Il Design Thinking applicato alle abitazioni domotiche

Il processo con cui sono abituati a lavorare gli Architetti è molto simile a quello che caratterizza il Design Thinking.
su Wikipedia ne troviamo una definizione che chiarisce cosa si intenda con questo termine: “Il Design thinking è l’insieme dei processi cognitivi, strategici e pratici con il quale la progettazione di prodotti, edifici e macchinari è sviluppata da team di designer.”

Questo concetto si applica anche all’innovazione di prodotti e servizi, dove si esplicita come modello per la risoluzione di “problemi complessi attraverso visione e gestione creative“.
Nasce nell’ambito del design ma nel campo della domotica lo si applica alla realizzazione degli impianti di edifici e abitazioni private.

Il concetto di Design Thinking rientra in quello di User Centered Design, ovvero quel tipo di progettazione centrata sull’utente. Qui i suoi bisogni e desideri vengono tenuti in alta considerazione e viene data grande attenzione ad ogni passo della creazione del processo di progettazione, in modo da rendere il prodotto utile e usabile.

Le 5 fasi del Design Thinking

Progettare un sistema domotico centrato sull’utente significa lavorare sulle sue esigenze, caratteristiche e obiettivi. Questo significa coinvolgerelo fin dall’inizio nel processo.
Quando si lavora per soddisfare i livelli di usabilità degli elementi che compongono una casa domotica si attraversano 5 fasi:

  1. Definizione dell’utente
  2. Definizione dell’obiettivo
  3. Ideazione
  4. Prototipazione
  5. Test

Definire “chi-usa-cosa” tra gli attori coinvolti

In questa fase esplorativa si analizzano le abitudini e le preferenze di tutti gli attori che abitano sotto lo stesso tetto.
Questo è il momento in cui si scoprono le caratteristiche dei componenti della famiglia e si definiscono le preferenze. Oltre alle persone coinvolte, si scandaglieranno anche le abitudini di eventuali amici a quattro zampe.

Questa è una fase nota agli Architetti che la attraversano già nella creazione degli spazi. Per un progettista domotico è il momento in cui capire chi si alza per primo al mattino, chi esce di casa per ultimo, a che ora torna il primo componente della famiglia… e così via. In un crescendo di affinamento delle informazioni.

Idealmente bisognerebbe passare giorno e notte a stretto contatto con gli attori che abiteranno la casa. Questo permetterebbe di scoprire abitudini ed esigenze irrinunciabili. Visto che, per ovvi motivi, non possiamo stare costantemente insieme, la soluzione è che il Progettista Domotico lavori in parallelo con l’Architetto.
I giorni passati con il cliente saranno gli stessi, ma le informazioni che se ne trarranno, saranno utili a tutti i professionisti coinvolti.
In questo periodo di esplorazione è bene lavorare anche vicino all’Ambient Intelligence Designer per affrontare i temi legati al comportamento degli ambienti.

Definire obiettivi e bisogni delle persone grazie al Design Thinking

Questa fase permette di decidere come andare incontro ai vari attori coinvolti, semplificando loro le giornate.

L’attore-nonno è anziano e ha l’artrosi. Purtroppo non ha più tanta forza nelle mani, quindi lo si può aiutare evitandogli tutte quelle azioni che lo costringono a usare maniglie o spingere leve. Bisognerà trovare delle soluzioni efficaci che possano essere comandate vocalmente.

L’attore-figlio adolescente è scontroso e malmostoso. La musica è il suo rifugio ed è collegato a Spotify quasi 24 ore su 24. Come gli si può andare incontro, aiutandolo a ridurre al minimo le tensioni con i genitori?

E l’attore-cane? L’iperattivo di casa che vorrebbe uscire appena gli si richiude la porta e vorrebbe rientrare appena lo si manda fuori?
Come permettergli di muoversi in autonomia, senza costringere qualcuno al suo servizio? Durante la progettazione domotica è bene pensare anche a questo.

Gli attori coinvolti sono tanti e ognuno ha le proprie caratteristiche e problematiche. Bisogna tenerne conto, così come non si deve dimenticare che uno degli attori è sempre la casa.
Nella fase iniziale è quindi necessario indicare gli eventuali vincoli progettuali così come vanno elencate tutte le caratteristiche implicite. Così vengono definite quelle peculiarità che ci si aspetta all’interno di un’abitazione.

La possibilità di accendere le luci, la presa collegata all’antenna per collegare la tv, la presenza delle abat jour in camera da letto, il citofono, il termostato su ogni piano della casa… tutte quelle cose che possiamo definire ovvie perché siamo abituati a trovarle in una casa. Anche in una casa domotica ci saranno, ma nel progetto dovranno essere esplicitate per poterle trattare nel modo più adatto al cliente.

L’ideazione della soluzione personalizzata

Giunti a questo punto, il Design Thinking suggerisce di lavorare sulle ipotesi che servono a risolvere i problemi dei vari attori coinvolti. È il momento di ricreare scenari di comportamento o situazioni reali per capire in che modo risponderà l’ambiente alle sollecitazioni degli inquilini.

Nel caso citato in precedenza abbiamo un nonno che fa fatica ad usare le mani per interagire con la casa. Si penserà ad una serie di comandi vocali e ad uno scenario “parla con me”.
A fronte della raccolta di informazioni sui vari componenti della famiglia, si è scoperto che lo stesso scenario sarà utile anche al papà, appassionato di cucina. Trovandosi spesso con “le mani in pasta” non riesce a pigiare gli interruttori delle luci o il bottone che comanda le aperture di porte e cancello, per aprire alla moglie che torna dalla palestra all’ora di cena.

Prototipazione degli scenari nel Design Thinking

Dopo aver “vissuto” con gli attori, individuato i loro problemi e aver lavorato ad un ventaglio di soluzioni per risolverglieli è il momento della prototipazione.
Nel design di prodotto questo momento viene sancito dalla realizzazione di un oggetto-prototipo.
In campo domotico le cose sono un po’ diverse ma abbiamo come alleati degli strumenti di previsualizzazione architettonica e di realtà virtuale.

Il limite di questi strumenti è quello di riuscire a far vedere solo l’ambiente. Non sono in grado di costruire una presentazione con elementi narrativi che permettano all’utente di vivere emotivamente la realtà della casa.

Qui entra in scena lo Storytelling for Prototyping. Uno strumento che, affiancato alla potenza della realtà virtuale, aiuta a comunicare e a testare gli scenari che compongono il progetto domotico. Viene perfezionato man mano che l’offerta prende forma e viene compresa dagli attori.

La forte componente emotiva di questa fase dei lavori è il filo conduttore che permette di arrivare al nocciolo dei problemi, facendo breccia nel cuore degli attori.
Non basta presentare il progetto al cliente dicendogli di cliccare qui, o pigiare là. Si deve passare a raccontargli come sarà la sua vita entrando in quella casa. Ecco perché non ci si può dimenticare dello Storytelling ma lo si deve usare, se possibile in abbinamento alla reatà virtuale, per comunicare al meglio con la famiglia.
Sarà lo strumento ideale per vagliare tutte le ipotesi e fugare ogni dubbio. Ma anche un potente mezzo per verificare “cosa succederebbe se…” o per pensare che “… invece qui si potrebbe”.

Far assaporare le situazioni reali ai clienti permette loro di rapportarsi alla casa in modo diverso rispetto al semplice sentirne parlare.
Ci concediamo un paragone estemporaneo: la differenza è riconducibile a quella che c’è tra leggere un libro di storia e guardare un documentario storico.

L’ultima fase è sempre quella di test

L’ultimo step del Design Thinking prevede un momento di test dei comportamenti dedotti in precedenza.
È giunta l’ora di parlare con i clienti “recitando” loro lo Storytelling e fornendo una visione della loro realtà futura.

Questo momento si può assimilare a quello in cui gli Architetti verificano le proprie ipotesi, facendo vedere ai clienti l’arredamento scelto.
Se la tesi proposta passa il test, si procederà alla chiusura del progetto.
In caso contrario si ricomincia da capo raccogliendo nuovi dati e formulando nuove supposizioni in un ciclo reiterativo che… non deve scoraggiare!

Come collaboriamo con gli Architetti?

Il Design Thinking comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti.
In un’ottica di integrazione e collaborazione abbiamo deciso di adottare lo stesso schema per lavorare di pari passo con i nostri clienti Architetti, senza stravolgere le loro abitudini.

Non vogliamo essere visti come un problema ma come una risorsa. Integrarci in modo indolore con le loro attività ci permette di avere una visione comune dei passi da compiere e aiuta tutte le figure professionali coinvolte a comunicare nel modo migliore con il cliente finale.

Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti
Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti

La domotica applicata al Centro giovanile “ArKa”

Vogliamo portare alla tua attenzione un caso di studio molto interessante: la domotica applicata al Centro giovanile Area Caselli di Chieri (To), ribattezzato “ArKa“.

Il nome scelto grazie ad un concorso di idee

Chieri è un Comune molto attivo riguardo la valorizzazione del Bene Comune. Il suo impegno, “si fonda sulla convivenza di un progetto comune, sulla comunione dei beni, sulla collettività delle decisioni” ed è volto a rendere i cittadini pro-attivi nell’identificazione, protezione e cura di spazi e territori.

Noi abbiamo supportato RadioOhm, capofila di una rete di Associazioni molto attive nel chierese, nella partecipazione ad un bando comunale. L’esito positivo di questa sinergia ci ha permesso di offrire il nostro aiuto nel campo della domotica. La sua applicazione ha facilitato e reso possibile l’utilizzo del Centro di aggregazione giovanile.

Realizzare un ambiente smart adatto a… tutti!

Il progetto aveva come scopo l’uso di un Bene Comune a vantaggio della comunità. I soggetti coinvolti, molto diversi tra loro, avevano bisogno di uno spazio da usare per esprimere le proprie passioni.
Le attività previste spaziavano in ambito musicale, artistico, motorio… e non solo.

La difficoltà si è manifestata nel momento in cui ci siamo resi conto che le persone interessate all’uso di questo spazio erano decisamente variegate. Avevano età, obiettivi e abitudini tra le quali risultava difficile trovare un denominatore comune.

Poteva trattarsi di mamme con neonati che arrivavano per i corsi di yoga. Oppure di anziani che volevano usufruire delle sale per le prove di canto e di danza o di rock band amanti dei concerti serali. Senza dimenticare le persone interessate ai laboratori radiofonici, alle attività per i disabili o al doposcuola
Un via vai che siamo riusciti ad armonizzare grazie ad un impianto domotico.

Come risolvere problemi pratici grazie alla domotica

La ristrutturazione in chiave domotica ha reso possibile l’apertura del Centro “ArKa” risolvendo il problema della proliferazione incontrollata dei duplicati delle chiavi.

La possibilità di equilibrare gli accessi al Centro è stata la conditio sine qua non sulla quale si è basata la possibilità di gestire e aprire al pubblico i locali di via Caselli.
Un’idea ambiziosa che, senza la domotica, sarebbe rimasta “nel cassetto” del Comune di Chieri e delle Associazioni coinvolte.

A livello economico si è trattato sicuramente di un investimento importante. Reso affrontabile grazie ad una collaborazione tra il Comune, le Associazioni del territorio e il nostro team di Progetta la Domotica. Avendo base a Chieri, vediamo nella valorizzazione del Bene Comune sul territorio, un grande pregio.
Sapere che è anche grazie a noi che il progetto è andato in porto ci riempie di orgoglio.

La domotica a supporto del Bene Comune

L’aula studio all’interno del Centro giovanile “ArKa”

Un mix tra volontariato, domotica e interesse per il Bene Comune ha fatto da filo conduttore del progetto. Inoltre ha liberato la comunità dall’onere di costringere una persona a prendersi la responsabilità di gestire l’apertura e la chiusura dei locali. Obiettivamente un solo volontario sarebbe rimasto schiacciato dall’impegno troppo gravoso.

Grazie alla progettazione domotica è stata data priorità a tecnologie che hanno reso possibile la gestione dello spazio di via Caselli.
La domotica si è messa al servizio delle persone e ha permesso ai vari responsabili delle attività di accedere ai locali senza le chiavi. Queste sono state sostituite da codici numerici da digitare su un tastierino posto accanto alla porta di ingresso.

Ogni codice è univoco e viene attivato per una determinata fascia oraria. Il responsabile del corso o dell’attività riceve il codice e lo usa al momento. Questo semplifica molto le cose e permette di contattare a colpo sicuro la persona il cui nome è associato a quel codice.

La progettazione domotica è pensata per mettere al centro le persone

Il progetto “ArKa” ci ha messo però di fronte all’impossibilità di imporre un solo meccanismo a tutti i possibili utenti. Troppi i soggetti coinvolti e grandi le differenze socio-culturali a caratterizzarli.

La soluzione è: progettare la domotica pensando di farle fare tutto il possibile grazie ad automatismi che non mettano in difficoltà le persone.
Alle persone coinvolte nell’uso del Centro “ArKa” si è deciso di chiedere una sola cosa: togliere e rimettere l’antifurto.

In questo caso “togliere e rimettere l’antifurto” è l’azione minima richiesta, da regolamento, ai vari attori coinvolti nelle attività del Centro.
Immettendo il codice si risponde a questa richiesta e, automaticamente, il sistema domotico attiverà le prese elettriche, il wi-fi e la luce di benvenuto all’ingresso.
Si semplifica, riducendo le azioni degli utenti e limitandone i possibili errori.

L’interfaccia con cui gli utenti possono personalizzare lo spazio è touch screen, con icone semplici e scritte ben visibili. Composta da tre pulsanti che gestiscono le luci del salone, del soppalco e del palco può essere usata da tutti con facilità.

Miglioramenti quotidiani che semplificano la vita delle persone

L’automazione delle attività del Centro “ArKa” ha permesso di ridurre il problema della formazione del personale. Non serve più istruire tutti sul funzionamento delle sale o sulle posizioni delle luci: basterà ricordare agli utenti responsabili di disattivare e riattivare l’antifurto.

Anche la gestione del calendario delle attività si è semplificata molto. Ogni tre mesi l’Associazione responsabile stila un calendario dei corsi e passa le informazioni a noi. La nostra squadra implementa l’orario nel sistema e si occupa del customer care.
Sì, è raro ma a volte può capitare che qualcuno sbagli a digitare il codice o si trovi in difficoltà. Il problema si risolve in pochi minuti: arriviamo in suo aiuto tramite una videochiamata in partenza dal device di gestione del sistema… et voilà!

L’ambiente influenza le persone. E viceversa!

Alla luce di questa esperienza di domotica applicata a grandi spazi in condivisione, abbiamo rilevato due risultati particolari, decisamente confortanti.

  • La conferma di quanto sia importante la progettazione. E di come riesca a mettere le persone e le loro attività al centro, adattandosi alle esigenze emergenti.
  • L’ambiente domotizzato è stato in grado di creare un fenomeno per cui i ragazzi appassionati di elettronica/domotica hanno iniziato a frequentare più assiduamente il Centro. Non solo perché si trovavano bene! Hanno approfittato di uno spazio fertile e adatto per studiare metodi di implementazione del sistema domotico creato da noi.

Progettare un ambiente adatto alle proprie necessità crea la possibilità di sfruttare quello stesso ambiente in modo diverso e personalizzato. In questo caso è di sprone per un gruppo di studenti dalla mente fresca e ricettiva agli stimoli dell’evoluzione tecnologica.

Ogni Architetto sa quanto l’ambiente possa esercitare un’azione determinante sulle persone che lo vivono. Questa potenzialità viene amplificata se si cura la progettazione dell’impianto domotico.

L’asso nella manica dell’Architetto interessato alla domotica è quello di farsi affiancare da un Ambient Intelligence Designer e da un System Integrator.
Il lavoro di squadra concorre a soddisfare il cliente, trasformandone la casa nell’abitazione ideale.

Il flyer che annunciò l’apertura del Centro giovanile

Chi è l’Ambient Intelligence Designer?

Quando si progetta una casa domotica è importante mettere in luce una nuova figura professionale: quella dell’Ambient Intelligence Designer.
Insieme all’Architetto e al System Integrator, concorre alla realizzazione delle abitazioni domotiche.

Il concetto di ambient intelligence rappresenta lo scenario nel quale gli uomini vivono circondati da dispositivi con capacità computazionali e interattive. Si tratta di sistemi collegati in rete che si mettono al servizio dell’utente con dedizione e discrezione, senza essere mai invadenti.

L’Architetto raccoglie informazioni e le trasforma in una vera e propria abitazione. Il System Integrator mette in opera il progetto domotico ma è l’Ambient Intelligence Designer che raccoglie gli input del cliente e li ingegnerizza.
Questa nuova figura organizza in un progetto tecnico le informazioni utili alla realizzazione di un software che attiverà la casa domotica.

Il ruolo dell’Ambient Intelligence Designer

Il suo compito è quello di fare da ponte verso la selezione della tecnologia più adatta alla realizzazione della casa domotica. Sarà il System integrator a metterla in campo.

Si tratta di una professione relativamente recente il cui ruolo, in alcuni casi, potrebbe essere ricoperto, in tandem, dall’Architetto e dal System Integrator.
Se l’Architetto può vantare basi di metodologia di progetto centrate sul cliente e il System Integrator skill ingegneristiche, lavorando in sinergia porteranno a casa il risultato ottimale.

In caso contrario, si sentirà appunto l’esigenza di una figura come l’Ambient Intelligence Designer a fare da trait d’union tra i due professionisti. Il suo lato più centrato sulle problematiche umane e sull’esperienza utente, sarà fondamentale per la realizzazione della casa dei sogni del cliente.

Soddisfare il cliente mettendolo al centro

Le nuove tecnologie si portano dietro la nascita di nuovi lavori e nuovi professionisti. L’Ambient Intelligence Designer ha sicuramente una formazione tecnico-ingegneristica, di profilo informatico ma questo non basta. Il suo ruolo si completa con la presenza di elementi di metodologia di progetto, utili a chi deve realizzare un’abitazione domotica.

Il suo lavoro è interpretare gli input del cliente trasformandoli in informazioni utili per realizzare il sistema domotico. Lo scopo finale è quello di scegliere la tecnologia migliore a questo scopo.
Una delle qualità di un Ambient Intelligence Designer è la capacità di “spacchettare” le informazioni facendo emergere gli elementi importanti che, in sua assenza, rischierebbero di rimanere impliciti o di perdersi.

L’apporto che può dare la figura dell’Ambient Intelligence Designer è utile per stimare i costi in modo preciso. In questo modo ancheil System Integrator avrà tutto talmente chiaro e definito da poter proporre, per il proprio lavoro, un preventivo molto veritiero che non lasci adito a dubbi o a spiacevoli sorprese.

Il suo ruolo risponde alla domanda: “Perché devono succedere quese cose?”, non “Come facciamo a far succedere queste cose?”. Le risposte le ottiene con approfondite chiacchierate con tutti i membri della famiglia, nessuno escluso. Perché se è vero che ognuno è diverso, nella casa domotica queste differenze possono venire allo scoperto ed essere prese in considerazione, come meritano. Questo servirà per concorrere alla realizzazione di una casa ideale… per ogni componente della famiglia.

L’Ambient Intelligence Designer parte dai sogni e dai problemi delle persone per creare dei prodotti che diano loro soddisfazione