L’importanza di progettare la domotica al momento giusto

“Ogni cosa a suo tempo” è un modo di dire che possiamo fare nostro anche quando si parla di progettazione domotica.
Sbagliare i tempi, iniziando la fase di progettazione domotica troppo presto o troppo tardi, può creare problemi che rischiano di mettere a repentaglio la buona riuscita del lavoro.

Per garantire un servizio adeguato al tuo cliente è importante partire con il giusto anticipo. Questo garantirà coerenza tra i tuoi obiettivi e i suoi e, soprattutto, eviterà il rischio di dover recuperare “in calcio d’angolo” un progetto avviato senza le accurate analisi del caso.

A te, come Architetto, viene richiesto di farti garante tra noi progettisti e il tuo cliente finale, ma noi non abbiamo intenzione di abbandonarti. Il nostro obiettivo è quello di supportarti anche nel caso in cui le cose dovessere complicarsi.
Lavorando insieme possiamo anticipare i possibili guai, non solo quelli che possono capitare in cantiere ma anche le piccole incomprensioni con il cliente.

Il progetto domotico realizzato con troppo anticipo

C’è un momento in cui per il cliente non è ancora chiaro quali possano essere le potenzialità della domotica e come applicarle alla propria abitazione.
Il suo desiderio è quello di “mettere un po’ di domotica” ma non sa ancora a quale scopo. Ce l’hanno i vicini, ne ha sentito parlare alla televisione, ci sono i bonus ristrutturazioni… ecc. Le motivazioni possono essere le più svariate.
Ecco, questo non è ancora un buon momento per parlare di progetto domotico: è ancora troppo presto.

In questa fase bisogna fare brain-storming, raccogliere le idee del committente e fargli capire cosa si può fare e a quali costi.
Dopo la chiacchierata iniziale, il Progettista Domotico preparerà la relazione preliminare con le opzioni pensate appositamente per il cliente.
Ma non solo per lui… per tutti gli attori che abiteranno la casa. Compresi gli eventuali amici a quattro zampe.

L’anticipo eccessivo può essere fuorviante per il cliente che pensa di acquistare una cosa e invece si “porta a casa” tutt’altro. Inoltre può anche spaventarsi davanti a preventivi che reputa troppo alti rispetto al beneficio percepito.
Probabilmente l’unico suo metro di paragone, parlando di impianti, è quello che lo fa andare, con il pensiero, all’impianto elettrico. E al preventivo che gli ha fatto l’elettricista. Ovvio che possa sentirsi spiazzato. Ma come abbiamo già avuto la possibilità di sottolineare, il progetto domotico non sostituisce quello elettrico. E non sono paragonabili.

Il progetto domotico realizzato troppo tardi

Non ti nascondiamo che questo è lo scenario più complicato. Entrare in un progetto già in fase esecutiva è difficile in ogni ambito. In campo domotico significa:

  • dover capire come si possa usare quello che è già stato fatto;
  • pianificare una “crescita progressiva” che porti nella giusta direzione.

Nel momento in cui l’Architetto si è già impegnato con i fornitori per scegliere l’impianto più adatto o per valutare il costo di cinquanta punti-luce, per noi è già troppo tardi riuscire ad intervenire. Spezzare un vincolo molto forte o introdurci in una trattativa avviata, rende più complicato il nostro lavoro e ci impedisce di fornire il miglior supporto nella scelta di come e cosa fare.

Aver saltato la fase di colloquio preliminare con il cliente significa che non conosciamo quali siano realmente le sue esigenze e che, di conseguenza, potremmo non riuscire a consigliare l’impianto più adatto.

Il cliente potrebbe scoprire – troppo tardi – che alcune cose che pensava di poter fare in un modo, in realtà le deve fare in un altro. Dovrebbe così scendere a compromessi o rinunciare completamente a quello che desiderava.
Potrebbe essere un problema legato alle impostazioni della caldaia oppure all’apertura automatica su quei serramenti che gli piacciono molto. Tutto perché questi elementi non sono in grado di “comunicare” con l’impianto domotico installato.

Il progetto domotico realizzato nei tempi giusti

Il momento ideale per iniziare a ragionare in termini di progetto domotico è sicuramente… il secondo appuntamento. Un po’ come nelle più belle storie d’amore, il primo incontro serve per rompere il ghiaccio ma al secondo appuntamento si hanno le idee più chiare e si può iniziare a fare sul serio!

Dopo il primo incontro, emergono le complessità e si può cominciare a definire meglio il comportamento della casa e degli attori che la abitano.
Facendo partire in contemporanea i lavori sul design architetturale e il progetto domotico, è più facile dare al cliente delle certezze, previsualizzando con lui cosa sta per succedere e, soprattutto, cosa sta per comprare.

La scelta dei tempi adeguati è alla base della promessa – mantenuta – di alta qualità dei lavori.
“Partire con il piede giusto” servirà anche per mantenere buoni rapporti tra Architetto, Progettista Domotico e cliente finale.

Quindi non ci stancheremo mai di ribadire che i lavori migliori sono quelli impostati bene sin dall’inizio a seguito di un’attenta progettazione su carta.
Siamo fatti così, ai lustrini e alle promesse esagerate preferiamo concretezza e attenzione ai particolari. Vogliamo parlarne davanti ad un caffé? 😉

Progettare la domotica al momento giusto ti mette al riparo da problemi con il cliente

Il Design Thinking applicato alle abitazioni domotiche

Il processo con cui sono abituati a lavorare gli Architetti è molto simile a quello che caratterizza il Design Thinking.
su Wikipedia ne troviamo una definizione che chiarisce cosa si intenda con questo termine: “Il Design thinking è l’insieme dei processi cognitivi, strategici e pratici con il quale la progettazione di prodotti, edifici e macchinari è sviluppata da team di designer.”

Questo concetto si applica anche all’innovazione di prodotti e servizi, dove si esplicita come modello per la risoluzione di “problemi complessi attraverso visione e gestione creative“.
Nasce nell’ambito del design ma nel campo della domotica lo si applica alla realizzazione degli impianti di edifici e abitazioni private.

Il concetto di Design Thinking rientra in quello di User Centered Design, ovvero quel tipo di progettazione centrata sull’utente. Qui i suoi bisogni e desideri vengono tenuti in alta considerazione e viene data grande attenzione ad ogni passo della creazione del processo di progettazione, in modo da rendere il prodotto utile e usabile.

Le 5 fasi del Design Thinking

Progettare un sistema domotico centrato sull’utente significa lavorare sulle sue esigenze, caratteristiche e obiettivi. Questo significa coinvolgerelo fin dall’inizio nel processo.
Quando si lavora per soddisfare i livelli di usabilità degli elementi che compongono una casa domotica si attraversano 5 fasi:

  1. Definizione dell’utente
  2. Definizione dell’obiettivo
  3. Ideazione
  4. Prototipazione
  5. Test

Definire “chi-usa-cosa” tra gli attori coinvolti

In questa fase esplorativa si analizzano le abitudini e le preferenze di tutti gli attori che abitano sotto lo stesso tetto.
Questo è il momento in cui si scoprono le caratteristiche dei componenti della famiglia e si definiscono le preferenze. Oltre alle persone coinvolte, si scandaglieranno anche le abitudini di eventuali amici a quattro zampe.

Questa è una fase nota agli Architetti che la attraversano già nella creazione degli spazi. Per un progettista domotico è il momento in cui capire chi si alza per primo al mattino, chi esce di casa per ultimo, a che ora torna il primo componente della famiglia… e così via. In un crescendo di affinamento delle informazioni.

Idealmente bisognerebbe passare giorno e notte a stretto contatto con gli attori che abiteranno la casa. Questo permetterebbe di scoprire abitudini ed esigenze irrinunciabili. Visto che, per ovvi motivi, non possiamo stare costantemente insieme, la soluzione è che il Progettista Domotico lavori in parallelo con l’Architetto.
I giorni passati con il cliente saranno gli stessi, ma le informazioni che se ne trarranno, saranno utili a tutti i professionisti coinvolti.
In questo periodo di esplorazione è bene lavorare anche vicino all’Ambient Intelligence Designer per affrontare i temi legati al comportamento degli ambienti.

Definire obiettivi e bisogni delle persone grazie al Design Thinking

Questa fase permette di decidere come andare incontro ai vari attori coinvolti, semplificando loro le giornate.

L’attore-nonno è anziano e ha l’artrosi. Purtroppo non ha più tanta forza nelle mani, quindi lo si può aiutare evitandogli tutte quelle azioni che lo costringono a usare maniglie o spingere leve. Bisognerà trovare delle soluzioni efficaci che possano essere comandate vocalmente.

L’attore-figlio adolescente è scontroso e malmostoso. La musica è il suo rifugio ed è collegato a Spotify quasi 24 ore su 24. Come gli si può andare incontro, aiutandolo a ridurre al minimo le tensioni con i genitori?

E l’attore-cane? L’iperattivo di casa che vorrebbe uscire appena gli si richiude la porta e vorrebbe rientrare appena lo si manda fuori?
Come permettergli di muoversi in autonomia, senza costringere qualcuno al suo servizio? Durante la progettazione domotica è bene pensare anche a questo.

Gli attori coinvolti sono tanti e ognuno ha le proprie caratteristiche e problematiche. Bisogna tenerne conto, così come non si deve dimenticare che uno degli attori è sempre la casa.
Nella fase iniziale è quindi necessario indicare gli eventuali vincoli progettuali così come vanno elencate tutte le caratteristiche implicite. Così vengono definite quelle peculiarità che ci si aspetta all’interno di un’abitazione.

La possibilità di accendere le luci, la presa collegata all’antenna per collegare la tv, la presenza delle abat jour in camera da letto, il citofono, il termostato su ogni piano della casa… tutte quelle cose che possiamo definire ovvie perché siamo abituati a trovarle in una casa. Anche in una casa domotica ci saranno, ma nel progetto dovranno essere esplicitate per poterle trattare nel modo più adatto al cliente.

L’ideazione della soluzione personalizzata

Giunti a questo punto, il Design Thinking suggerisce di lavorare sulle ipotesi che servono a risolvere i problemi dei vari attori coinvolti. È il momento di ricreare scenari di comportamento o situazioni reali per capire in che modo risponderà l’ambiente alle sollecitazioni degli inquilini.

Nel caso citato in precedenza abbiamo un nonno che fa fatica ad usare le mani per interagire con la casa. Si penserà ad una serie di comandi vocali e ad uno scenario “parla con me”.
A fronte della raccolta di informazioni sui vari componenti della famiglia, si è scoperto che lo stesso scenario sarà utile anche al papà, appassionato di cucina. Trovandosi spesso con “le mani in pasta” non riesce a pigiare gli interruttori delle luci o il bottone che comanda le aperture di porte e cancello, per aprire alla moglie che torna dalla palestra all’ora di cena.

Prototipazione degli scenari nel Design Thinking

Dopo aver “vissuto” con gli attori, individuato i loro problemi e aver lavorato ad un ventaglio di soluzioni per risolverglieli è il momento della prototipazione.
Nel design di prodotto questo momento viene sancito dalla realizzazione di un oggetto-prototipo.
In campo domotico le cose sono un po’ diverse ma abbiamo come alleati degli strumenti di previsualizzazione architettonica e di realtà virtuale.

Il limite di questi strumenti è quello di riuscire a far vedere solo l’ambiente. Non sono in grado di costruire una presentazione con elementi narrativi che permettano all’utente di vivere emotivamente la realtà della casa.

Qui entra in scena lo Storytelling for Prototyping. Uno strumento che, affiancato alla potenza della realtà virtuale, aiuta a comunicare e a testare gli scenari che compongono il progetto domotico. Viene perfezionato man mano che l’offerta prende forma e viene compresa dagli attori.

La forte componente emotiva di questa fase dei lavori è il filo conduttore che permette di arrivare al nocciolo dei problemi, facendo breccia nel cuore degli attori.
Non basta presentare il progetto al cliente dicendogli di cliccare qui, o pigiare là. Si deve passare a raccontargli come sarà la sua vita entrando in quella casa. Ecco perché non ci si può dimenticare dello Storytelling ma lo si deve usare, se possibile in abbinamento alla reatà virtuale, per comunicare al meglio con la famiglia.
Sarà lo strumento ideale per vagliare tutte le ipotesi e fugare ogni dubbio. Ma anche un potente mezzo per verificare “cosa succederebbe se…” o per pensare che “… invece qui si potrebbe”.

Far assaporare le situazioni reali ai clienti permette loro di rapportarsi alla casa in modo diverso rispetto al semplice sentirne parlare.
Ci concediamo un paragone estemporaneo: la differenza è riconducibile a quella che c’è tra leggere un libro di storia e guardare un documentario storico.

L’ultima fase è sempre quella di test

L’ultimo step del Design Thinking prevede un momento di test dei comportamenti dedotti in precedenza.
È giunta l’ora di parlare con i clienti “recitando” loro lo Storytelling e fornendo una visione della loro realtà futura.

Questo momento si può assimilare a quello in cui gli Architetti verificano le proprie ipotesi, facendo vedere ai clienti l’arredamento scelto.
Se la tesi proposta passa il test, si procederà alla chiusura del progetto.
In caso contrario si ricomincia da capo raccogliendo nuovi dati e formulando nuove supposizioni in un ciclo reiterativo che… non deve scoraggiare!

Come collaboriamo con gli Architetti?

Il Design Thinking comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti.
In un’ottica di integrazione e collaborazione abbiamo deciso di adottare lo stesso schema per lavorare di pari passo con i nostri clienti Architetti, senza stravolgere le loro abitudini.

Non vogliamo essere visti come un problema ma come una risorsa. Integrarci in modo indolore con le loro attività ci permette di avere una visione comune dei passi da compiere e aiuta tutte le figure professionali coinvolte a comunicare nel modo migliore con il cliente finale.

Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti
Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti

Conviene usare la domotica anche in ambienti piccoli?

Negli ultimi anni la tendenza è quella di ridurre le dimensioni degli spazi abitativi. Le persone acquistano case composte da ambienti piccoli ma questo non significa che siano disposte a rinunciare al comfort. La domotica diventa fondamentale per trarre il massimo anche da questi mini-appartamenti.

Inoltre non dobbiamo assecondare l’errore di chi pensa che la domotica sia applicabile solo a quelle incredibili ville con giardino che si vedono sulle riviste patinate.

Una delle obiezioni che ci sentiamo spesso rivolgere da parte degli Architetti è: “Io mi occupo principalmente di ambienti piccoli. Non ho mai pensato di integrarvi la domotica perché sarebbe troppo costoso”.

Sbagliato!
Le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa: i prezzi dei singoli componenti si sono abbassati e, soprattutto, a fare la differenza è cosa si desidera da un impianto domotico.
Alcuni Architetti assimilano erroneamente il concetto di costo al m², tipico degli impianti elettrici tradizionali, a quello degli impianti domotici.

Il prezzo di un impianto varia dalla quantità di cose che ci si aspetta che faccia. Il cliente che desidera solo l’accensione delle luci ad un determinato orario, non dovrà affrontare una spesa eccessiva: il prezzo sarà proporzionato alle sue aspettative.
Di contro, se le luci devono adattarsi all’orario o all’umore degli inquilini… la complessità della richiesta farà alzare il costo dell’impianto.

Chi vive in un ambiente piccolo o in una casetta unifamiliare avrà esigenze diverse da chi possiede una villa a più piani, con vasto giardino.
L’installazione delle telecamere esterne ad alta risoluzione, in grado di leggere la targa dell’auto a distanza e di far aprire il cancello, non saranno l’obiettivo principale di chi abita uno spazio abitativo di modeste dimensioni.

Ogni situazione corrisponde ad un determinato scenario ed è il comportamento dell’ambiente che permette di introdurre elementi e migliorie in campo domotico.

La domotica può cambiare la vita ad anziani e disabili

La diatriba tra dimensioni degli spazi e costi degli impianti domotici si conclude rapidamente quando ci si trova di fronte a persone che vivono in ambienti piccoli e soffrono di disturbi che ne compromettono la capacità di deambulazione o l’autonomia.

Le problematiche riscontrabili in fase di creazione o di ristrutturazione di ambienti di questo tipo non sono solo connesse alla metratura degli spazi. La loro complessità tocca anche la sfera empatica quindi il raggiungimento di un obiettivo soddisfacente ha un valore assoluto ancora più alto rispetto al solito.

Pensiamo sia necessario mettere da parte i timori legati al costo della domotica, per fare spazio a quello che di buono si può ottenere da una casa smart.

Nel caso ti capitasse di occuparti della ristrutturazione di una casa che ospita inquilini con una disabilità (dettata da condizioni di salute permanenti o dal passare degli anni), potresti proporre delle soluzioni domotiche che, anche nella loro semplicità, risulteranno fondamentali.

Comandare l’accensione delle luci, l’apertura delle tende o la regolazione delle tapparelle tramite comandi vocali è un plus talmente forte ed evidente che fa passare in secondo piano i costi di realizzazione. Anche quando si tratta di un appartamento piccolo.

Trovarsi di fronte alla possibilità di “cambiare la vita” a persone che faticano a fare azioni che possono sembrare banali, vorremmo fosse una spinta propulsiva per gli Architetti.

Come migliorare la vivibilità in ambienti piccoli

La domotica non può aumentare le dimensioni di una stanza ma può migliorarne la vivibilità.
Alcuni clienti potrebbero segnalarti la necessità di ritagliarsi uno spazio ad uso ufficio, nella propria casa. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di adibire a questo scopo piccoli ambienti ciechi.

Il contro di questa soluzione è sicuramente la mancanza di luce naturale. Anche in presenza di eventuali bocche di lupo per arieggiare il locale, purtroppo l’illuminazione non è sufficiente. E questo si ripercuote anche sull’umore e sulla produttività di chi passa in quello spazio molte ore al giorno.

La domotica può venire in soccorso con le fake windows (finte finestre). Si tratta di finestre controllabili tramite interfaccia web, che simulano la presenza della luce naturale attraverso dei LED.
L’intensità della luminosità può essere impostata manualmente o automaticamente in base agli orari di alba e tramonto. Ma anche a seconda delle condizioni meteorologiche estrapolate online.
Potersi basare su dati legati alle reali condizioni meteo, permette alla finestra di risultare luminosa quando c’è il sole o più fioca quando è nuvoloso.
L’indubbio beneficio sulla qualità della vita di chi lavora in quello spazio, rende la scelta della domotica la soluzione migliore.

La casa deve respirare per rimanere sana

I serramenti di buona qualità e i materiali isolanti permettono di realizzare abitazioni con un minor impatto energetico.
Ridurre le dispersioni termiche è importante ma lo è anche un corretto ricircolo dell’aria con sistemi di ventilazione adeguati.

L’ambiente in cui viviamo non deve essere completamente sigillato perché odori e umidità non devono rimanere imprigionati in casa.
Si deve fare particolare attenzione in quegli ambienti piccoli dove potrebbero mancare le finestre o non esserci sufficiente ricambio dell’aria.

La domotica può aiutare attraverso la gestione coordinata di sistemi di aerazione o deumidificazione.

La ventilazione meccanica controllata (VMC) si può occupare del ricambio dell’aria: quella che arriva dall’esterno entra in casa tramite dei dispositivi d’immissione ed esce attraverso delle bocchette di estrazione poste nei punti più problematici.

Anche gli splitter dell’aria condizionata o il deumidificatore possono essere coordinati attraverso l’impianto domotico.
La connessione online permetterà al sistema di avere un’anteprima della situazione meteo. Questo migliorerà l’efficienza del sistema che potrà anticipare l’eccessiva umidità prevista, attivandosi prima del raggiungimento del livello di guardia.
Il vantaggio è che si metterà in azione “al bisogno” e, soprattutto, anche in assenza degli inquilini.

Uno dei nostri desideri è quello di far prendere coscienza che la domotica, quando ben strutturata e progettata, può semplificare la vita al cliente finale e portare a soluzioni efficaci anche in situazioni particolari e in ambienti di dimensioni modeste.

La domotica può migliorare la vivibilità di ambienti piccoli e facilitare le giornate di persone con disabilità
La domotica può migliorare la vivibilità di ambienti piccoli e facilitare le giornate di persone con disabilità

Competenze necessarie per realizzare un progetto domotico

Per realizzare un progetto domotico, residenziale o commerciale, è sempre più importante avere competenze che permettano di controllare direttamente gli elementi di automazione fin dai primi momenti. Così da poterli integrare in modo armonico nella visione progettuale totale.

Attraverso l’applicazione ragionata di metodologie centrate sull’utente, l’Architetto può:

  • controllare l’impatto degli elementi domotici sul suo progetto,
  • gestire in modo efficace la definizione delle funzionalità attese dal cliente,
  • comunicare in modo diretto le richieste agli installatori.

L’Architetto deve riappropriarsi del controllo degli elementi di automazione.
Progetta la Domotica nasce per fornire strumenti metodologici che permettano di ritornare ad avere il controllo della situazione, già in fase progettuale.

La casa non risponde più solo alle esigenze dell’utente ma le anticipa, piegando gli automatismi ai bisogni e alle abitudini di chi la abita.
Cambia così la relazione con l’utente che non è solo attivatore di azioni ma anche fruitore, spesso inconsapevole, di servizi e attenzioni pensate per facilitargli la vita.

Servono strumenti progettuali corretti per gestire questa nuova modalità di interazione. La domotica richiede infatti che si ripensi, sin dall’inizio, ad alcuni strumenti già in possesso degli Architetti, integrandoli con elementi nuovi, specifici, che risolvano le problematiche e le situazioni tipiche della domotica e della smart home.

I prossimi articoli ci permetteranno di fare un approfondimento su queste nuove competenze:

  • introduzione al Design Thinking per la progettazione domotica;
  • elementi di Ambient Intelligence System Design e strumenti di definizione dei requisiti;
  • Storytelling for validation per la validazione del progetto domotico con il cliente;
  • Abstract device list ed esplorazione del progetto con gli addetti alla realizzazione dell’impianto domotico;
  • valutazione dei progetti attraverso la Channel Analysis e l’aderenza della relazione Uomo-Ambiente.

Il Design Thinking nelle abitazioni smart

Il Design Thinking è la metodologia di progettazione che nasce nell’ambito del design di prodotto.
Si tratta di un processo a cui è gli Architetti non sono nuovi, spesso impegnati a mettere il cliente al centro. E a domandarsi quale interazione possa nascere tra un oggetto e l’ambiente o, come nel caso della domotica, tra la tecnologia e l’ambiente.

Non è importante sapere come si comporti la tecnologia in sé ma risulta fondamentale, in fase progettuale, scoprire e analizzare il suo rapporto con ciò che la circonda.

Che si tratti della progettazione di un’interfaccia o di un software, non si può esulare dall’analisi dei comportamenti derivati dal rapporto della tecnologia con gli utenti.

Ambient Intelligence System Design

L’Architetto conosce già, per sua formazione, il processo che genera un oggetto e il suo rapporto con l’utente.
Anche nel campo della domotica è importante usare tecniche di progettazione user centered poiché l’intelligenza ambientale (AmI) si riferisce ad ambienti elettronici sensibili alla presenza di persone.

Il termine User Centered Design è stato coniato nel 1980 da Donald Norman a seguito delle sue ricerche nei laboratori dell’Università della California-San Diego e prevede quattro suggerimenti:

  • Rendere facile determinare quali azioni siano possibili in ogni momento.
  • Rendere le cose visibili.
  • Semplificare la valutazione dello stato corrente del sistema.
  • Seguire mappature naturali tra le intenzioni e le azioni richieste.

Questi consigli pongono l’utente al centro del progetto. Il ruolo del designer, come del progettista domotico, è di facilitare l’attività per l’utente e assicurarsi che egli sia in grado di utilizzare il prodotto come previsto. E con uno sforzo minimo per imparare ad usarlo.

Storytelling per la validazione del progetto domotico

Abbiamo già avuto modo di porre l’accento sulla necessità di occuparsi del cliente e delle sue esigenze. Non bisogna dimenticare quanto sia importante trovare, ed utilizzare, degli strumenti informali che permettano di comunicare con il committente.

Si deve puntare sullo Storytelling, sfruttando l’occasione per raccontare al cliente come sarà la sua vita nella nuova casa domotica.
Concentrandosi sul fattore emozionale, gli si permette di identificarsi nel suo futuro ruolo di padrone di casa.

Si possono creare degli scenari, basandosi sulla raccolta dati che consigliamo di effettuare sempre in fase preliminare, in cui l’utente si senta protagonista e cominci a pregustare l’effetto che farà vivere in un’abitazione che cercherà di anticipare i suoi bisogni.

Abstract device list

Durante la realizzazione di un impianto domotico può capitare che si registrino incomprensioni tra progettisti e tecnici abilitati all’implemento degli impianti.

Una soluzione è stilare la lista degli oggetti che garantiscano le funzionalità decise in fase di progettazione.

In questa fase l’Architetto ha bisogno di stimare i costi ma non è detto che abbia già deciso a quale fornitore affidarsi.
Tutti sembrano poter andare bene ma ci sarà di sicuro quello che andrà meglio e che risponderà alle specifiche esigenze.

Il tecnico responsabile di un determinato marchio vaglierà la lista dei componenti, fornita di istruzioni astratte, e proporrà una soluzione personalizzata.

Potrebbe servire una centralina con dieci ingressi che si occupi di far accendere le luci. Ma quella funzionalità la si può ottenere in modi diversi e sarà il fornitore a proporre la soluzione migliore alla specifica richiesta.

Channel Analysis delle relazioni Uomo-Ambiente

La Channel Analysis è un metodo utile per fare una misura qualitativa dell’aderenza del progetto domotico alle persone che lo useranno.
Non è più solo l’ambiente l’oggetto della programmazione ma come questo interagisce con le persone.

Esistono quattro possibili caratteristiche che definiscono la relazione tra Ambiente e Utente. Il nostro compito è supportare l’Architetto nella scomposizione e analisi di queste relazioni.

  • Fisico
  • Funzionale
  • Comfort
  • Emozionale

L’utente “fisico” dalla spiccata sensibilità tattile, ama interagire con le cose toccandole.

La sua inclinazione verrà soddisfatta predisponendo per lui un ambiente con elementi fisici, tangibili, con un diretto riferimento agli ambienti e agli impianti tradizionali.

L’utente più “funzionale” sarà quel tipo di persona che ama tasti e bottoni e si aspetterà di trovarli nella sua abitazione.

Per lui è importante avere il controllo di tutto e vuole circondarsi di tante funzionalità che renderanno l’ambiente pronto ad intercettare molteplici bisogni.

Il profilo dell’utente sensibile all’idea di “comfort” corrisponde all’idea di ambiente domotico e di relazione che si crea sul corpo dell’utente.

Un tipo di spazio in cui i bisogni del padrone di casa vengono intercettati dal sistema che risponderà “coccolandolo”. La luce si accende al calar del sole o la temperatura si alza quando si è malati, anticipando i desideri dell’utente.

Infine, l’utente “emozionale” che instaura con l’ambiente una relazione a livello “mentale”.

I desideri di questa tipologia di utente vengono esauditi eliminando cavi, pulsanti o interruttori. Realizzando, invece, un impianto basato sull’interazione vocale con il sistema.
L’esempio più noto è quello del rapporto empatico che si instaura con Alexa. In questo caso l’utente è più attivo e si muove in prima persona per chiedere allo smart home speaker che gli vengano risolti determinati problemi.

L’Architetto deve sentirci affini e vicini al suo modo di lavorare poiché condividiamo l’esigenza di mettere il cliente al primo posto.
La nostra ricerca è tesa al raggiungimento del suo più alto grado di soddisfazione e otteniamo questo risultato confrontandoci e parlando a lungo per aiutarlo a capire cosa desidera e di cosa ha bisogno.

Se l’impianto proposto (e realizzato) al cliente corrisponde alle sue aspettative, si può dire di aver colto nel segno e aver fatto un ottimo lavoro.
E si sa, un cliente felice è un ottimo passaparola!

Un esempio di device da cui l’utente può interagire con la propria abitazione

La domotica applicata al Centro giovanile “ArKa”

Vogliamo portare alla tua attenzione un caso di studio molto interessante: la domotica applicata al Centro giovanile Area Caselli di Chieri (To), ribattezzato “ArKa“.

Il nome scelto grazie ad un concorso di idee

Chieri è un Comune molto attivo riguardo la valorizzazione del Bene Comune. Il suo impegno, “si fonda sulla convivenza di un progetto comune, sulla comunione dei beni, sulla collettività delle decisioni” ed è volto a rendere i cittadini pro-attivi nell’identificazione, protezione e cura di spazi e territori.

Noi abbiamo supportato RadioOhm, capofila di una rete di Associazioni molto attive nel chierese, nella partecipazione ad un bando comunale. L’esito positivo di questa sinergia ci ha permesso di offrire il nostro aiuto nel campo della domotica. La sua applicazione ha facilitato e reso possibile l’utilizzo del Centro di aggregazione giovanile.

Realizzare un ambiente smart adatto a… tutti!

Il progetto aveva come scopo l’uso di un Bene Comune a vantaggio della comunità. I soggetti coinvolti, molto diversi tra loro, avevano bisogno di uno spazio da usare per esprimere le proprie passioni.
Le attività previste spaziavano in ambito musicale, artistico, motorio… e non solo.

La difficoltà si è manifestata nel momento in cui ci siamo resi conto che le persone interessate all’uso di questo spazio erano decisamente variegate. Avevano età, obiettivi e abitudini tra le quali risultava difficile trovare un denominatore comune.

Poteva trattarsi di mamme con neonati che arrivavano per i corsi di yoga. Oppure di anziani che volevano usufruire delle sale per le prove di canto e di danza o di rock band amanti dei concerti serali. Senza dimenticare le persone interessate ai laboratori radiofonici, alle attività per i disabili o al doposcuola
Un via vai che siamo riusciti ad armonizzare grazie ad un impianto domotico.

Come risolvere problemi pratici grazie alla domotica

La ristrutturazione in chiave domotica ha reso possibile l’apertura del Centro “ArKa” risolvendo il problema della proliferazione incontrollata dei duplicati delle chiavi.

La possibilità di equilibrare gli accessi al Centro è stata la conditio sine qua non sulla quale si è basata la possibilità di gestire e aprire al pubblico i locali di via Caselli.
Un’idea ambiziosa che, senza la domotica, sarebbe rimasta “nel cassetto” del Comune di Chieri e delle Associazioni coinvolte.

A livello economico si è trattato sicuramente di un investimento importante. Reso affrontabile grazie ad una collaborazione tra il Comune, le Associazioni del territorio e il nostro team di Progetta la Domotica. Avendo base a Chieri, vediamo nella valorizzazione del Bene Comune sul territorio, un grande pregio.
Sapere che è anche grazie a noi che il progetto è andato in porto ci riempie di orgoglio.

La domotica a supporto del Bene Comune

L’aula studio all’interno del Centro giovanile “ArKa”

Un mix tra volontariato, domotica e interesse per il Bene Comune ha fatto da filo conduttore del progetto. Inoltre ha liberato la comunità dall’onere di costringere una persona a prendersi la responsabilità di gestire l’apertura e la chiusura dei locali. Obiettivamente un solo volontario sarebbe rimasto schiacciato dall’impegno troppo gravoso.

Grazie alla progettazione domotica è stata data priorità a tecnologie che hanno reso possibile la gestione dello spazio di via Caselli.
La domotica si è messa al servizio delle persone e ha permesso ai vari responsabili delle attività di accedere ai locali senza le chiavi. Queste sono state sostituite da codici numerici da digitare su un tastierino posto accanto alla porta di ingresso.

Ogni codice è univoco e viene attivato per una determinata fascia oraria. Il responsabile del corso o dell’attività riceve il codice e lo usa al momento. Questo semplifica molto le cose e permette di contattare a colpo sicuro la persona il cui nome è associato a quel codice.

La progettazione domotica è pensata per mettere al centro le persone

Il progetto “ArKa” ci ha messo però di fronte all’impossibilità di imporre un solo meccanismo a tutti i possibili utenti. Troppi i soggetti coinvolti e grandi le differenze socio-culturali a caratterizzarli.

La soluzione è: progettare la domotica pensando di farle fare tutto il possibile grazie ad automatismi che non mettano in difficoltà le persone.
Alle persone coinvolte nell’uso del Centro “ArKa” si è deciso di chiedere una sola cosa: togliere e rimettere l’antifurto.

In questo caso “togliere e rimettere l’antifurto” è l’azione minima richiesta, da regolamento, ai vari attori coinvolti nelle attività del Centro.
Immettendo il codice si risponde a questa richiesta e, automaticamente, il sistema domotico attiverà le prese elettriche, il wi-fi e la luce di benvenuto all’ingresso.
Si semplifica, riducendo le azioni degli utenti e limitandone i possibili errori.

L’interfaccia con cui gli utenti possono personalizzare lo spazio è touch screen, con icone semplici e scritte ben visibili. Composta da tre pulsanti che gestiscono le luci del salone, del soppalco e del palco può essere usata da tutti con facilità.

Miglioramenti quotidiani che semplificano la vita delle persone

L’automazione delle attività del Centro “ArKa” ha permesso di ridurre il problema della formazione del personale. Non serve più istruire tutti sul funzionamento delle sale o sulle posizioni delle luci: basterà ricordare agli utenti responsabili di disattivare e riattivare l’antifurto.

Anche la gestione del calendario delle attività si è semplificata molto. Ogni tre mesi l’Associazione responsabile stila un calendario dei corsi e passa le informazioni a noi. La nostra squadra implementa l’orario nel sistema e si occupa del customer care.
Sì, è raro ma a volte può capitare che qualcuno sbagli a digitare il codice o si trovi in difficoltà. Il problema si risolve in pochi minuti: arriviamo in suo aiuto tramite una videochiamata in partenza dal device di gestione del sistema… et voilà!

L’ambiente influenza le persone. E viceversa!

Alla luce di questa esperienza di domotica applicata a grandi spazi in condivisione, abbiamo rilevato due risultati particolari, decisamente confortanti.

  • La conferma di quanto sia importante la progettazione. E di come riesca a mettere le persone e le loro attività al centro, adattandosi alle esigenze emergenti.
  • L’ambiente domotizzato è stato in grado di creare un fenomeno per cui i ragazzi appassionati di elettronica/domotica hanno iniziato a frequentare più assiduamente il Centro. Non solo perché si trovavano bene! Hanno approfittato di uno spazio fertile e adatto per studiare metodi di implementazione del sistema domotico creato da noi.

Progettare un ambiente adatto alle proprie necessità crea la possibilità di sfruttare quello stesso ambiente in modo diverso e personalizzato. In questo caso è di sprone per un gruppo di studenti dalla mente fresca e ricettiva agli stimoli dell’evoluzione tecnologica.

Ogni Architetto sa quanto l’ambiente possa esercitare un’azione determinante sulle persone che lo vivono. Questa potenzialità viene amplificata se si cura la progettazione dell’impianto domotico.

L’asso nella manica dell’Architetto interessato alla domotica è quello di farsi affiancare da un Ambient Intelligence Designer e da un System Integrator.
Il lavoro di squadra concorre a soddisfare il cliente, trasformandone la casa nell’abitazione ideale.

Il flyer che annunciò l’apertura del Centro giovanile

Chi è l’Ambient Intelligence Designer?

Quando si progetta una casa domotica è importante mettere in luce una nuova figura professionale: quella dell’Ambient Intelligence Designer.
Insieme all’Architetto e al System Integrator, concorre alla realizzazione delle abitazioni domotiche.

Il concetto di ambient intelligence rappresenta lo scenario nel quale gli uomini vivono circondati da dispositivi con capacità computazionali e interattive. Si tratta di sistemi collegati in rete che si mettono al servizio dell’utente con dedizione e discrezione, senza essere mai invadenti.

L’Architetto raccoglie informazioni e le trasforma in una vera e propria abitazione. Il System Integrator mette in opera il progetto domotico ma è l’Ambient Intelligence Designer che raccoglie gli input del cliente e li ingegnerizza.
Questa nuova figura organizza in un progetto tecnico le informazioni utili alla realizzazione di un software che attiverà la casa domotica.

Il ruolo dell’Ambient Intelligence Designer

Il suo compito è quello di fare da ponte verso la selezione della tecnologia più adatta alla realizzazione della casa domotica. Sarà il System integrator a metterla in campo.

Si tratta di una professione relativamente recente il cui ruolo, in alcuni casi, potrebbe essere ricoperto, in tandem, dall’Architetto e dal System Integrator.
Se l’Architetto può vantare basi di metodologia di progetto centrate sul cliente e il System Integrator skill ingegneristiche, lavorando in sinergia porteranno a casa il risultato ottimale.

In caso contrario, si sentirà appunto l’esigenza di una figura come l’Ambient Intelligence Designer a fare da trait d’union tra i due professionisti. Il suo lato più centrato sulle problematiche umane e sull’esperienza utente, sarà fondamentale per la realizzazione della casa dei sogni del cliente.

Soddisfare il cliente mettendolo al centro

Le nuove tecnologie si portano dietro la nascita di nuovi lavori e nuovi professionisti. L’Ambient Intelligence Designer ha sicuramente una formazione tecnico-ingegneristica, di profilo informatico ma questo non basta. Il suo ruolo si completa con la presenza di elementi di metodologia di progetto, utili a chi deve realizzare un’abitazione domotica.

Il suo lavoro è interpretare gli input del cliente trasformandoli in informazioni utili per realizzare il sistema domotico. Lo scopo finale è quello di scegliere la tecnologia migliore a questo scopo.
Una delle qualità di un Ambient Intelligence Designer è la capacità di “spacchettare” le informazioni facendo emergere gli elementi importanti che, in sua assenza, rischierebbero di rimanere impliciti o di perdersi.

L’apporto che può dare la figura dell’Ambient Intelligence Designer è utile per stimare i costi in modo preciso. In questo modo ancheil System Integrator avrà tutto talmente chiaro e definito da poter proporre, per il proprio lavoro, un preventivo molto veritiero che non lasci adito a dubbi o a spiacevoli sorprese.

Il suo ruolo risponde alla domanda: “Perché devono succedere quese cose?”, non “Come facciamo a far succedere queste cose?”. Le risposte le ottiene con approfondite chiacchierate con tutti i membri della famiglia, nessuno escluso. Perché se è vero che ognuno è diverso, nella casa domotica queste differenze possono venire allo scoperto ed essere prese in considerazione, come meritano. Questo servirà per concorrere alla realizzazione di una casa ideale… per ogni componente della famiglia.

L’Ambient Intelligence Designer parte dai sogni e dai problemi delle persone per creare dei prodotti che diano loro soddisfazione 

Il progetto domotico non sostituisce il progetto elettrico. Lo integra!

Il progetto domotico è diverso dal progetto elettrico. E servono entrambi.
Assodato questo, bisogna mettere in conto che per raggiungere l’obiettivo del tuo cliente, cioè la casa che gli farà dire: “Che meraviglia!” bisognerà prevedere, nel team, la presenza di un Progettista Elettrico e di un Progettista Domotico.

Dopo lunghe chiacchierate con il cliente l’Architetto ha pensato agli spazi, alla divisione in stanze e ha razionalizzato su carta gli aspetti energetici della casa.
È il momento di pensare anche all’impiantistica idraulica ed elettrica. E se ne occuperanno professionisti esperti di quel settore.

Oltre agli aspetti strutturali strettamente legati al proprio ambito di azione, i progettisti si trovano ad affrontare una serie di problemi tecnici e legislativi, che sono il loro “pane quotidiano“. Quindi non gli si richiede solo capacità a livello tecnico ma anche doti da problem solver per questioni burocratiche.
In campo elettrico solitamente operano Ingegneri che conoscono le normative e che firmano i progetti.

Il progetto domotico

Il progetto domotico risponde alla domanda: “Cosa fa la casa?”.
Mette nero su bianco richieste astratte che verranno concretizzate dal System Integrator.
Si può trattare, per esempio, del desiderio di far accendere le luci in salotto per 30 secondi al 100%, per poi abbassarle all’80% oppure della necessità di riconoscere chi, tra i componenti della famiglia, abbia appena varcato la porta di casa.

Il sistema elettrico dovrà necessariamente comunicare con quello domotico. In caso contrario, semplicemente, non succederà quello che ci si era posti come obiettivo e, soprattutto, quello che desiderano i proprietari dell’abitazione.

Il Progettista Domotico

Il Progettista Domotico (che a noi piace definire Ambient Intelligence Designer) ha un ruolo simile a quello degli sviluppatori software. Si occupa, più che della messa in opera degli impianti, di quello che permette loro di attivarsi.
Chi lavora sul software si occupa di capire cosa farà il sistema, così chi lavora ad un progetto domotico immagina l’esperienza ideale per l’utente.

Per svolgere il suo lavoro serve una formazione diversa da quella che possiede il progettista elettrico: si tratta di una professione nuova che si occupa degli aspetti funzionali e si integra con il lavoro del progettista elettrico e con il progetto architetturale.

Il Progettista Domotico decide cosa fa la casa e con quali strumenti. Come farà realmente ad interagire con il cliente, lo deciderà il System Integrator.

Il Progettista Domotico raccoglie i requisiti degli impianti dall’Architetto e trasforma i desideri del cliente in strumenti di lavoro.
Il cliente sarà un fiume in piena di domande e sogni. Sarà il progettista a tradurre le sue richieste decidendo di avere nello studio un’illuminazione costante che varierà in funzione di quella solare.
Sempre lui si assicurerà che il comando vocale possa far partire un film nella sala cinema o che il cancello si apra all’arrivo dell’auto dei padroni di casa.

Il compito del Progettista Domotico è quello di prendere per mano il cliente, facendogli scoprire che “si può fare!” quasi tutto.

Il System Integrator

Ruolo del System Integrator è concretizzare il progetto e far dialogare tra loro impianti di tipo diverso. Grazie a lui si riuscirà ad ottenere un funzionamento migliore dei vari sistemi presenti nell’abitazione del tuo cliente.
Il System Integrator prende dei componenti (hardware e software) molto diversi tra loro e trova un modo per farli dialogare, ottenendo il meglio da ognuno di loro.

Nell’ambito della domotica il System Integrator permette all’utente finale di interagire con l’abitazione e tutti i sistemi tecnologici che la rendono smart, attraverso un solo device.

Durante i lavori in cantiere, il nostro professionista sarà ben felice di possedere un progetto domotico su cui basarsi.
Sapere già a monte come dovrà lavorare la casa e poter esaudire i desideri dei clienti, sono due must per il System Integrator.

Un lavoro di sinergia tra più specialisti

Sono pochi i professionisti che hanno colto l’importanza della progettazione domotica e lavorano per delineare il progetto che verrà poi consegnato al System Integrator.
Il suo compito esula da quello del progettista ed è per questo che, pur realizzando “sul campo” la casa ideale per il cliente, preferirebbe trovare un progetto già pronto senza doverlo realizzare da zero.

Chi decide cosa deve essere presente all’interno della casa è il Progettista Domotico.
Il professionista che si occupa di far succedere in cantiere quello che ci si era immaginato è il System Integrator.

Anticipare i problemi con un progetto chiaro e completo

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, i lavori più riusciti sono quelli che iniziano con una buona progettazione.
In quella fase ci si può concedere il lusso di sbagliare e di cambiare idea, anticipando eventuali problemi. Si mettono così le basi per la creazione di una squadra di professionisti che lavorerà al meglio delle proprie possibilità, in una situazione di calma e positività.

Il progetto domotico si deve integrare con il progetto elettrico
Il progetto domotico si deve integrare con il progetto elettrico

5 cose da verificare con il cliente prima di progettare la domotica della sua casa

Quando il tuo cliente varca la soglia dello studio chiedendoti di progettare la domotica della sua nuova casa e comincia a parlare di smart home, automazioni e bizzarrìe viste a casa del vicino… tu, Architetto, sai che sarà una lunga giornata.
Ti capiamo e siamo qui per affiancarti nel compito di effettuare la progettazione domotica ideale per il tuo cliente.

1- Soluzione di largo consumo o professionale?

Ci sono due tipologie di clienti finali per l’Architetto: l’amante del fai-da-te che non ha paura di “mettere le mani in pasta” e chi si lascia guidare perché non ne capisce molto e preferisce affidarsi ad un esperto.

Ci sono potenziali acquirenti che passano le notti online per informarsi sulle caratteristiche degli impianti domotici e sugli ultimi ritrovati tecnologici. Non si tratta di persone dalle strane richieste, anzi! Il loro interesse permetterà di capire in fretta cosa si aspettano da una casa domotica. E soprattutto quanto avranno voglia, eventualmente, di mettersi in gioco per il suo mantenimento ottimale.

La soluzione consumer, quella da GDO (Grande distribuzione organizzata) è più facile da installare ma i suoi componenti hanno una durata inferiore alla media. Pensata con caratteristiche meno professionali, è la soluzione ideale per gli “smanettoni” che hanno come hobby l’implementazione del proprio sistema domotico casalingo.

La soluzione professionale, quella che ci sentiamo sempre di consigliare, si fonda su elementi fatti per durare (nel limite delle accelerate a cui ci ha abituato la tecnologia domotica), di qualità superiore e dalle performance migliori.

In entrambi i casi la cosa migliore è quella di avviare un confronto vis-à-vis con il cliente. Questo ti permetterà di capire quale sia il budget e quali le sue reali esigenze. È importante separarle dall’“innamoramento del momento” o dal bisogno di avere lo stesso ausilio domotico, visto a casa di un amico.

2- Caratteristiche e requisiti dei componenti dei sistemi domotici

Molti prodotti consumer vengono realizzati all’estero e, in particolare, in Cina. Non che questo sia di per sé un problema… ma le difficoltà si possono, a volte, manifestare nel tempo.

Alcuni elementi, riportano la marcatura CE (il segnale di appartenenza ad un insieme di pratiche obbligatorie per i prodotti sotto direttiva comunitaria) ma potrebbero rientrare a stento nei parametri e presentare difetti sul lungo periodo.
È il caso, per esempio di relé – made in China – venduti a 4 €. Il loro compito è quello di aprire e chiudere le prese elettriche ma, a quel prezzo, nascondevano un difetto: si surriscaldavano molto facilmente, risultando pericolosi.
C’è un motivo se quelli professionali possono arrivare a costare fino a 100 €!

3- Se non c’è la connessione ad Internet come reagisce l’impianto domotico?

Molti impianti consumer e alcuni professionali di prima fascia si affidano ad Internet e costringono l’utente a collegarsi al wi-fi.
Esistono prodotti che sono partiti considerando come necessaria la presenza del collegamento alla Rete. È il caso di Shelly, produttore bulgaro che nel tempo ha “aggiustato il tiro” ed è passato a realizzare componenti con caratteristiche meno restrittive.

Alcuni prodotti legati al mondo della domotica non funzionano senza collegamento Internet. Altri invece, hanno alcune opzioni inibite e funzionano in modo meno sofisticato. È il caso, per esempio, di NEST (il termostato wi-fi targato Google) che, in assenza del collegamento alla Rete, non può essere controllato e gestito tramite App.

4- Se l’utente ha un problema, chi lo aiuta?

Come abbiamo visto, esistono utenti più intraprendenti e altri che preferiscono contare, in caso di necessità, su un supporto esterno.
Scegliere soluzioni consumer mette il cliente nella scomoda posizione di dover trovare da solo, o tramite un generico centro di assistenza, la soluzione alle proprie difficoltà.

I sistemi domotici professionali, invece, promettono assistenza anche sul lungo periodo.
Nel caso di NEST, che abbiamo citato precedentemente, esistono sia un servizio telefonico che una rete di distributori dedicati. In caso di guasti possono dare una mano a chi si trova in difficoltà.

5- Distinguere tra moda e necessità

A volte il cliente finale fa delle richieste dettate dalla moda o dall’infatuazione del momento. Magari ha sentito parlare del controllo vocale in campo domotico o ha visto come funziona il sistema audio a casa di un amico. Si incaponisce sostenendo che vorrebbe applicarlo nella propria abitazione.
Non sempre lo si può assecondare perché, quella da lui proposta potrebbe non essere la soluzione ideale.
Ogni famiglia ha esigenze diverse e non tutte le case hanno la stessa conformazione.

L’aiuto più grande che si può dare ad un cliente è quello di ascoltarlo, raccogliere più informazioni possibili e restituirgli la soluzione migliore, creata su misura per lui.

Per progettare la domotica di un'abitazione hai bisogno di ascoltare le esigenze del tuo cliente
Raccogli tante informazioni dal tuo cliente per progettare la domotica ideale per la sua casa!

Puoi rispondere alla domanda: “Quanto costa un impianto domotico?”

“Quanto costa un impianto domotico?” è una delle domande più comuni che gli addetti ai lavori si sentono rivolgere.
Purtroppo è anche una domanda a cui è impossibile rispondere con una cifra x.
Quindi se ti senti rispondere: “Dipende” sappi che non sei incappato nei soliti furbetti che vogliono solo prendere tempo per poi spararti numeri a caso. Molto probabilmente avrai di fronte a te degli esperti che non vogliono né illuderti, né esagerare a sproposito.

Sul sito Habitissimo, che ti permette di richiedere preventivi da professionisti del settore casa, si calcola che il costo di un impianto domotico possa spaziare tra 1.000 e 55.000 Euro.
Questo campione statistico ci indica quanto possano essere variabili i prezzi in un range così ampio e, di conseguenza, quanto sia improbabile riuscire ad ottenere informazioni precise.

Abituati agli impianti elettrici tradizionali, dove ogni pezzo che si mette in campo ha una suo costo e, soprattutto, un suo unico ruolo, viene naturale chiedersi a quanto possa ammontare l’investimento.

Ma nell’impianto domotico si possono far fare tante azioni ai vari elementi. Parliamo di cose che da soli non farebbero ma che, combinati con gli altri sistemi, danno vita a meraviglie della tecnica tali da lasciare tutti a bocca aperta.

La personalizzazione fa variare i prezzi

Questa possibilità di personalizzazione apre un foglio bianco per quanto riguarda i costi: le variabili sono talmente tante e vengono alla luce nel momento in cui ci si confronta con il cliente. Da un lato si comincia a fantasticare e dall’altro a trasformare i sogni in realtà, mettendoli nero su bianco in un progetto.

Il lavoro di progettazione e sviluppo delle possibilità permette di cominciare, calcolatrice alla mano, a stimare dei costi. L’analisi non può iniziare prima che si sia deciso cosa farà la domotica nella casa in oggetto.

Online potresti trovare dei costi al m², come sai di poter trovare anche prezzi “fatti e finiti”. La rete ci riserva sempre tante sorprese ma questo è uno di quei casi in cui le cifre non possono essere considerate attendibili.
Il System Integrator può arrivare ad estrapolare una cifra di quel tipo, sulla base della propria esperienza e sulle specifiche dei lavori svolti in precedenza ma, la velocità con cui si aggiorna la tecnologia permette a quei costi di variare e, spesso di abbassarsi.
Questo è il motivo per cui, ancora una volta, ci troviamo a definirli poco attendibili per chi sta facendo i conti con il budget del cliente.

L’importanza di un progetto eseguito prima di iniziare i lavori

Un immobile realizzato con un impianto domotico sarà più facile da vendere. Una buona notizia per chi sta investendo in questa direzione: si stima che il valore dell’immobile possa crescere del +5% fino al +8% .
La cosa migliore è quindi iniziare con il piede giusto e progettare la domotica nei minimi particolari.

Il lavoro di analisi deve essere obbligatoriamente effettuato nella prima fase di progettazione. Non si può aspettare di prendere le decisioni “a valle”, come quando si installano impianti elettrici tradizionali.
Farlo in un secondo momento porta a sostenere dei costi più elevati rispetto al normale.

Lo specialista della progettazione domotica può configurare un paio di scenari diversi, con le informazioni ottenute dall’Architetto e dal suo cliente.
Questo permetterà di rispondere, in parte, alla domanda: “Quanto costa un impianto domotico?”.
Sarà un punto di partenza per avere una stima di massima dei costi, dettata dalla scelta delle marche preferite, dai desideri e dalla effettiva possibilità di realizzarli.

Noi di “Progetta la Domotica” lavoriamo in due fasi:
– In un primo tempo affianchiamo l’Architetto durante il colloquio con il suo cliente. Ascoltiamo, raccogliamo informazioni e richieste e, in base alle idee emerse, forniamo un range iniziale di spesa.
– Proseguiamo poi arrivando a produrre un preventivo in bianco che l’Architetto può condividere con i propri professionisti di fiducia o arriviamo direttamente al dettaglio di capitolato.

Con questo post siamo stati una voce fuori dal coro rispetto a quanti promettono costi finiti e prestabiliti. Non vogliamo scoraggiarti ma esserti di supporto lungo la strada che ti porterà a soddisfare le esigenze, in campo domotico, del tuo cliente.

Il prezzo finale di un impianto domotico dipende da molti fattori
Il prezzo finale di un impianto domotico dipende da molti fattori