicare al meglio con la famiglia.
Sarà lo strumento ideale per vagliare tutte le ipotesi e fugare ogni dubbio. Ma anche un potente mezzo per verificare “cosa succederebbe se…” o per pensare che “… invece qui si potrebbe”.

Far assaporare le situazioni reali ai clienti permette loro di rapportarsi alla casa in modo diverso rispetto al semplice sentirne parlare.
Ci concediamo un paragone estemporaneo: la differenza è riconducibile a quella che c’è tra leggere un libro di storia e guardare un documentario storico.

L’ultima fase è sempre quella di test

L’ultimo step del Design Thinking prevede un momento di test dei comportamenti dedotti in precedenza.
È giunta l’ora di parlare con i clienti “recitando” loro lo Storytelling e fornendo una visione della loro realtà futura.

Questo momento si può assimilare a quello in cui gli Architetti verificano le proprie ipotesi, facendo vedere ai clienti l’arredamento scelto.
Se la tesi proposta passa il test, si procederà alla chiusura del progetto.
In caso contrario si ricomincia da capo raccogliendo nuovi dati e formulando nuove supposizioni in un ciclo reiterativo che… non deve scoraggiare!

Come collaboriamo con gli Architetti?

Il Design Thinking comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti.
In un’ottica di integrazione e collaborazione abbiamo deciso di adottare lo stesso schema per lavorare di pari passo con i nostri clienti Architetti, senza stravolgere le loro abitudini.

Non vogliamo essere visti come un problema ma come una risorsa. Integrarci in modo indolore con le loro attività ci permette di avere una visione comune dei passi da compiere e aiuta tutte le figure professionali coinvolte a comunicare nel modo migliore con il cliente finale.

Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti
Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti

Competenze necessarie per realizzare un progetto domotico

Per realizzare un progetto domotico, residenziale o commerciale, è sempre più importante avere competenze che permettano di controllare direttamente gli elementi di automazione fin dai primi momenti. Così da poterli integrare in modo armonico nella visione progettuale totale.

Attraverso l’applicazione ragionata di metodologie centrate sull’utente, l’Architetto può:

  • controllare l’impatto degli elementi domotici sul suo progetto,
  • gestire in modo efficace la definizione delle funzionalità attese dal cliente,
  • comunicare in modo diretto le richieste agli installatori.

L’Architetto deve riappropriarsi del controllo degli elementi di automazione.
Progetta la Domotica nasce per fornire strumenti metodologici che permettano di ritornare ad avere il controllo della situazione, già in fase progettuale.

La casa non risponde più solo alle esigenze dell’utente ma le anticipa, piegando gli automatismi ai bisogni e alle abitudini di chi la abita.
Cambia così la relazione con l’utente che non è solo attivatore di azioni ma anche fruitore, spesso inconsapevole, di servizi e attenzioni pensate per facilitargli la vita.

Servono strumenti progettuali corretti per gestire questa nuova modalità di interazione. La domotica richiede infatti che si ripensi, sin dall’inizio, ad alcuni strumenti già in possesso degli Architetti, integrandoli con elementi nuovi, specifici, che risolvano le problematiche e le situazioni tipiche della domotica e della smart home.

I prossimi articoli ci permetteranno di fare un approfondimento su queste nuove competenze:

  • introduzione al Design Thinking per la progettazione domotica;
  • elementi di Ambient Intelligence System Design e strumenti di definizione dei requisiti;
  • Storytelling for validation per la validazione del progetto domotico con il cliente;
  • Abstract device list ed esplorazione del progetto con gli addetti alla realizzazione dell’impianto domotico;
  • valutazione dei progetti attraverso la Channel Analysis e l’aderenza della relazione Uomo-Ambiente.

Il Design Thinking nelle abitazioni smart

Il Design Thinking è la metodologia di progettazione che nasce nell’ambito del design di prodotto.
Si tratta di un processo a cui è gli Architetti non sono nuovi, spesso impegnati a mettere il cliente al centro. E a domandarsi quale interazione possa nascere tra un oggetto e l’ambiente o, come nel caso della domotica, tra la tecnologia e l’ambiente.

Non è importante sapere come si comporti la tecnologia in sé ma risulta fondamentale, in fase progettuale, scoprire e analizzare il suo rapporto con ciò che la circonda.

Che si tratti della progettazione di un’interfaccia o di un software, non si può esulare dall’analisi dei comportamenti derivati dal rapporto della tecnologia con gli utenti.

Ambient Intelligence System Design

L’Architetto conosce già, per sua formazione, il processo che genera un oggetto e il suo rapporto con l’utente.
Anche nel campo della domotica è importante usare tecniche di progettazione user centered poiché l’intelligenza ambientale (AmI) si riferisce ad ambienti elettronici sensibili alla presenza di persone.

Il termine User Centered Design è stato coniato nel 1980 da Donald Norman a seguito delle sue ricerche nei laboratori dell’Università della California-San Diego e prevede quattro suggerimenti:

  • Rendere facile determinare quali azioni siano possibili in ogni momento.
  • Rendere le cose visibili.
  • Semplificare la valutazione dello stato corrente del sistema.
  • Seguire mappature naturali tra le intenzioni e le azioni richieste.

Questi consigli pongono l’utente al centro del progetto. Il ruolo del designer, come del progettista domotico, è di facilitare l’attività per l’utente e assicurarsi che egli sia in grado di utilizzare il prodotto come previsto. E con uno sforzo minimo per imparare ad usarlo.

Storytelling per la validazione del progetto domotico

Abbiamo già avuto modo di porre l’accento sulla necessità di occuparsi del cliente e delle sue esigenze. Non bisogna dimenticare quanto sia importante trovare, ed utilizzare, degli strumenti informali che permettano di comunicare con il committente.

Si deve puntare sullo Storytelling, sfruttando l’occasione per raccontare al cliente come sarà la sua vita nella nuova casa domotica.
Concentrandosi sul fattore emozionale, gli si permette di identificarsi nel suo futuro ruolo di padrone di casa.

Si possono creare degli scenari, basandosi sulla raccolta dati che consigliamo di effettuare sempre in fase preliminare, in cui l’utente si senta protagonista e cominci a pregustare l’effetto che farà vivere in un’abitazione che cercherà di anticipare i suoi bisogni.

Abstract device list

Durante la realizzazione di un impianto domotico può capitare che si registrino incomprensioni tra progettisti e tecnici abilitati all’implemento degli impianti.

Una soluzione è stilare la lista degli oggetti che garantiscano le funzionalità decise in fase di progettazione.

In questa fase l’Architetto ha bisogno di stimare i costi ma non è detto che abbia già deciso a quale fornitore affidarsi.
Tutti sembrano poter andare bene ma ci sarà di sicuro quello che andrà meglio e che risponderà alle specifiche esigenze.

Il tecnico responsabile di un determinato marchio vaglierà la lista dei componenti, fornita di istruzioni astratte, e proporrà una soluzione personalizzata.

Potrebbe servire una centralina con dieci ingressi che si occupi di far accendere le luci. Ma quella funzionalità la si può ottenere in modi diversi e sarà il fornitore a proporre la soluzione migliore alla specifica richiesta.

Channel Analysis delle relazioni Uomo-Ambiente

La Channel Analysis è un metodo utile per fare una misura qualitativa dell’aderenza del progetto domotico alle persone che lo useranno.
Non è più solo l’ambiente l’oggetto della programmazione ma come questo interagisce con le persone.

Esistono quattro possibili caratteristiche che definiscono la relazione tra Ambiente e Utente. Il nostro compito è supportare l’Architetto nella scomposizione e analisi di queste relazioni.

  • Fisico
  • Funzionale
  • Comfort
  • Emozionale

L’utente “fisico” dalla spiccata sensibilità tattile, ama interagire con le cose toccandole.

La sua inclinazione verrà soddisfatta predisponendo per lui un ambiente con elementi fisici, tangibili, con un diretto riferimento agli ambienti e agli impianti tradizionali.

L’utente più “funzionale” sarà quel tipo di persona che ama tasti e bottoni e si aspetterà di trovarli nella sua abitazione.

Per lui è importante avere il controllo di tutto e vuole circondarsi di tante funzionalità che renderanno l’ambiente pronto ad intercettare molteplici bisogni.

Il profilo dell’utente sensibile all’idea di “comfort” corrisponde all’idea di ambiente domotico e di relazione che si crea sul corpo dell’utente.

Un tipo di spazio in cui i bisogni del padrone di casa vengono intercettati dal sistema che risponderà “coccolandolo”. La luce si accende al calar del sole o la temperatura si alza quando si è malati, anticipando i desideri dell’utente.

Infine, l’utente “emozionale” che instaura con l’ambiente una relazione a livello “mentale”.

I desideri di questa tipologia di utente vengono esauditi eliminando cavi, pulsanti o interruttori. Realizzando, invece, un impianto basato sull’interazione vocale con il sistema.
L’esempio più noto è quello del rapporto empatico che si instaura con Alexa. In questo caso l’utente è più attivo e si muove in prima persona per chiedere allo smart home speaker che gli vengano risolti determinati problemi.

L’Architetto deve sentirci affini e vicini al suo modo di lavorare poiché condividiamo l’esigenza di mettere il cliente al primo posto.
La nostra ricerca è tesa al raggiungimento del suo più alto grado di soddisfazione e otteniamo questo risultato confrontandoci e parlando a lungo per aiutarlo a capire cosa desidera e di cosa ha bisogno.

Se l’impianto proposto (e realizzato) al cliente corrisponde alle sue aspettative, si può dire di aver colto nel segno e aver fatto un ottimo lavoro.
E si sa, un cliente felice è un ottimo passaparola!

Un esempio di device da cui l’utente può interagire con la propria abitazione

La domotica applicata al Centro giovanile “ArKa”

Vogliamo portare alla tua attenzione un caso di studio molto interessante: la domotica applicata al Centro giovanile Area Caselli di Chieri (To), ribattezzato “ArKa“.

Il nome scelto grazie ad un concorso di idee

Chieri è un Comune molto attivo riguardo la valorizzazione del Bene Comune. Il suo impegno, “si fonda sulla convivenza di un progetto comune, sulla comunione dei beni, sulla collettività delle decisioni” ed è volto a rendere i cittadini pro-attivi nell’identificazione, protezione e cura di spazi e territori.

Noi abbiamo supportato RadioOhm, capofila di una rete di Associazioni molto attive nel chierese, nella partecipazione ad un bando comunale. L’esito positivo di questa sinergia ci ha permesso di offrire il nostro aiuto nel campo della domotica. La sua applicazione ha facilitato e reso possibile l’utilizzo del Centro di aggregazione giovanile.

Realizzare un ambiente smart adatto a… tutti!

Il progetto aveva come scopo l’uso di un Bene Comune a vantaggio della comunità. I soggetti coinvolti, molto diversi tra loro, avevano bisogno di uno spazio da usare per esprimere le proprie passioni.
Le attività previste spaziavano in ambito musicale, artistico, motorio… e non solo.

La difficoltà si è manifestata nel momento in cui ci siamo resi conto che le persone interessate all’uso di questo spazio erano decisamente variegate. Avevano età, obiettivi e abitudini tra le quali risultava difficile trovare un denominatore comune.

Poteva trattarsi di mamme con neonati che arrivavano per i corsi di yoga. Oppure di anziani che volevano usufruire delle sale per le prove di canto e di danza o di rock band amanti dei concerti serali. Senza dimenticare le persone interessate ai laboratori radiofonici, alle attività per i disabili o al doposcuola
Un via vai che siamo riusciti ad armonizzare grazie ad un impianto domotico.

Come risolvere problemi pratici grazie alla domotica

La ristrutturazione in chiave domotica ha reso possibile l’apertura del Centro “ArKa” risolvendo il problema della proliferazione incontrollata dei duplicati delle chiavi.

La possibilità di equilibrare gli accessi al Centro è stata la conditio sine qua non sulla quale si è basata la possibilità di gestire e aprire al pubblico i locali di via Caselli.
Un’idea ambiziosa che, senza la domotica, sarebbe rimasta “nel cassetto” del Comune di Chieri e delle Associazioni coinvolte.

A livello economico si è trattato sicuramente di un investimento importante. Reso affrontabile grazie ad una collaborazione tra il Comune, le Associazioni del territorio e il nostro team di Progetta la Domotica. Avendo base a Chieri, vediamo nella valorizzazione del Bene Comune sul territorio, un grande pregio.
Sapere che è anche grazie a noi che il progetto è andato in porto ci riempie di orgoglio.

La domotica a supporto del Bene Comune

L’aula studio all’interno del Centro giovanile “ArKa”

Un mix tra volontariato, domotica e interesse per il Bene Comune ha fatto da filo conduttore del progetto. Inoltre ha liberato la comunità dall’onere di costringere una persona a prendersi la responsabilità di gestire l’apertura e la chiusura dei locali. Obiettivamente un solo volontario sarebbe rimasto schiacciato dall’impegno troppo gravoso.

Grazie alla progettazione domotica è stata data priorità a tecnologie che hanno reso possibile la gestione dello spazio di via Caselli.
La domotica si è messa al servizio delle persone e ha permesso ai vari responsabili delle attività di accedere ai locali senza le chiavi. Queste sono state sostituite da codici numerici da digitare su un tastierino posto accanto alla porta di ingresso.

Ogni codice è univoco e viene attivato per una determinata fascia oraria. Il responsabile del corso o dell’attività riceve il codice e lo usa al momento. Questo semplifica molto le cose e permette di contattare a colpo sicuro la persona il cui nome è associato a quel codice.

La progettazione domotica è pensata per mettere al centro le persone

Il progetto “ArKa” ci ha messo però di fronte all’impossibilità di imporre un solo meccanismo a tutti i possibili utenti. Troppi i soggetti coinvolti e grandi le differenze socio-culturali a caratterizzarli.

La soluzione è: progettare la domotica pensando di farle fare tutto il possibile grazie ad automatismi che non mettano in difficoltà le persone.
Alle persone coinvolte nell’uso del Centro “ArKa” si è deciso di chiedere una sola cosa: togliere e rimettere l’antifurto.

In questo caso “togliere e rimettere l’antifurto” è l’azione minima richiesta, da regolamento, ai vari attori coinvolti nelle attività del Centro.
Immettendo il codice si risponde a questa richiesta e, automaticamente, il sistema domotico attiverà le prese elettriche, il wi-fi e la luce di benvenuto all’ingresso.
Si semplifica, riducendo le azioni degli utenti e limitandone i possibili errori.

L’interfaccia con cui gli utenti possono personalizzare lo spazio è touch screen, con icone semplici e scritte ben visibili. Composta da tre pulsanti che gestiscono le luci del salone, del soppalco e del palco può essere usata da tutti con facilità.

Miglioramenti quotidiani che semplificano la vita delle persone

L’automazione delle attività del Centro “ArKa” ha permesso di ridurre il problema della formazione del personale. Non serve più istruire tutti sul funzionamento delle sale o sulle posizioni delle luci: basterà ricordare agli utenti responsabili di disattivare e riattivare l’antifurto.

Anche la gestione del calendario delle attività si è semplificata molto. Ogni tre mesi l’Associazione responsabile stila un calendario dei corsi e passa le informazioni a noi. La nostra squadra implementa l’orario nel sistema e si occupa del customer care.
Sì, è raro ma a volte può capitare che qualcuno sbagli a digitare il codice o si trovi in difficoltà. Il problema si risolve in pochi minuti: arriviamo in suo aiuto tramite una videochiamata in partenza dal device di gestione del sistema… et voilà!

L’ambiente influenza le persone. E viceversa!

Alla luce di questa esperienza di domotica applicata a grandi spazi in condivisione, abbiamo rilevato due risultati particolari, decisamente confortanti.

  • La conferma di quanto sia importante la progettazione. E di come riesca a mettere le persone e le loro attività al centro, adattandosi alle esigenze emergenti.
  • L’ambiente domotizzato è stato in grado di creare un fenomeno per cui i ragazzi appassionati di elettronica/domotica hanno iniziato a frequentare più assiduamente il Centro. Non solo perché si trovavano bene! Hanno approfittato di uno spazio fertile e adatto per studiare metodi di implementazione del sistema domotico creato da noi.

Progettare un ambiente adatto alle proprie necessità crea la possibilità di sfruttare quello stesso ambiente in modo diverso e personalizzato. In questo caso è di sprone per un gruppo di studenti dalla mente fresca e ricettiva agli stimoli dell’evoluzione tecnologica.

Ogni Architetto sa quanto l’ambiente possa esercitare un’azione determinante sulle persone che lo vivono. Questa potenzialità viene amplificata se si cura la progettazione dell’impianto domotico.

L’asso nella manica dell’Architetto interessato alla domotica è quello di farsi affiancare da un Ambient Intelligence Designer e da un System Integrator.
Il lavoro di squadra concorre a soddisfare il cliente, trasformandone la casa nell’abitazione ideale.

Il flyer che annunciò l’apertura del Centro giovanile

La domotica migliora l’esperienza utente negli alberghi

La building automation negli alberghi è un tipo di automazione abbastanza comune ormai da molti anni.
Scelta principalmente per migliorare il risparmio energetico e la gestione amministrativa delle strutture ricettive, aiuta a garantire un soggiorno piacevole all’utente.

Potresti già aver seguito dei lavori di ristrutturazione alberghiera, quindi avrai già affrontato con il tuo cliente le peculiarità di una struttura che deve gestire il pernottamento di più persone contemporaneamente. E che ha come missione la soddisfazione di tutti gli ospiti.

La building automation a servizio degli ospiti

È in reception che si fa un primo “assaggio” di quello che può fare la building automation: alla consegna delle chiavi viene abilitata la stanza, che si collega al nuovo ospite. Al check-out permetterà un rapido conteggio delle spese extra (mini-bar, canali televisivi a pagamento…) e tutto sarà rapido e preciso.

Arrivati in stanza si potrà prendere confidenza con le tapparelle automatizzate, con la luce che si accende al passaggio e con l’aria condizionata programmabile.
Tutte automazioni strettamente legate alla presenza e all’interazione dell’utente con l’ambiente che lo circonda.

Eppure si potrebbe fare molto di più. Lo sanno le grandi marche (Siemens, Control4, Hdl o Lutron) che hanno messo a punto soluzioni dedicate, spesso progettate a moduli, in grado di coprire tutte le esigenze di una stanza.

Chi più spende, meno spende!

Gli alberghi più piccoli stentano ancora ad offrire un servizio completamente gestito attraverso la building automation. I costi dei lavori per mettere tutto a regime, possono spaventare un po’, facendo rimandare i lavori di ammodernamento.
Ci teniamo però a consigliarti di affrontare, a inizio lavori, il discorso con il tuo cliente. Spesso i titolari di queste piccole strutture non fanno il calcolo di quanto possa incidere, in termini di spesa, la mancanza di automazioni pensate sulle esigenze del cliente.

L’aria condizionata che rimane attiva anche quando l’utente ha già lasciato la stanza è solo uno di quei servizi che può influire sulla bolletta. Stessa cosa quando l’ospite apre la finestra della stanza, ignorando che il condizionatore è acceso.
Sembrano esempi di poco conto. Per rendersi conto del danno, bisogna moltiplicarli per il numero di stanze. Senza dimenticare che, il problema è strettamente collegato alla presenza di personale che dovrà intervenire spegnendo il condizionatore o chiudendo la finestra.

La domotica è tua alleata nella progettazione dell’albergo

Per ottenere il maggior ritorno in termini economici e di prestigio è necessario pensare alla domotica come un’alleata. Grazie a lei si possono sperimentare soluzioni che mettano al centro l’esperienza utente.
In fase di progettazione si devono analizzare tutte le carte a disposizione. E fare le scelte che permettano un passo in più verso la soddisfazione dell’ospite.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario ragionare mettendosi nei panni di chi fruirà del servizio.
Di cosa potrebbe aver bisogno? Che cosa gli garantirebbe un soggiorno da favola? Come lo si potrebbe aiutare, dal momento che si trova in una città che non conosce e, forse, addirittura in uno Stato diverso da quello da cui proviene?

Uno dei modi che permettono al tuo cliente di prevedere i desideri dei suoi futuri ospiti è quello di partire dal concept della struttura ricettiva.
La domotica va progettata sulle caratteristiche che stanno alla base dell’offerta alberghiera.

La domotica in linea con il concept dell’albergo

Se, per esempio, stai lavorando alla creazione o alla ristrutturazione di un albergo Bio, con piscina e SPA potresti attingere a quel tipo di immaginario salutista.
Sarà quindi molto apprezzata la possibilità di svegliarsi grazie alla luce naturale. Questo plus lo si può raggiungere predisponendo le tapparelle o le tende in modo che si aprano al sorgere del sole. Ma si può anche dare la possibilità di iniziare la giornata con musica soft o con tutto quello che rappresenta e rafforza il concept della struttura.

E se fossi chiamato a progettare la ristrutturazione o la creazione di un albergo situato nel centro di una grande città turistica? Potrebbe essere una proposta interessante il collegamento tra la smart tv e i sistemi di prenotazione di eventi, nelle zone limitrofe.
Grazie alla domotica basterà un click per prenotare la cena nel ristorante più vicino all’albergo, un posto in prima fila a teatro o una visita guidata al museo più famoso della zona.

Come abbiamo già detto in altre occasioni la progettazione domotica è un servizio da anteporre alla realizzazione degli impianti.
Qualsiasi tipo di attività trarrà grande beneficio dalla stesura di un progetto in fase iniziale. Questo permetterà a te, Architetto, e alle altre figure professionali coinvolte, di creare del valore per il tuo cliente e per il suo hotel.

La domotica progettata sul concept dell’albergo risponde ai desideri dell’utente

Eliminare le chiavi. Come cambia l’accesso ai bed & breakfast con la domotica

Come Architetto ti sarà capitato di occuparti della ristrutturazione di bed & breakfast o appartamenti adibiti al soggiorno temporaneo di ospiti.

La tecnologia domotica può migliorare la gestione dell’accoglienza degli ospiti, facilitando il lavoro del tuo cliente.
Un progetto domotico mirato a cogliere le sue esigenze, può aiutarlo ad eliminare le chiavi e il relativo passaggio di mano in mano all’arrivo e alla partenza degli ospiti, a favore di sistemi digitalizzati.

La domotica si è già rivelata utile per migliorare la gestione degli accessi in alberghi e grandi strutture.
Può dimostrarsi risolutiva anche per chi si occupa di micro hospitality. Questa è la definizione per quella forma di accoglienza di cui gli utenti possono beneficiare usando servizi come Airbnb o Booking.com.

Soluzioni integrate nei marketplace che gestiscono case e appartamenti

Molte soluzioni sono integrate nell’interfaccia del marketplace al quale si appoggia il tuo cliente, che può ridurre i suoi interventi nell’accoglienza e nell’interazione con i propri ospiti. Non è più imprescindibile che l’accoglienza venga effettuata vis-a-vis per adempiere alla consegna delle chiavi.
Se da un lato questo rende più autonomi gli ospiti, non è detto che sia una soluzione adatta a tutti gli host.

Il nostro consiglio è quello di impostare i lavori partendo da un confronto sincero e diretto con il tuo committente.
Se da un lato può desiderare un minor coinvolgimento nelle pratiche di accoglienza degli ospiti, è bene ragionare insieme sui rischi di una eccessiva spersonalizzazione del servizio. A fronte di una maggior praticità e sicurezza, potrebbe registrarsi una riduzione della qualità del customer care.

I marketplace ci stanno abituando alle recensioni e alla condivisione di commenti e opinioni. Molti proprietari di b&b non se la sentono di rinunciare al piacere di accogliere i propri ospiti mostrandosi attenti, disponibili e facendosi messaggeri di consigli e raccomandazioni. Che poi sia per passione, per puro spirito di condivisione o “per una stellina in più”, chi può dirlo? 🙂

Se un’attenta analisi dei pro e dei contro vi fa propendere sull’introduzione di sistemi per snellire la fase di accoglienza degli ospiti, ecco cosa si può trovare sul mercato domotico.

Soluzioni per abbandonare le chiavi e gestire gli accessi in modo smart

Per gli host che desiderano automatizzare in sicurezza l’accesso dei clienti nelle proprie strutture ricettive, quali soluzioni sono disponibili?

Elettroserrature intelligenti per accogliere i clienti nel tuo b&b

Le elettroserrature in commercio sostituiscono il classico nottolino e permettono di abbandonare le classiche chiavi. La porta si aprirà attraverso un tastierino numerico posizionato in prossimità della serratura. La composizione, sul tastierino, di un codice univoco a tempo determinato, garantirà agli ospiti l’apertura e l’accesso nell’abitazione.

Tra i prodotti più diffusi la scelta può ricadere su componenti marchiati Yale, Kiwikset o Remotelook.
Alcuni di questi prodotti offrono integrazione con Airbnb e altri servizi di booking. Il tuo cliente non dovrà essere presente all’arrivo degli ospiti perché il codice verrà generato automaticamente tramite una App e potrà essere inviato a qualsiasi ora.

Questo tipo di serratuta va installato su porte adatte. Sembra una banalità ma spesso ci si può trovare davanti a serramenti pensati per il mercato estero. Ciò che è stato pensato per abitazioni americane non sempre si adatta al mercato europeo.

Chiave motorizzata per semplificare l’accesso ai tuoi ospiti

Un altro esempio di smart lock esterna è la chiave motorizzata. Tra le più conosciute in Italia, troviamo Nuki che si può integrare con Apple HomeKit, Amazon Alexa, Google Assistant e supporta gli host Airbnb.
Questa tipologia di soluzione si installa facilmente, montandola sul cilindro e sulla chiave esistenti. La chiave rimane fissa nella serratura e si muoverà, facendo scattare la serratura, a seguito dell’inserimento di un codice.
Si tratta di una soluzione dal risultato professionale anche se installata in regime di “fai-da-te”.
Di contro, però si può rivelare una scelta di compromesso. Pur usando sempre una App e un codice, potrebbe dimostrarsi meno affidabile di altre soluzioni poiché la chiave potrebbe rompersi o rimanere incastrata a causa di un malfunzionamento del motore meccanico.

Relay remotizzato per eliminare il mazzo di chiavi

Un’altra soluzione smart disponibile è quella basata sui relay remotizzati. Consigliata soprattutto per gestire l’accesso al portone principale dell’edificio. Può togliere o mettere corrente, permettendo così la simulazione della pressione per l’aperura del portone e attivando il conseguente accesso.

Un ottimo esempio è quello del servizio fornito da Chiavistello.it
Come da descrizione sul loro sito, si scopre che:

“per installare la centralina Chiavistello, ove necessario, dovrai implementare l’impianto elettrico per connetterlo alle aperture elettromeccaniche. Per quanto riguada la serratura della porta di accesso vi sono varie opzioni: se hai già una serratura elettrificata dovrai semplicemente farla collegare; se, come nella maggioranza dei casi, hai una normale serratura meccanica, potrai farla sostituire o affiancare da una adeguata”.

Si tratta di una soluzione cloud per il controllo di contatti classici da collegare ad elettroserrature o citofoni condominiali.
Basterà aggiungere un reley che spegne le utenze e le luci direttamente nel quadro. Non necessita di installazione di tastierini o altre modifiche esterne. Il proprietario genera un accesso e il cliente riceve una email o un messaggio per attivare gli ingressi.

Serrature keyless per permettere l’apertura di b&b e case vacanza senza chiavi

Le soluzioni keyless permettono di usare il bluetooth del cellulare per aprire le porte.
Installando una App si trasforma il cellulare in una chiave contactless che, avvicinando l’apparecchio alla porta, la apre in un attimo. La controindicazione è che si tratta di un sistema legato alla presenza di uno smartphone e, soprattutto, ad un determinato tipo di device. Rientra così nelle soluzioni più difficili da applicare perché considerate un po’ lussuose rispetto alla norma.

Soluzioni smart che non necessitano della rete Internet

Come abbiamo già detto parlando della connessione Internet negli impianti domotici, la rete è importante, ma non imprescindibile.
Le opzioni per eliminare le chiavi, sin qui elencate, hanno bisogno che il sistema sia connesso in qualche modo alla rete Internet. Esistono anche soluzioni in grado di controllare gli accessi senza che le serrature siano connesse. Il loro funzionamento si basa sul fatto che il codice stesso contiene le informazioni di validità dello stesso e le tastiere possono verificarne la validà autonomamente.

EKeyless è un sistema che permette la creazione di codici che aprono più porte strutturando percorsi ideali. Un esempio potrebbe essere: “Apri il portone, poi il cancello interno e infine la porta dell’appartamento con lo stesso codice“.
A questo servizio è anche possibile aggiungere un reley che stacchi le utenze.
A completamento di una buona esperienza utente, per i clienti del bed & breakfast, gli orari di check-in e check-out possono essere fissati e impostati manualmente sul dispositivo.
Le chiavi di apertura si comprano in pacchetti, come fossero gift card, e regolano gli accessi in maniera sicura e univoca.

La soluzione migliore è mettere sempre l’utente al centro

Alcuni prodotti, utili per eliminare le chiavi e rendere smart la gestione degli accessi potrebbero essere smart e all’avanguardia ma non adatti alla creazione di utenti guest. Questo significa che, esistono soluzioni che, per funzionare correttamente, necessitano dell’installazione di un account con credenziali uniche. Sono più adatte ad un uso familiare/personale ma non sono la scelta ideale per un b&b o per una struttura aperta al pubblico.

Bisogna tenerne conto in fase di progettazione e ricordarsi di adattare il contesto alle esigenze degli utenti.
Quando si ragiona sull’applicazione di un determinato sistema all’interno di un ambiente, ci si deve preoccupare della sua compatibilità con gli usi e le abitudini di chi lo utilizzerà.

Con la domotica puoi eliminare le chiavi e rendere smart l'accesso al tuo b&b
Con la domotica puoi eliminare le chiavi e rendere smart l’accesso al tuo b&b

5 motivi per cui l’uso della domotica può modificare il progetto iniziale

La domotica introduce nuove esigenze di spazio e consumi che possono portare a modificare il progetto iniziale.
Non si può più procedere con l’approccio tradizionale che prevede, solitamente in questo ordine, la stesura dei calcoli:

  • riguardanti la struttura architettonica,
  • energetici,
  • illuminotecnici
  • domotici.

L’impianto domotico permette di muoversi trasversalmente, all’interno dello spazio abitativo, rispondendo alle esigenze del cliente.

Non facendo capo ad un input locale on/off, non sempre ad un’azione corrisponderà un pulsante o un interruttore. Nascono così nuove opzioni che impattano su spazi e consumi.

La domotica necessita perciò di spazi “fisici” adatti per dare vita ad ambienti intelligenti e interattivi.
Potrebbe servire una zona dedicata, fresca ma non umida, ricavata in un punto poco esposto della casa, in cui posizionare tutta la centralina operativa della casa domotica.

In fase di implementazione sarebbe meglio sapere quanto scalderà il Rack per poter, eventualmente, predisporre un sistema di raffrescamento.
L’armadio Rack è un sistema standard d’installazione fisica di componenti hardware a scaffale, che potrebbe far variare la temperatura della stanza in cui è allocato.

Non si può sottovalutare questo aspetto perché se non si sceglie uno spazio adatto, lo si dovrà approntare comunque, all’ultimo minuto, andando a modificare il progetto iniziale. L’ipotesi di sistemare il nucleo centrale dell’impianto domotico in cantina è una pessima idea: troppa umidità che rischierebbe di mettere a repentaglio le funzionalità della casa smart.

Armadio Rack dello studio di Progetta la Domotica
Armadio Rack dello studio di Progetta la Domotica

1. E il cavetto dove lo metto?

Il sistema di riscaldamento al pavimento è una di quelle tecnologie che mal si concilia con le necessità installative della domotica. Può risultare utile attraversare le stanze da parte a parte con i cavi ma può anche capitare di non poterlo fare, perché impossibilitati a passare i cavi nel pavimento.

Se si progetta accuratamente in fase iniziale, si può scegliere di usare strade alternative o alzare il pavimento in modo da garantire spazio per i tubi elettrici.
Questo per non rischiare di dover condividere il poco spazio presente, con i tubi e i cavi del sistema di riscaldamento.

Ma non si dovrà rinunciare alla comodità del riscaldamento senza termosifoni… basterà, piuttosto, avere ben chiaro cosa si sta progettando, sin dall’inizio dei lavori.

Lo stesso inconveniente potrebbe verificarsi se si decidesse di mettere tutto al soffitto. La mancanza di spazio inviterebbe a soluzioni alternative come, per esempio, contro-soffitti oppure, ancora meglio, cablature wireless. Queste ultime, sicuramente eleganti e poco invasive, mal si accordano però con la posizione della centralina sotto terra.

Questi sono due esempi che non devono fare da deterrente assoluto ma piuttosto, possono essere stimoli per porre la giusta attenzione in fase di progettazione domotica, per prevedere un cambiamento nella ripartizione architettonica degli spazi.

2. La domotica aiuta a recuperare spazi inutilizzati

A volte in casa può capitare che ci sia quella stanza un po’ bistrattata, troppo fredda in inverno e soffocante in estate in cui nessuno vuole stare e, per forza di cose, diventa un po’ la stanza magazzino, mal utilizzata e piena di cose che non si sa dove mettere.

La buona notizia è che una buona progettazione domotica aiuta a recuperare questi tipi di spazi. Basterà permettere al sistema di regolare la temperatura e la luminosità nel modo migliore.

3. Modificare il progetto per far evolvere la domotica

Il cliente che opta per un impianto domotico nella propria abitazione deve sapere che potrà implementare la tecnologia a sua disposizione. Una casa smart seguirà le novità e gli aggiornamenti che renderanno la propria centralina sempre più moderna e adatta a supportare le esigenze di tutti i componenti della famiglia.

Per raggiungere questo obiettivo è importante progettare gli spazi per espandersi e rinnovarsi. Si potrà recuperare un po’ di spazio su ogni piano per nascondere cavi e nuove apparecchiature. E sarà importante puntare a mantenere sempre raggiungibili gli apparati di rete e tutte le apparecchiature che necessitano di manutenzione costante.

4. Interagire con l’ambiente in modo nuovo grazie alla domotica

La casa domotica è un concentrato di alta tecnologia ma l’utente non è tenuto a sapere “cosa c’è dietro”. Per lui le cose devono funzionare nel modo più lineare ed intuitivo.
Va da sé che alcune abitudini si modificheranno ma la cosa importante è che apporteranno migliorie alla quotidianità della famiglia.

A livello estetico si percepiranno cambiamenti: potranno sparire interruttori fino a quel momento sotto-utilizzati o ne verranno aggiunti dove non erano previsti (ad esempio si potrebbero introdurre access point anche in cantina). Oppure si renderà necessario nascondere l’antenna della smart tv, senza perdere in qualità ricezione.

Anche i sensori dell’antifurto potrebbero essere parzialmente occultati, in modo da renderli sì meno esposti ma senza mettere a rischio la sicurezza della casa.

Le abitudini cambiano a favore di una nuova costruzione dell’intelligenza che vada incontro alle esigenze delle persone. Così di notte, per accompagnare l’utente senza accecarlo, nel corridoio si accenderanno luci di cortesia e non la solita illuminazione a pieno regime.

5. La rete Internet per il tuo sistema domotico

Nonostante sia già stato detto che un buon progetto domotico dovrebbe essere indipendente dalla rete Internet e dagli operatori che forniscono la connessione, è innegabile che molte funzionalità high tech siano proprio strettamente collegate a Internet.

La questione della rete va ben ragionata in fase progettuale per evitare di modificare il progetto ad un passo dal traguardo.
Non si tratta più di un elemento accessorio quindi è bene non accontentarsi di ciò che viene generalmente offerto dalla compagnia telefonica X. C’è comunque da dire che, attualmente, una con collegamenti mediamente veloci potrebbe già rispondere in modo esaustivo ad alcune delle necessità di una casa domotica.

In un progetto corposo come quello che muove una casa intelligente sono, senza dubbio, necessari più cavi, più tubi e, di conseguenza spazi maggiori.

Tutta l’infrastruttura di rete che permette di attivare l’intera dimora domotica diventa così il secondo scheletro dell’abitazione, dopo quello elettrico.

Si rende necessario valutare il posizionamento degli access point in base alla permeabilità elettromagnetica, e prendere in considerazione la possibilità di modificare il progetto.
Si potranno aggiungere nuove prese di rete (per esempio in cucina) o anche predisporre un gruppo continuo che, in caso di guasti, mantenga la rete connessa 10 minuti in più. Il tempo utile per organizzarsi e per gestire eventuali problemi.

Questi esempi non devono spaventare ma piuttosto far capire cosa si celi dietro ad un progetto domotico eseguito con le giuste attenzioni. Sarà compito dell’Ambient Intelligence Designer, valutare tutte le opzioni per fare dell’abitazione del tuo cliente, la casa dei suoi sogni.

La domotica introduce nuove esigenze che possono portare a modificare il progetto iniziale

Come raccogliere le esigenze del cliente

La domotica ci permette di mettere al centro le esigenze del cliente e di costruire i comportamenti che l’ambiente dovrà adottare in funzione dei suoi utenti.

Il grosso passo avanti è dato dal fatto che non si è più legati alle funzionalità fornite dai produttori ma si è liberi di creare, adattare e proporre soluzioni nuove.

La forza della domotica è proprio questa sua capacità di combinare tra loro elementi più o meno noti, dando vita a soluzioni inaspettate.

Choice overload: troppe possibilità bloccano la scelta

È scientificamente provato che trovandosi di fronte ad un ventaglio troppo ampio di possibilità, si è incapaci di scegliere a causa del “sovraccarico da eccesso di opzioni disponibili”.

Questo è ciò che può capitare all’utente lasciato da solo a decidere cosa dovrà fare la sua nuova casa con impianto domotico.
Vorrà farle fare… tutto! Ma “tutto” cosa significa? E soprattutto, questo “tutto”, potrà essergli utile? O rischia di metterlo nella scomoda posizione di chi si trovi a pagare per qualcosa che non userà mai?

La cosa migliore è non lasciare solo il cliente ma guidarlo, durante i primi colloqui, per far emergere esigenze e abitudini. In fin dei conti lui è l’unico a conoscere i propri gusti e aspettative.
Ha bisogno che qualcuno raccolga, in maniera acritica, il racconto delle sue giornate, i sogni, i desideri e la visione a lungo termine della sua famiglia in quella che sta per diventare la casa dei loro sogni.

Mettere nero su bianco tutte le esigenze del cliente

La raccolta delle informazioni deve essere seguita dalla stesura di un documento in cui si metterà tutto “nero su bianco”.
Questa fase dei lavori è importante per due motivi:

  • servirà al cliente per ritrovare su carta tutte le richieste fatte in fase iniziale;
  • servirà al System Integrator per avere, in un unico elenco, tutti gli elementi sui quali basare la programmazione della casa domotica.

Si deve mettere in conto che, tra la chiacchierata iniziale con il cliente e il momento in cui egli potrà realmente abitare nella sua nuova casa, potrebbero passare anche più di 6 mesi.
“Scripta manent” sarà di aiuto nel caso di discussioni a base di: “Lo davo per scontato…” “Ma io mi ricordavo di averti detto più luminoso / più caldo / quando è buio… / più basso…”

Mettere per iscritto come si comporterà la casa è il punto da cui partire per capire se il cliente e il progettista sono “allineati”.
In questi casi è meglio risultare puntuali e tenere traccia di ogni variazione, piuttosto che abbandonarsi alla comodità di lasciare qualcosa sul vago, di cui ci si potrà pentire.

A fine chiacchierata si deve verificare che sia tutto chiaro e che quello che il cliente si immagina sia realmente quello che gli si potrà dare.
Il rischio di avere il cliente scontento dopo tanto lavoro è più alto della necessità di soffermarsi a redigere un documento molto preciso.

50 sfumature di richieste… possibili

Ognuno ha la propria sensibilità e poche altre cose si mettono al servizio del cliente come la domotica. Il suo fine è quello di assecondare tutte le necessità dell’utente, mettendosi a sua disposizione.

La casa potrà rispondere in maniera diversa alle esigenze del cliente. Se si tratta di un appassionato di tecnologia sarà ben felice di interagire con pulsanti e device di ultima generazione.
Se, al contrario, non è interessato a sapere come è strutturata la programmazione domotica, preferirà godere solo del suo impatto sulla sua vita di tutti i giorni.
E per chi è molto ansioso e ha il terrore di lasciare la casa incustodita? Sarà una manna sapere di poter contare su un sistema domotico in grado di attivare la “simulazione di presenza”.

Quando si parla di casa “realizzata su misura” non si esagera poiché ad avvenimenti banali come potrebbe essere l’accensione di una luce, possono corrispondere infinite sfaccettature che si adatteranno, appunto, alle esigenze dei propri utenti.

Se lo scopo è quello di non rimanere al buio verso fine giornata, è anche vero che ci sono diverse opzioni per ottenere il risultato:
– la temporizzazione (da settare ogni mese spostando un po’ più in là l’orario di accensione);
– il calendario astronomico che fa accendere le luci all’alba e al tramonto;
– il crepuscolare che permette l’attivazione automatica di un circuito di illuminazione al calare della luce naturale;
– accendersi la luce da soli. 🙂

Oppure ci si può affidare alla casa che risponderà ai bisogni dei propri inquilini, prevedendo le loro necessità.

La casa domotica mette al centro il cliente

In una casa domotica si può trasformare in realtà quella che, nell’esempio di cui sopra, è la vera esigenza del cliente: avere luce se la quantità di illuminazione naturale è inferiore ad una certa soglia.
Oppure avere le luci accese solo quando c’è qualcuno in casa. O averne alcune accese in qualche stanza e altre lungo il vialetto in giardino, gestite attraverso un temporizzatore.

La cosa fondamentale è che questo tipo di abitudini e di bisogni legati al quotidiano, emergano al più presto e, possibilmente, dopo un’attenta chiacchierata con tutti i componenti della famiglia.
Se ci sono degli animali in casa, per esempio, si dovrà trovare una soluzione che tenga conto anche della loro presenza.

Raggruppa in situazioni-tipo gli avvenimenti quotidiani

La casa domotica sa molto dei suoi utenti e, se ben programmata, farà in modo di essere sempre un aiuto su cui contare.
Google Nest “prova a entrare nelle nostre case” dal momento che è in grado di tracciare la posizione del telefono dei propri utenti e riconosce se in casa c’è qualcuno o se sono già usciti tutti. Se la casa risulta vuota, una delle cose che potrebbe fare, è abbassare di un paio di gradi il riscaldamento.

Le tende che si muovono seguendo la luce naturale o le tapparelle che si abbassano quando il sensore indica che in casa c’è troppa luce possono essere fonte di grande gioia e orgoglio in utenti particolarmente tecnologici. Quel tipo di cliente che può spingersi anche a richiedere comportamenti asimmetrici delle tapparelle, desiderando che si abbassino solo quelle sulle quali batte il sole.

Per andare incontro a tutti quelli che hanno deciso che la casa domotica sarà per loro un’amica fidata, si possono raggruppare le abitudini in situazioni-tipo che rispondano a domande come:

  • cosa fa la casa quando non c’è nessuno?
    Abbassa la temperatura;
    spegne tutte le luci lasciando accese quella di cortesia nello studio e quelle del portico;
    innaffia i fiori;
    installa il perimetrale;
    stacca il volumetrico se il cane è in casa, ecc.
  • Come si comporta l’abitazione nel week-end?
    Stacca la sveglia;
    imposta la musica per il risveglio;
    fa partire la lavatrice;
    scollega il sistema di irrigazione perché il padrone di casa ha l’hobby del giardinaggio, ecc.
  • Se qualcuno è malato la casa si prende cura del paziente?
    Alza un po’ la temperatura;
    stacca la sveglia;
    dirotta le chiamate in entrata verso la segreteria telefonica, ecc.

Il futuro è vicino con la domotica

Durante queste sessioni di analisi dei comportamenti e dei desideri della famiglia possono emergere dubbi e domande che riguardano il futuro.
Cosa succederà quando ci saranno genitori anziani a cui badare o i figli, che ora sono piccoli, se ne andranno o al contrario resteranno chiedendo, al contempo, maggiore privacy?

Ci sono domande a cui sembra impossibile poter rispondere adesso ma con il supporto di un buon progettista domotico si può provare a fare un pensiero più sul lungo periodo.

Potrebbe costare meno predisporre in anticipo le stanze per future soluzioni adatte agli anziani. Oppure pensare che in futuro, come i vinili tanto cari alla mamma, anche l’account Spotify dei figli potrebbe non esistere più e quindi è meglio scegliere un impianto progettato con l’idea di poter essere espandibile e aggiornabile in futuro.

Le variabili possono essere infinite e spetta all’esperieza dei professionisti riuscire a guidare gli utenti attraverso il labirinto di possibilità date da una raffinata progettazione domotica.

Durante i primi incontri è bene che emergano le esigenze del cliente

Altre cose che può fare la domotica

La curiosità sul tema domotica è tanta. E noi siamo qui anche per svelarti che non tutte “Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”, come sosteneva invece lo scrittore George Bernard Shaw.
Avere un sistema domotico è una scelta che possiamo mettere tra “le cose belle della vita” e siamo pronti a svelare altre applicazioni della domotica all’abitazione del tuo cliente, oltre a quelle elencate in questo post.

La casa domotica si adatta alla presenza dell’utente

Aprendo la porta dell’abitazione con un codice personale, la casa si adatta alla presenza di una determinata persona.
Questo significa che farà in modo di accoglierla ricordandosi i settaggi a lei associati.
Potrà variare quindi il grado di illuminazione, raggiungendo l’intensità di suo gusto. Oppure farà partire la “sua” musica, aggiustandone il volume in modo a lei piacevole.

Se i primi a rientrare in casa sono i figli, il sistema (su richiesta dei genitori, ovviamente) potrebbe impedire l’accesso ad Internet o alla console prediletta. O permetterà di scegliere solo tra alcuni canali della smart tv.

Se invece è il nonno anziano a rientrare a casa, la casa domotica saprà che deve accendergli le luci al 100% di intensità, senza dimenticare le luci di cortesia nel corridoio.
Inoltre potrebbe attivare, appositamente per lui, il montascale o l’ascensore in modo da farglielo trovare sempre al piano in cui si trova lui.

Il sistema domotico monitora i consumi e segnala i malfunzionamenti

Anche gli elementi che compongono un’abitazione domotica necessitano di manutenzione ma la cosa sorprendente è che sarà il sistema ad avvisare quando sta per subentrare un piccolo guasto o malfunzionamento.

Le lampadine più comuni, per esempio, sono certificate per 10.000 ore di attività. Il sistema, a 9.000 ore, è in grado di segnalare che… “si è quasi agli sgoccioli”. Questo permetterà di organizzarsi per un giro di manutenzione.

Questi pre-allarmi possono essere utili per non farsi cogliere impreparati ma anche per decidere di:

  • anticipare il cambio della lampadina se si sa di doversi assentare per molto tempo, lasciando a casa i genitori anziani;
  • contattare il fornitore di fiducia che riuscirà a reperire quel tipo di lampadina (un po’ particolare), che non si trova nel negozietto all’angolo.

Come vengono ripartiti i consumi?

Il sistema domotico è in grado anche di capire come vengono ripartiti i consumi nelle varie zone di casa.
Mantenendo come filo conduttore l’esempio della lampadina, si potrà ricevere un feedback dal sistema riguardo al suo uso&consumo.

Potrebbe segnalare come, quella del salotto, sia una delle fonti di illuminazione che rimane accesa per più ore. E suggerire quindi, di dotarsi di una faretto garantito per 20.000 ore di utilizzo.
Oppure si potrà ricevere come consiglio quello di cambiare la lampadina del garage, che stando accesa per pochi minuti, è un po’ sottosfruttata.

Queste doti di “preveggenza” dell’impianto domotico possono essere assimilate (in una versione molto più basic) a quelle dell’auto che segnala con la spia rossa che è ora di far benzina. Salvo poi rassicurare il guidatore, sulla possibilità di percorrere ancora 100 Km.
L’ideale sarebbe che, in autostrada, segnalasse: “Fai benzina adesso, che tra 2 minuti ti faccio lampeggiare la spia ma il prossimo distributore lo trovi fra 200 km. Poi ti tocca spingere ma non dire che non ti avevo avvisato.”

La casa domotica fa questo e altro, completando il quadro: “Cambia la lampadina adesso che tra una settimana mi spegnerò, ma tu sarai alle Maldive. I tuoi genitori anziani non sono proprio in grado di cambiare quel faretto incastonato nel contro-soffitto.”

Come scoprire guasti e malfunzionamenti?

Purtroppo anche in un moderno appartamento domotico gli elettrodomestici si usurano e possono smettere di funzionare.
La cosa positiva è che non si rischia di dover buttare via centinaia di Euro sotto forma di alimenti stipati nel congelatore “giù in cantina” che ha smesso di funzionare nottetempo, senza dare alcun segnale ai proprietari.

Il sistema domotico è capace di informare che, pur avendo “dato corrente” a tutti gli elettrodomestici di casa, il congelatore non risponde. E lo può fare anche se non si tratta di un elettrodomestico moderno e smart.
Un ottimo aiuto per scoprire rapidamente se c’è qualcosa che non va e non rischiare di trovarsi con un elettrodomestico fondamentale, guasto. Magari di venerdì sera.

La casa domotica coccola l’utente malato

Può capitare di rientrare a casa con un po’ di brividi e di accorgersi che l’influenza sia dietro l’angolo.
Questo tipo di situazione occasionale fa rivedere un po’ le abitudini e le preferenze di chi è stato colpito dal malanno di stagione.

Basterà cliccare sul device, tramite il quale l’utente comunica con la sua casa, e settare l’opzione “malattia”. La casa domotica, quella che erroneamente si immagina sempre come un’entità astratta e fredda, accoglierà il “paziente” coccolandolo e prendendosene cura.

  • Le luci abbasserano la propria intensità per non infastidire gli occhi più sensibili;
  • la sveglia verrà posticipata o staccata perché il medico ha prescritto qualche giorno di riposo a casa;
  • la musica rock che dà la carica ogni mattina verrà sostituita da quella classica;
  • la temperatura di casa si alzerà di qualche grado per assecondare quel desiderio di tepore imposto dai brividi della febbre.

La casa domotica è guidata dal contesto applicativo dell’utente e ha bisogno di essere programmata per poter andare incontro alle sue esigenze. Ogni occasione particolare può avere il proprio settaggio ed essere “richiamata” al bisogno.

Se ti abbiamo incuriosito e vuoi sentire cosa può fare la domotica per la casa del tuo cliente, contattaci per una chiacchierata!

Scopri insieme a noi cosa può fare la domotica per il tuo cliente
Scopri insieme a noi cosa può fare la domotica per il tuo cliente

Cosa può fare la domotica?

Ok la domotica. Tutti ne parlano ma, quando è il tuo cliente a citarla, ritenendo che nel 2019 non se ne possa proprio più fare a meno – come gli ha detto suo cugino – tu, Architetto, sai come indirizzarlo nel modo giusto?
Oppure, se lui non osa prenderla in considerazione per paura dei costi, tu sai quali funzionalità proporre per rimanere nel budget e dare risposta alla classica domanda: “Cosa può fare la domotica?”

Vediamo 3 esempi, ma altre idee le trovi in questo post, che ci permettono di fare chiarezza nella confusione che si crea ogni volta che vengono citati termini come domotica, smart home o building automation.

Se c’è il temporale le prese elettriche si staccano da sole

Con queste estati dal tempo atmosferico variabile, capita di essere colti da un temporale quasi quotidianamente.
Il primo pensiero, in caso di fulmini va sempre alle prese di corrente e all’antenna della televisione: meglio scollegare tutto per evitare sovraccarichi elettrici e lesioni agli elettrodomestici!

Quando un fulmine colpisce un’antenna, le può iniettare tanta corrente elettrica da procurare uno sbalzo di tensione talmente alto da compromettere gli apparecchi domestici.

Una casa domotica può occuparsi in autonomia di staccare e ricollegare i carichi elettrici, in caso di presenza di fulmini.
Il System Integrator, seguendo le istruzioni del progettista domotico, può chiedere all’abitazione di consultare servizi meteo online in caso di annuvolamenti o può installarle dei dispositivi di rilevamento dei fulmini.

La casa progettata ad hoc sarà in grado di percepire l’arrivo del temporale e si attiverà – mettendosi in modalità protezione – per staccare tutti gli elettrodomestici di casa o per scollegarne solo alcuni in determinate zone più a rischio.
In caso di apparecchi che sarebbe meglio rimanessero collegati sempre (frigoriferi, congelatori…) il sistema può decidere di riattivarli quando il rischio scongelamento si fa più pressante di quello legato alla presenza dei fulmini.

Si chiudono le tapparelle per preservare il fresco

Il sistema domotico può usare le previsioni meteorologiche online anche per prepararsi all’arrivo del caldo e abbassare di conseguenza le tapparelle nelle ore più calde.
Questo aiuta a ridurre l’entrata dei raggi solari facilitando il lavoro dei sistemi di raffrescamento.

Le stanze dell’abitazione esposte di prima mattina e est o nelle ore più calde a ovest, in estate potrebbero surriscaldarsi e costringere il condizionatore ad un’attività più intensa. Un surplus di lavoro, teso al raggiungimento della temperatura ideale per l’utente, che però si traduce in un consumo e una spesa maggiori.

Per ovviare a questa problematica la smart home abbasserà le tapparelle per mantenere il fresco e aiutare il sistema di raffrescamento.

Si regolano i consumi con pannelli solari e uso degli elettrodomestici

L’uso dei pannelli solari permette di far funzionare gli apparecchi di casa grazie all’energia prodotta dal sole.
Una parte di questa energia la si può “conservare” per usarla nei momenti di brutto tempo. Un’altra parte dell’energia prodotta la si vende al gestore elettrico con cui si è stipulato il contratto.

Ma cosa si può fare con i pannelli solari, integrati alla domotica, per rendere una casa realmente intelligente?
Si può pianificare l’avvio degli elettrodomestici per sfruttare al meglio la corrente in eccesso prodotta.

Innanzitutto si deve permettere alla casa di collegarsi ad una App di meteo online per visionare le previsioni per il giorno successivo.
Se risulta esserci una giornata con pieno sole si verrà avvisati, con un messaggio sul device con il quale si interagisce con l’abitazione, di preparare la lavatrice la sera perché, probabilmente nell’arco della mattina seguente ci sarà energia da sfruttare.

Il sistema farà così partire la lavatrice (ma anche la lavastoviglie o i robottini per pulire il pavimento) in un momento in cui, anche se in casa non c’è nessuno, il sole permette di produrre e usare più energia.

Queste sono solo alcune delle potenzialità della domotica. E non stiamo parlando di applicazioni di super-lusso. Sono cose che potrebbero essere realizzate in molti appartamenti di ultima generazione.

Purtroppo a volte ci sono le predisposizioni tecniche nelle abitazioni ma manca l’esperienza per attivare i sistemi più all’avanguardia. In questi casi si sotto-sfruttano le potenzialità di una casa domotica che, invece, potrebbe dare tante soddisfazioni al proprietario dell’immobile.

Il tuo cliente non sa cosa può fare la domotica? Raccontaglielo tu!
Il tuo cliente non sa cosa può fare la domotica? Raccontaglielo tu!

Il progetto domotico non sostituisce il progetto elettrico. Lo integra!

Il progetto domotico è diverso dal progetto elettrico. E servono entrambi.
Assodato questo, bisogna mettere in conto che per raggiungere l’obiettivo del tuo cliente, cioè la casa che gli farà dire: “Che meraviglia!” bisognerà prevedere, nel team, la presenza di un Progettista Elettrico e di un Progettista Domotico.

Dopo lunghe chiacchierate con il cliente l’Architetto ha pensato agli spazi, alla divisione in stanze e ha razionalizzato su carta gli aspetti energetici della casa.
È il momento di pensare anche all’impiantistica idraulica ed elettrica. E se ne occuperanno professionisti esperti di quel settore.

Oltre agli aspetti strutturali strettamente legati al proprio ambito di azione, i progettisti si trovano ad affrontare una serie di problemi tecnici e legislativi, che sono il loro “pane quotidiano“. Quindi non gli si richiede solo capacità a livello tecnico ma anche doti da problem solver per questioni burocratiche.
In campo elettrico solitamente operano Ingegneri che conoscono le normative e che firmano i progetti.

Il progetto domotico

Il progetto domotico risponde alla domanda: “Cosa fa la casa?”.
Mette nero su bianco richieste astratte che verranno concretizzate dal System Integrator.
Si può trattare, per esempio, del desiderio di far accendere le luci in salotto per 30 secondi al 100%, per poi abbassarle all’80% oppure della necessità di riconoscere chi, tra i componenti della famiglia, abbia appena varcato la porta di casa.

Il sistema elettrico dovrà necessariamente comunicare con quello domotico. In caso contrario, semplicemente, non succederà quello che ci si era posti come obiettivo e, soprattutto, quello che desiderano i proprietari dell’abitazione.

Il Progettista Domotico

Il Progettista Domotico (che a noi piace definire Ambient Intelligence Designer) ha un ruolo simile a quello degli sviluppatori software. Si occupa, più che della messa in opera degli impianti, di quello che permette loro di attivarsi.
Chi lavora sul software si occupa di capire cosa farà il sistema, così chi lavora ad un progetto domotico immagina l’esperienza ideale per l’utente.

Per svolgere il suo lavoro serve una formazione diversa da quella che possiede il progettista elettrico: si tratta di una professione nuova che si occupa degli aspetti funzionali e si integra con il lavoro del progettista elettrico e con il progetto architetturale.

Il Progettista Domotico decide cosa fa la casa e con quali strumenti. Come farà realmente ad interagire con il cliente, lo deciderà il System Integrator.

Il Progettista Domotico raccoglie i requisiti degli impianti dall’Architetto e trasforma i desideri del cliente in strumenti di lavoro.
Il cliente sarà un fiume in piena di domande e sogni. Sarà il progettista a tradurre le sue richieste decidendo di avere nello studio un’illuminazione costante che varierà in funzione di quella solare.
Sempre lui si assicurerà che il comando vocale possa far partire un film nella sala cinema o che il cancello si apra all’arrivo dell’auto dei padroni di casa.

Il compito del Progettista Domotico è quello di prendere per mano il cliente, facendogli scoprire che “si può fare!” quasi tutto.

Il System Integrator

Ruolo del System Integrator è concretizzare il progetto e far dialogare tra loro impianti di tipo diverso. Grazie a lui si riuscirà ad ottenere un funzionamento migliore dei vari sistemi presenti nell’abitazione del tuo cliente.
Il System Integrator prende dei componenti (hardware e software) molto diversi tra loro e trova un modo per farli dialogare, ottenendo il meglio da ognuno di loro.

Nell’ambito della domotica il System Integrator permette all’utente finale di interagire con l’abitazione e tutti i sistemi tecnologici che la rendono smart, attraverso un solo device.

Durante i lavori in cantiere, il nostro professionista sarà ben felice di possedere un progetto domotico su cui basarsi.
Sapere già a monte come dovrà lavorare la casa e poter esaudire i desideri dei clienti, sono due must per il System Integrator.

Un lavoro di sinergia tra più specialisti

Sono pochi i professionisti che hanno colto l’importanza della progettazione domotica e lavorano per delineare il progetto che verrà poi consegnato al System Integrator.
Il suo compito esula da quello del progettista ed è per questo che, pur realizzando “sul campo” la casa ideale per il cliente, preferirebbe trovare un progetto già pronto senza doverlo realizzare da zero.

Chi decide cosa deve essere presente all’interno della casa è il Progettista Domotico.
Il professionista che si occupa di far succedere in cantiere quello che ci si era immaginato è il System Integrator.

Anticipare i problemi con un progetto chiaro e completo

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, i lavori più riusciti sono quelli che iniziano con una buona progettazione.
In quella fase ci si può concedere il lusso di sbagliare e di cambiare idea, anticipando eventuali problemi. Si mettono così le basi per la creazione di una squadra di professionisti che lavorerà al meglio delle proprie possibilità, in una situazione di calma e positività.

Il progetto domotico si deve integrare con il progetto elettrico
Il progetto domotico si deve integrare con il progetto elettrico