L’importanza di progettare la domotica al momento giusto

“Ogni cosa a suo tempo” è un modo di dire che possiamo fare nostro anche quando si parla di progettazione domotica.
Sbagliare i tempi, iniziando la fase di progettazione domotica troppo presto o troppo tardi, può creare problemi che rischiano di mettere a repentaglio la buona riuscita del lavoro.

Per garantire un servizio adeguato al tuo cliente è importante partire con il giusto anticipo. Questo garantirà coerenza tra i tuoi obiettivi e i suoi e, soprattutto, eviterà il rischio di dover recuperare “in calcio d’angolo” un progetto avviato senza le accurate analisi del caso.

A te, come Architetto, viene richiesto di farti garante tra noi progettisti e il tuo cliente finale, ma noi non abbiamo intenzione di abbandonarti. Il nostro obiettivo è quello di supportarti anche nel caso in cui le cose dovessere complicarsi.
Lavorando insieme possiamo anticipare i possibili guai, non solo quelli che possono capitare in cantiere ma anche le piccole incomprensioni con il cliente.

Il progetto domotico realizzato con troppo anticipo

C’è un momento in cui per il cliente non è ancora chiaro quali possano essere le potenzialità della domotica e come applicarle alla propria abitazione.
Il suo desiderio è quello di “mettere un po’ di domotica” ma non sa ancora a quale scopo. Ce l’hanno i vicini, ne ha sentito parlare alla televisione, ci sono i bonus ristrutturazioni… ecc. Le motivazioni possono essere le più svariate.
Ecco, questo non è ancora un buon momento per parlare di progetto domotico: è ancora troppo presto.

In questa fase bisogna fare brain-storming, raccogliere le idee del committente e fargli capire cosa si può fare e a quali costi.
Dopo la chiacchierata iniziale, il Progettista Domotico preparerà la relazione preliminare con le opzioni pensate appositamente per il cliente.
Ma non solo per lui… per tutti gli attori che abiteranno la casa. Compresi gli eventuali amici a quattro zampe.

L’anticipo eccessivo può essere fuorviante per il cliente che pensa di acquistare una cosa e invece si “porta a casa” tutt’altro. Inoltre può anche spaventarsi davanti a preventivi che reputa troppo alti rispetto al beneficio percepito.
Probabilmente l’unico suo metro di paragone, parlando di impianti, è quello che lo fa andare, con il pensiero, all’impianto elettrico. E al preventivo che gli ha fatto l’elettricista. Ovvio che possa sentirsi spiazzato. Ma come abbiamo già avuto la possibilità di sottolineare, il progetto domotico non sostituisce quello elettrico. E non sono paragonabili.

Il progetto domotico realizzato troppo tardi

Non ti nascondiamo che questo è lo scenario più complicato. Entrare in un progetto già in fase esecutiva è difficile in ogni ambito. In campo domotico significa:

  • dover capire come si possa usare quello che è già stato fatto;
  • pianificare una “crescita progressiva” che porti nella giusta direzione.

Nel momento in cui l’Architetto si è già impegnato con i fornitori per scegliere l’impianto più adatto o per valutare il costo di cinquanta punti-luce, per noi è già troppo tardi riuscire ad intervenire. Spezzare un vincolo molto forte o introdurci in una trattativa avviata, rende più complicato il nostro lavoro e ci impedisce di fornire il miglior supporto nella scelta di come e cosa fare.

Aver saltato la fase di colloquio preliminare con il cliente significa che non conosciamo quali siano realmente le sue esigenze e che, di conseguenza, potremmo non riuscire a consigliare l’impianto più adatto.

Il cliente potrebbe scoprire – troppo tardi – che alcune cose che pensava di poter fare in un modo, in realtà le deve fare in un altro. Dovrebbe così scendere a compromessi o rinunciare completamente a quello che desiderava.
Potrebbe essere un problema legato alle impostazioni della caldaia oppure all’apertura automatica su quei serramenti che gli piacciono molto. Tutto perché questi elementi non sono in grado di “comunicare” con l’impianto domotico installato.

Il progetto domotico realizzato nei tempi giusti

Il momento ideale per iniziare a ragionare in termini di progetto domotico è sicuramente… il secondo appuntamento. Un po’ come nelle più belle storie d’amore, il primo incontro serve per rompere il ghiaccio ma al secondo appuntamento si hanno le idee più chiare e si può iniziare a fare sul serio!

Dopo il primo incontro, emergono le complessità e si può cominciare a definire meglio il comportamento della casa e degli attori che la abitano.
Facendo partire in contemporanea i lavori sul design architetturale e il progetto domotico, è più facile dare al cliente delle certezze, previsualizzando con lui cosa sta per succedere e, soprattutto, cosa sta per comprare.

La scelta dei tempi adeguati è alla base della promessa – mantenuta – di alta qualità dei lavori.
“Partire con il piede giusto” servirà anche per mantenere buoni rapporti tra Architetto, Progettista Domotico e cliente finale.

Quindi non ci stancheremo mai di ribadire che i lavori migliori sono quelli impostati bene sin dall’inizio a seguito di un’attenta progettazione su carta.
Siamo fatti così, ai lustrini e alle promesse esagerate preferiamo concretezza e attenzione ai particolari. Vogliamo parlarne davanti ad un caffé? 😉

Progettare la domotica al momento giusto ti mette al riparo da problemi con il cliente

Il Design Thinking applicato alle abitazioni domotiche

Il processo con cui sono abituati a lavorare gli Architetti è molto simile a quello che caratterizza il Design Thinking.
su Wikipedia ne troviamo una definizione che chiarisce cosa si intenda con questo termine: “Il Design thinking è l’insieme dei processi cognitivi, strategici e pratici con il quale la progettazione di prodotti, edifici e macchinari è sviluppata da team di designer.”

Questo concetto si applica anche all’innovazione di prodotti e servizi, dove si esplicita come modello per la risoluzione di “problemi complessi attraverso visione e gestione creative“.
Nasce nell’ambito del design ma nel campo della domotica lo si applica alla realizzazione degli impianti di edifici e abitazioni private.

Il concetto di Design Thinking rientra in quello di User Centered Design, ovvero quel tipo di progettazione centrata sull’utente. Qui i suoi bisogni e desideri vengono tenuti in alta considerazione e viene data grande attenzione ad ogni passo della creazione del processo di progettazione, in modo da rendere il prodotto utile e usabile.

Le 5 fasi del Design Thinking

Progettare un sistema domotico centrato sull’utente significa lavorare sulle sue esigenze, caratteristiche e obiettivi. Questo significa coinvolgerelo fin dall’inizio nel processo.
Quando si lavora per soddisfare i livelli di usabilità degli elementi che compongono una casa domotica si attraversano 5 fasi:

  1. Definizione dell’utente
  2. Definizione dell’obiettivo
  3. Ideazione
  4. Prototipazione
  5. Test

Definire “chi-usa-cosa” tra gli attori coinvolti

In questa fase esplorativa si analizzano le abitudini e le preferenze di tutti gli attori che abitano sotto lo stesso tetto.
Questo è il momento in cui si scoprono le caratteristiche dei componenti della famiglia e si definiscono le preferenze. Oltre alle persone coinvolte, si scandaglieranno anche le abitudini di eventuali amici a quattro zampe.

Questa è una fase nota agli Architetti che la attraversano già nella creazione degli spazi. Per un progettista domotico è il momento in cui capire chi si alza per primo al mattino, chi esce di casa per ultimo, a che ora torna il primo componente della famiglia… e così via. In un crescendo di affinamento delle informazioni.

Idealmente bisognerebbe passare giorno e notte a stretto contatto con gli attori che abiteranno la casa. Questo permetterebbe di scoprire abitudini ed esigenze irrinunciabili. Visto che, per ovvi motivi, non possiamo stare costantemente insieme, la soluzione è che il Progettista Domotico lavori in parallelo con l’Architetto.
I giorni passati con il cliente saranno gli stessi, ma le informazioni che se ne trarranno, saranno utili a tutti i professionisti coinvolti.
In questo periodo di esplorazione è bene lavorare anche vicino all’Ambient Intelligence Designer per affrontare i temi legati al comportamento degli ambienti.

Definire obiettivi e bisogni delle persone grazie al Design Thinking

Questa fase permette di decidere come andare incontro ai vari attori coinvolti, semplificando loro le giornate.

L’attore-nonno è anziano e ha l’artrosi. Purtroppo non ha più tanta forza nelle mani, quindi lo si può aiutare evitandogli tutte quelle azioni che lo costringono a usare maniglie o spingere leve. Bisognerà trovare delle soluzioni efficaci che possano essere comandate vocalmente.

L’attore-figlio adolescente è scontroso e malmostoso. La musica è il suo rifugio ed è collegato a Spotify quasi 24 ore su 24. Come gli si può andare incontro, aiutandolo a ridurre al minimo le tensioni con i genitori?

E l’attore-cane? L’iperattivo di casa che vorrebbe uscire appena gli si richiude la porta e vorrebbe rientrare appena lo si manda fuori?
Come permettergli di muoversi in autonomia, senza costringere qualcuno al suo servizio? Durante la progettazione domotica è bene pensare anche a questo.

Gli attori coinvolti sono tanti e ognuno ha le proprie caratteristiche e problematiche. Bisogna tenerne conto, così come non si deve dimenticare che uno degli attori è sempre la casa.
Nella fase iniziale è quindi necessario indicare gli eventuali vincoli progettuali così come vanno elencate tutte le caratteristiche implicite. Così vengono definite quelle peculiarità che ci si aspetta all’interno di un’abitazione.

La possibilità di accendere le luci, la presa collegata all’antenna per collegare la tv, la presenza delle abat jour in camera da letto, il citofono, il termostato su ogni piano della casa… tutte quelle cose che possiamo definire ovvie perché siamo abituati a trovarle in una casa. Anche in una casa domotica ci saranno, ma nel progetto dovranno essere esplicitate per poterle trattare nel modo più adatto al cliente.

L’ideazione della soluzione personalizzata

Giunti a questo punto, il Design Thinking suggerisce di lavorare sulle ipotesi che servono a risolvere i problemi dei vari attori coinvolti. È il momento di ricreare scenari di comportamento o situazioni reali per capire in che modo risponderà l’ambiente alle sollecitazioni degli inquilini.

Nel caso citato in precedenza abbiamo un nonno che fa fatica ad usare le mani per interagire con la casa. Si penserà ad una serie di comandi vocali e ad uno scenario “parla con me”.
A fronte della raccolta di informazioni sui vari componenti della famiglia, si è scoperto che lo stesso scenario sarà utile anche al papà, appassionato di cucina. Trovandosi spesso con “le mani in pasta” non riesce a pigiare gli interruttori delle luci o il bottone che comanda le aperture di porte e cancello, per aprire alla moglie che torna dalla palestra all’ora di cena.

Prototipazione degli scenari nel Design Thinking

Dopo aver “vissuto” con gli attori, individuato i loro problemi e aver lavorato ad un ventaglio di soluzioni per risolverglieli è il momento della prototipazione.
Nel design di prodotto questo momento viene sancito dalla realizzazione di un oggetto-prototipo.
In campo domotico le cose sono un po’ diverse ma abbiamo come alleati degli strumenti di previsualizzazione architettonica e di realtà virtuale.

Il limite di questi strumenti è quello di riuscire a far vedere solo l’ambiente. Non sono in grado di costruire una presentazione con elementi narrativi che permettano all’utente di vivere emotivamente la realtà della casa.

Qui entra in scena lo Storytelling for Prototyping. Uno strumento che, affiancato alla potenza della realtà virtuale, aiuta a comunicare e a testare gli scenari che compongono il progetto domotico. Viene perfezionato man mano che l’offerta prende forma e viene compresa dagli attori.

La forte componente emotiva di questa fase dei lavori è il filo conduttore che permette di arrivare al nocciolo dei problemi, facendo breccia nel cuore degli attori.
Non basta presentare il progetto al cliente dicendogli di cliccare qui, o pigiare là. Si deve passare a raccontargli come sarà la sua vita entrando in quella casa. Ecco perché non ci si può dimenticare dello Storytelling ma lo si deve usare, se possibile in abbinamento alla reatà virtuale, per comunicare al meglio con la famiglia.
Sarà lo strumento ideale per vagliare tutte le ipotesi e fugare ogni dubbio. Ma anche un potente mezzo per verificare “cosa succederebbe se…” o per pensare che “… invece qui si potrebbe”.

Far assaporare le situazioni reali ai clienti permette loro di rapportarsi alla casa in modo diverso rispetto al semplice sentirne parlare.
Ci concediamo un paragone estemporaneo: la differenza è riconducibile a quella che c’è tra leggere un libro di storia e guardare un documentario storico.

L’ultima fase è sempre quella di test

L’ultimo step del Design Thinking prevede un momento di test dei comportamenti dedotti in precedenza.
È giunta l’ora di parlare con i clienti “recitando” loro lo Storytelling e fornendo una visione della loro realtà futura.

Questo momento si può assimilare a quello in cui gli Architetti verificano le proprie ipotesi, facendo vedere ai clienti l’arredamento scelto.
Se la tesi proposta passa il test, si procederà alla chiusura del progetto.
In caso contrario si ricomincia da capo raccogliendo nuovi dati e formulando nuove supposizioni in un ciclo reiterativo che… non deve scoraggiare!

Come collaboriamo con gli Architetti?

Il Design Thinking comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti.
In un’ottica di integrazione e collaborazione abbiamo deciso di adottare lo stesso schema per lavorare di pari passo con i nostri clienti Architetti, senza stravolgere le loro abitudini.

Non vogliamo essere visti come un problema ma come una risorsa. Integrarci in modo indolore con le loro attività ci permette di avere una visione comune dei passi da compiere e aiuta tutte le figure professionali coinvolte a comunicare nel modo migliore con il cliente finale.

Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti
Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti

Competenze necessarie per realizzare un progetto domotico

Per realizzare un progetto domotico, residenziale o commerciale, è sempre più importante avere competenze che permettano di controllare direttamente gli elementi di automazione fin dai primi momenti. Così da poterli integrare in modo armonico nella visione progettuale totale.

Attraverso l’applicazione ragionata di metodologie centrate sull’utente, l’Architetto può:

  • controllare l’impatto degli elementi domotici sul suo progetto,
  • gestire in modo efficace la definizione delle funzionalità attese dal cliente,
  • comunicare in modo diretto le richieste agli installatori.

L’Architetto deve riappropriarsi del controllo degli elementi di automazione.
Progetta la Domotica nasce per fornire strumenti metodologici che permettano di ritornare ad avere il controllo della situazione, già in fase progettuale.

La casa non risponde più solo alle esigenze dell’utente ma le anticipa, piegando gli automatismi ai bisogni e alle abitudini di chi la abita.
Cambia così la relazione con l’utente che non è solo attivatore di azioni ma anche fruitore, spesso inconsapevole, di servizi e attenzioni pensate per facilitargli la vita.

Servono strumenti progettuali corretti per gestire questa nuova modalità di interazione. La domotica richiede infatti che si ripensi, sin dall’inizio, ad alcuni strumenti già in possesso degli Architetti, integrandoli con elementi nuovi, specifici, che risolvano le problematiche e le situazioni tipiche della domotica e della smart home.

I prossimi articoli ci permetteranno di fare un approfondimento su queste nuove competenze:

  • introduzione al Design Thinking per la progettazione domotica;
  • elementi di Ambient Intelligence System Design e strumenti di definizione dei requisiti;
  • Storytelling for validation per la validazione del progetto domotico con il cliente;
  • Abstract device list ed esplorazione del progetto con gli addetti alla realizzazione dell’impianto domotico;
  • valutazione dei progetti attraverso la Channel Analysis e l’aderenza della relazione Uomo-Ambiente.

Il Design Thinking nelle abitazioni smart

Il Design Thinking è la metodologia di progettazione che nasce nell’ambito del design di prodotto.
Si tratta di un processo a cui è gli Architetti non sono nuovi, spesso impegnati a mettere il cliente al centro. E a domandarsi quale interazione possa nascere tra un oggetto e l’ambiente o, come nel caso della domotica, tra la tecnologia e l’ambiente.

Non è importante sapere come si comporti la tecnologia in sé ma risulta fondamentale, in fase progettuale, scoprire e analizzare il suo rapporto con ciò che la circonda.

Che si tratti della progettazione di un’interfaccia o di un software, non si può esulare dall’analisi dei comportamenti derivati dal rapporto della tecnologia con gli utenti.

Ambient Intelligence System Design

L’Architetto conosce già, per sua formazione, il processo che genera un oggetto e il suo rapporto con l’utente.
Anche nel campo della domotica è importante usare tecniche di progettazione user centered poiché l’intelligenza ambientale (AmI) si riferisce ad ambienti elettronici sensibili alla presenza di persone.

Il termine User Centered Design è stato coniato nel 1980 da Donald Norman a seguito delle sue ricerche nei laboratori dell’Università della California-San Diego e prevede quattro suggerimenti:

  • Rendere facile determinare quali azioni siano possibili in ogni momento.
  • Rendere le cose visibili.
  • Semplificare la valutazione dello stato corrente del sistema.
  • Seguire mappature naturali tra le intenzioni e le azioni richieste.

Questi consigli pongono l’utente al centro del progetto. Il ruolo del designer, come del progettista domotico, è di facilitare l’attività per l’utente e assicurarsi che egli sia in grado di utilizzare il prodotto come previsto. E con uno sforzo minimo per imparare ad usarlo.

Storytelling per la validazione del progetto domotico

Abbiamo già avuto modo di porre l’accento sulla necessità di occuparsi del cliente e delle sue esigenze. Non bisogna dimenticare quanto sia importante trovare, ed utilizzare, degli strumenti informali che permettano di comunicare con il committente.

Si deve puntare sullo Storytelling, sfruttando l’occasione per raccontare al cliente come sarà la sua vita nella nuova casa domotica.
Concentrandosi sul fattore emozionale, gli si permette di identificarsi nel suo futuro ruolo di padrone di casa.

Si possono creare degli scenari, basandosi sulla raccolta dati che consigliamo di effettuare sempre in fase preliminare, in cui l’utente si senta protagonista e cominci a pregustare l’effetto che farà vivere in un’abitazione che cercherà di anticipare i suoi bisogni.

Abstract device list

Durante la realizzazione di un impianto domotico può capitare che si registrino incomprensioni tra progettisti e tecnici abilitati all’implemento degli impianti.

Una soluzione è stilare la lista degli oggetti che garantiscano le funzionalità decise in fase di progettazione.

In questa fase l’Architetto ha bisogno di stimare i costi ma non è detto che abbia già deciso a quale fornitore affidarsi.
Tutti sembrano poter andare bene ma ci sarà di sicuro quello che andrà meglio e che risponderà alle specifiche esigenze.

Il tecnico responsabile di un determinato marchio vaglierà la lista dei componenti, fornita di istruzioni astratte, e proporrà una soluzione personalizzata.

Potrebbe servire una centralina con dieci ingressi che si occupi di far accendere le luci. Ma quella funzionalità la si può ottenere in modi diversi e sarà il fornitore a proporre la soluzione migliore alla specifica richiesta.

Channel Analysis delle relazioni Uomo-Ambiente

La Channel Analysis è un metodo utile per fare una misura qualitativa dell’aderenza del progetto domotico alle persone che lo useranno.
Non è più solo l’ambiente l’oggetto della programmazione ma come questo interagisce con le persone.

Esistono quattro possibili caratteristiche che definiscono la relazione tra Ambiente e Utente. Il nostro compito è supportare l’Architetto nella scomposizione e analisi di queste relazioni.

  • Fisico
  • Funzionale
  • Comfort
  • Emozionale

L’utente “fisico” dalla spiccata sensibilità tattile, ama interagire con le cose toccandole.

La sua inclinazione verrà soddisfatta predisponendo per lui un ambiente con elementi fisici, tangibili, con un diretto riferimento agli ambienti e agli impianti tradizionali.

L’utente più “funzionale” sarà quel tipo di persona che ama tasti e bottoni e si aspetterà di trovarli nella sua abitazione.

Per lui è importante avere il controllo di tutto e vuole circondarsi di tante funzionalità che renderanno l’ambiente pronto ad intercettare molteplici bisogni.

Il profilo dell’utente sensibile all’idea di “comfort” corrisponde all’idea di ambiente domotico e di relazione che si crea sul corpo dell’utente.

Un tipo di spazio in cui i bisogni del padrone di casa vengono intercettati dal sistema che risponderà “coccolandolo”. La luce si accende al calar del sole o la temperatura si alza quando si è malati, anticipando i desideri dell’utente.

Infine, l’utente “emozionale” che instaura con l’ambiente una relazione a livello “mentale”.

I desideri di questa tipologia di utente vengono esauditi eliminando cavi, pulsanti o interruttori. Realizzando, invece, un impianto basato sull’interazione vocale con il sistema.
L’esempio più noto è quello del rapporto empatico che si instaura con Alexa. In questo caso l’utente è più attivo e si muove in prima persona per chiedere allo smart home speaker che gli vengano risolti determinati problemi.

L’Architetto deve sentirci affini e vicini al suo modo di lavorare poiché condividiamo l’esigenza di mettere il cliente al primo posto.
La nostra ricerca è tesa al raggiungimento del suo più alto grado di soddisfazione e otteniamo questo risultato confrontandoci e parlando a lungo per aiutarlo a capire cosa desidera e di cosa ha bisogno.

Se l’impianto proposto (e realizzato) al cliente corrisponde alle sue aspettative, si può dire di aver colto nel segno e aver fatto un ottimo lavoro.
E si sa, un cliente felice è un ottimo passaparola!

Un esempio di device da cui l’utente può interagire con la propria abitazione

La domotica migliora l’esperienza utente negli alberghi

La building automation negli alberghi è un tipo di automazione abbastanza comune ormai da molti anni.
Scelta principalmente per migliorare il risparmio energetico e la gestione amministrativa delle strutture ricettive, aiuta a garantire un soggiorno piacevole all’utente.

Potresti già aver seguito dei lavori di ristrutturazione alberghiera, quindi avrai già affrontato con il tuo cliente le peculiarità di una struttura che deve gestire il pernottamento di più persone contemporaneamente. E che ha come missione la soddisfazione di tutti gli ospiti.

La building automation a servizio degli ospiti

È in reception che si fa un primo “assaggio” di quello che può fare la building automation: alla consegna delle chiavi viene abilitata la stanza, che si collega al nuovo ospite. Al check-out permetterà un rapido conteggio delle spese extra (mini-bar, canali televisivi a pagamento…) e tutto sarà rapido e preciso.

Arrivati in stanza si potrà prendere confidenza con le tapparelle automatizzate, con la luce che si accende al passaggio e con l’aria condizionata programmabile.
Tutte automazioni strettamente legate alla presenza e all’interazione dell’utente con l’ambiente che lo circonda.

Eppure si potrebbe fare molto di più. Lo sanno le grandi marche (Siemens, Control4, Hdl o Lutron) che hanno messo a punto soluzioni dedicate, spesso progettate a moduli, in grado di coprire tutte le esigenze di una stanza.

Chi più spende, meno spende!

Gli alberghi più piccoli stentano ancora ad offrire un servizio completamente gestito attraverso la building automation. I costi dei lavori per mettere tutto a regime, possono spaventare un po’, facendo rimandare i lavori di ammodernamento.
Ci teniamo però a consigliarti di affrontare, a inizio lavori, il discorso con il tuo cliente. Spesso i titolari di queste piccole strutture non fanno il calcolo di quanto possa incidere, in termini di spesa, la mancanza di automazioni pensate sulle esigenze del cliente.

L’aria condizionata che rimane attiva anche quando l’utente ha già lasciato la stanza è solo uno di quei servizi che può influire sulla bolletta. Stessa cosa quando l’ospite apre la finestra della stanza, ignorando che il condizionatore è acceso.
Sembrano esempi di poco conto. Per rendersi conto del danno, bisogna moltiplicarli per il numero di stanze. Senza dimenticare che, il problema è strettamente collegato alla presenza di personale che dovrà intervenire spegnendo il condizionatore o chiudendo la finestra.

La domotica è tua alleata nella progettazione dell’albergo

Per ottenere il maggior ritorno in termini economici e di prestigio è necessario pensare alla domotica come un’alleata. Grazie a lei si possono sperimentare soluzioni che mettano al centro l’esperienza utente.
In fase di progettazione si devono analizzare tutte le carte a disposizione. E fare le scelte che permettano un passo in più verso la soddisfazione dell’ospite.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario ragionare mettendosi nei panni di chi fruirà del servizio.
Di cosa potrebbe aver bisogno? Che cosa gli garantirebbe un soggiorno da favola? Come lo si potrebbe aiutare, dal momento che si trova in una città che non conosce e, forse, addirittura in uno Stato diverso da quello da cui proviene?

Uno dei modi che permettono al tuo cliente di prevedere i desideri dei suoi futuri ospiti è quello di partire dal concept della struttura ricettiva.
La domotica va progettata sulle caratteristiche che stanno alla base dell’offerta alberghiera.

La domotica in linea con il concept dell’albergo

Se, per esempio, stai lavorando alla creazione o alla ristrutturazione di un albergo Bio, con piscina e SPA potresti attingere a quel tipo di immaginario salutista.
Sarà quindi molto apprezzata la possibilità di svegliarsi grazie alla luce naturale. Questo plus lo si può raggiungere predisponendo le tapparelle o le tende in modo che si aprano al sorgere del sole. Ma si può anche dare la possibilità di iniziare la giornata con musica soft o con tutto quello che rappresenta e rafforza il concept della struttura.

E se fossi chiamato a progettare la ristrutturazione o la creazione di un albergo situato nel centro di una grande città turistica? Potrebbe essere una proposta interessante il collegamento tra la smart tv e i sistemi di prenotazione di eventi, nelle zone limitrofe.
Grazie alla domotica basterà un click per prenotare la cena nel ristorante più vicino all’albergo, un posto in prima fila a teatro o una visita guidata al museo più famoso della zona.

Come abbiamo già detto in altre occasioni la progettazione domotica è un servizio da anteporre alla realizzazione degli impianti.
Qualsiasi tipo di attività trarrà grande beneficio dalla stesura di un progetto in fase iniziale. Questo permetterà a te, Architetto, e alle altre figure professionali coinvolte, di creare del valore per il tuo cliente e per il suo hotel.

La domotica progettata sul concept dell’albergo risponde ai desideri dell’utente

Eliminare le chiavi. Come cambia l’accesso ai bed & breakfast con la domotica

Come Architetto ti sarà capitato di occuparti della ristrutturazione di bed & breakfast o appartamenti adibiti al soggiorno temporaneo di ospiti.

La tecnologia domotica può migliorare la gestione dell’accoglienza degli ospiti, facilitando il lavoro del tuo cliente.
Un progetto domotico mirato a cogliere le sue esigenze, può aiutarlo ad eliminare le chiavi e il relativo passaggio di mano in mano all’arrivo e alla partenza degli ospiti, a favore di sistemi digitalizzati.

La domotica si è già rivelata utile per migliorare la gestione degli accessi in alberghi e grandi strutture.
Può dimostrarsi risolutiva anche per chi si occupa di micro hospitality. Questa è la definizione per quella forma di accoglienza di cui gli utenti possono beneficiare usando servizi come Airbnb o Booking.com.

Soluzioni integrate nei marketplace che gestiscono case e appartamenti

Molte soluzioni sono integrate nell’interfaccia del marketplace al quale si appoggia il tuo cliente, che può ridurre i suoi interventi nell’accoglienza e nell’interazione con i propri ospiti. Non è più imprescindibile che l’accoglienza venga effettuata vis-a-vis per adempiere alla consegna delle chiavi.
Se da un lato questo rende più autonomi gli ospiti, non è detto che sia una soluzione adatta a tutti gli host.

Il nostro consiglio è quello di impostare i lavori partendo da un confronto sincero e diretto con il tuo committente.
Se da un lato può desiderare un minor coinvolgimento nelle pratiche di accoglienza degli ospiti, è bene ragionare insieme sui rischi di una eccessiva spersonalizzazione del servizio. A fronte di una maggior praticità e sicurezza, potrebbe registrarsi una riduzione della qualità del customer care.

I marketplace ci stanno abituando alle recensioni e alla condivisione di commenti e opinioni. Molti proprietari di b&b non se la sentono di rinunciare al piacere di accogliere i propri ospiti mostrandosi attenti, disponibili e facendosi messaggeri di consigli e raccomandazioni. Che poi sia per passione, per puro spirito di condivisione o “per una stellina in più”, chi può dirlo? 🙂

Se un’attenta analisi dei pro e dei contro vi fa propendere sull’introduzione di sistemi per snellire la fase di accoglienza degli ospiti, ecco cosa si può trovare sul mercato domotico.

Soluzioni per abbandonare le chiavi e gestire gli accessi in modo smart

Per gli host che desiderano automatizzare in sicurezza l’accesso dei clienti nelle proprie strutture ricettive, quali soluzioni sono disponibili?

Elettroserrature intelligenti per accogliere i clienti nel tuo b&b

Le elettroserrature in commercio sostituiscono il classico nottolino e permettono di abbandonare le classiche chiavi. La porta si aprirà attraverso un tastierino numerico posizionato in prossimità della serratura. La composizione, sul tastierino, di un codice univoco a tempo determinato, garantirà agli ospiti l’apertura e l’accesso nell’abitazione.

Tra i prodotti più diffusi la scelta può ricadere su componenti marchiati Yale, Kiwikset o Remotelook.
Alcuni di questi prodotti offrono integrazione con Airbnb e altri servizi di booking. Il tuo cliente non dovrà essere presente all’arrivo degli ospiti perché il codice verrà generato automaticamente tramite una App e potrà essere inviato a qualsiasi ora.

Questo tipo di serratuta va installato su porte adatte. Sembra una banalità ma spesso ci si può trovare davanti a serramenti pensati per il mercato estero. Ciò che è stato pensato per abitazioni americane non sempre si adatta al mercato europeo.

Chiave motorizzata per semplificare l’accesso ai tuoi ospiti

Un altro esempio di smart lock esterna è la chiave motorizzata. Tra le più conosciute in Italia, troviamo Nuki che si può integrare con Apple HomeKit, Amazon Alexa, Google Assistant e supporta gli host Airbnb.
Questa tipologia di soluzione si installa facilmente, montandola sul cilindro e sulla chiave esistenti. La chiave rimane fissa nella serratura e si muoverà, facendo scattare la serratura, a seguito dell’inserimento di un codice.
Si tratta di una soluzione dal risultato professionale anche se installata in regime di “fai-da-te”.
Di contro, però si può rivelare una scelta di compromesso. Pur usando sempre una App e un codice, potrebbe dimostrarsi meno affidabile di altre soluzioni poiché la chiave potrebbe rompersi o rimanere incastrata a causa di un malfunzionamento del motore meccanico.

Relay remotizzato per eliminare il mazzo di chiavi

Un’altra soluzione smart disponibile è quella basata sui relay remotizzati. Consigliata soprattutto per gestire l’accesso al portone principale dell’edificio. Può togliere o mettere corrente, permettendo così la simulazione della pressione per l’aperura del portone e attivando il conseguente accesso.

Un ottimo esempio è quello del servizio fornito da Chiavistello.it
Come da descrizione sul loro sito, si scopre che:

“per installare la centralina Chiavistello, ove necessario, dovrai implementare l’impianto elettrico per connetterlo alle aperture elettromeccaniche. Per quanto riguada la serratura della porta di accesso vi sono varie opzioni: se hai già una serratura elettrificata dovrai semplicemente farla collegare; se, come nella maggioranza dei casi, hai una normale serratura meccanica, potrai farla sostituire o affiancare da una adeguata”.

Si tratta di una soluzione cloud per il controllo di contatti classici da collegare ad elettroserrature o citofoni condominiali.
Basterà aggiungere un reley che spegne le utenze e le luci direttamente nel quadro. Non necessita di installazione di tastierini o altre modifiche esterne. Il proprietario genera un accesso e il cliente riceve una email o un messaggio per attivare gli ingressi.

Serrature keyless per permettere l’apertura di b&b e case vacanza senza chiavi

Le soluzioni keyless permettono di usare il bluetooth del cellulare per aprire le porte.
Installando una App si trasforma il cellulare in una chiave contactless che, avvicinando l’apparecchio alla porta, la apre in un attimo. La controindicazione è che si tratta di un sistema legato alla presenza di uno smartphone e, soprattutto, ad un determinato tipo di device. Rientra così nelle soluzioni più difficili da applicare perché considerate un po’ lussuose rispetto alla norma.

Soluzioni smart che non necessitano della rete Internet

Come abbiamo già detto parlando della connessione Internet negli impianti domotici, la rete è importante, ma non imprescindibile.
Le opzioni per eliminare le chiavi, sin qui elencate, hanno bisogno che il sistema sia connesso in qualche modo alla rete Internet. Esistono anche soluzioni in grado di controllare gli accessi senza che le serrature siano connesse. Il loro funzionamento si basa sul fatto che il codice stesso contiene le informazioni di validità dello stesso e le tastiere possono verificarne la validà autonomamente.

EKeyless è un sistema che permette la creazione di codici che aprono più porte strutturando percorsi ideali. Un esempio potrebbe essere: “Apri il portone, poi il cancello interno e infine la porta dell’appartamento con lo stesso codice“.
A questo servizio è anche possibile aggiungere un reley che stacchi le utenze.
A completamento di una buona esperienza utente, per i clienti del bed & breakfast, gli orari di check-in e check-out possono essere fissati e impostati manualmente sul dispositivo.
Le chiavi di apertura si comprano in pacchetti, come fossero gift card, e regolano gli accessi in maniera sicura e univoca.

La soluzione migliore è mettere sempre l’utente al centro

Alcuni prodotti, utili per eliminare le chiavi e rendere smart la gestione degli accessi potrebbero essere smart e all’avanguardia ma non adatti alla creazione di utenti guest. Questo significa che, esistono soluzioni che, per funzionare correttamente, necessitano dell’installazione di un account con credenziali uniche. Sono più adatte ad un uso familiare/personale ma non sono la scelta ideale per un b&b o per una struttura aperta al pubblico.

Bisogna tenerne conto in fase di progettazione e ricordarsi di adattare il contesto alle esigenze degli utenti.
Quando si ragiona sull’applicazione di un determinato sistema all’interno di un ambiente, ci si deve preoccupare della sua compatibilità con gli usi e le abitudini di chi lo utilizzerà.

Con la domotica puoi eliminare le chiavi e rendere smart l'accesso al tuo b&b
Con la domotica puoi eliminare le chiavi e rendere smart l’accesso al tuo b&b

5 motivi per cui l’uso della domotica può modificare il progetto iniziale

La domotica introduce nuove esigenze di spazio e consumi che possono portare a modificare il progetto iniziale.
Non si può più procedere con l’approccio tradizionale che prevede, solitamente in questo ordine, la stesura dei calcoli:

  • riguardanti la struttura architettonica,
  • energetici,
  • illuminotecnici
  • domotici.

L’impianto domotico permette di muoversi trasversalmente, all’interno dello spazio abitativo, rispondendo alle esigenze del cliente.

Non facendo capo ad un input locale on/off, non sempre ad un’azione corrisponderà un pulsante o un interruttore. Nascono così nuove opzioni che impattano su spazi e consumi.

La domotica necessita perciò di spazi “fisici” adatti per dare vita ad ambienti intelligenti e interattivi.
Potrebbe servire una zona dedicata, fresca ma non umida, ricavata in un punto poco esposto della casa, in cui posizionare tutta la centralina operativa della casa domotica.

In fase di implementazione sarebbe meglio sapere quanto scalderà il Rack per poter, eventualmente, predisporre un sistema di raffrescamento.
L’armadio Rack è un sistema standard d’installazione fisica di componenti hardware a scaffale, che potrebbe far variare la temperatura della stanza in cui è allocato.

Non si può sottovalutare questo aspetto perché se non si sceglie uno spazio adatto, lo si dovrà approntare comunque, all’ultimo minuto, andando a modificare il progetto iniziale. L’ipotesi di sistemare il nucleo centrale dell’impianto domotico in cantina è una pessima idea: troppa umidità che rischierebbe di mettere a repentaglio le funzionalità della casa smart.

Armadio Rack dello studio di Progetta la Domotica
Armadio Rack dello studio di Progetta la Domotica

1. E il cavetto dove lo metto?

Il sistema di riscaldamento al pavimento è una di quelle tecnologie che mal si concilia con le necessità installative della domotica. Può risultare utile attraversare le stanze da parte a parte con i cavi ma può anche capitare di non poterlo fare, perché impossibilitati a passare i cavi nel pavimento.

Se si progetta accuratamente in fase iniziale, si può scegliere di usare strade alternative o alzare il pavimento in modo da garantire spazio per i tubi elettrici.
Questo per non rischiare di dover condividere il poco spazio presente, con i tubi e i cavi del sistema di riscaldamento.

Ma non si dovrà rinunciare alla comodità del riscaldamento senza termosifoni… basterà, piuttosto, avere ben chiaro cosa si sta progettando, sin dall’inizio dei lavori.

Lo stesso inconveniente potrebbe verificarsi se si decidesse di mettere tutto al soffitto. La mancanza di spazio inviterebbe a soluzioni alternative come, per esempio, contro-soffitti oppure, ancora meglio, cablature wireless. Queste ultime, sicuramente eleganti e poco invasive, mal si accordano però con la posizione della centralina sotto terra.

Questi sono due esempi che non devono fare da deterrente assoluto ma piuttosto, possono essere stimoli per porre la giusta attenzione in fase di progettazione domotica, per prevedere un cambiamento nella ripartizione architettonica degli spazi.

2. La domotica aiuta a recuperare spazi inutilizzati

A volte in casa può capitare che ci sia quella stanza un po’ bistrattata, troppo fredda in inverno e soffocante in estate in cui nessuno vuole stare e, per forza di cose, diventa un po’ la stanza magazzino, mal utilizzata e piena di cose che non si sa dove mettere.

La buona notizia è che una buona progettazione domotica aiuta a recuperare questi tipi di spazi. Basterà permettere al sistema di regolare la temperatura e la luminosità nel modo migliore.

3. Modificare il progetto per far evolvere la domotica

Il cliente che opta per un impianto domotico nella propria abitazione deve sapere che potrà implementare la tecnologia a sua disposizione. Una casa smart seguirà le novità e gli aggiornamenti che renderanno la propria centralina sempre più moderna e adatta a supportare le esigenze di tutti i componenti della famiglia.

Per raggiungere questo obiettivo è importante progettare gli spazi per espandersi e rinnovarsi. Si potrà recuperare un po’ di spazio su ogni piano per nascondere cavi e nuove apparecchiature. E sarà importante puntare a mantenere sempre raggiungibili gli apparati di rete e tutte le apparecchiature che necessitano di manutenzione costante.

4. Interagire con l’ambiente in modo nuovo grazie alla domotica

La casa domotica è un concentrato di alta tecnologia ma l’utente non è tenuto a sapere “cosa c’è dietro”. Per lui le cose devono funzionare nel modo più lineare ed intuitivo.
Va da sé che alcune abitudini si modificheranno ma la cosa importante è che apporteranno migliorie alla quotidianità della famiglia.

A livello estetico si percepiranno cambiamenti: potranno sparire interruttori fino a quel momento sotto-utilizzati o ne verranno aggiunti dove non erano previsti (ad esempio si potrebbero introdurre access point anche in cantina). Oppure si renderà necessario nascondere l’antenna della smart tv, senza perdere in qualità ricezione.

Anche i sensori dell’antifurto potrebbero essere parzialmente occultati, in modo da renderli sì meno esposti ma senza mettere a rischio la sicurezza della casa.

Le abitudini cambiano a favore di una nuova costruzione dell’intelligenza che vada incontro alle esigenze delle persone. Così di notte, per accompagnare l’utente senza accecarlo, nel corridoio si accenderanno luci di cortesia e non la solita illuminazione a pieno regime.

5. La rete Internet per il tuo sistema domotico

Nonostante sia già stato detto che un buon progetto domotico dovrebbe essere indipendente dalla rete Internet e dagli operatori che forniscono la connessione, è innegabile che molte funzionalità high tech siano proprio strettamente collegate a Internet.

La questione della rete va ben ragionata in fase progettuale per evitare di modificare il progetto ad un passo dal traguardo.
Non si tratta più di un elemento accessorio quindi è bene non accontentarsi di ciò che viene generalmente offerto dalla compagnia telefonica X. C’è comunque da dire che, attualmente, una con collegamenti mediamente veloci potrebbe già rispondere in modo esaustivo ad alcune delle necessità di una casa domotica.

In un progetto corposo come quello che muove una casa intelligente sono, senza dubbio, necessari più cavi, più tubi e, di conseguenza spazi maggiori.

Tutta l’infrastruttura di rete che permette di attivare l’intera dimora domotica diventa così il secondo scheletro dell’abitazione, dopo quello elettrico.

Si rende necessario valutare il posizionamento degli access point in base alla permeabilità elettromagnetica, e prendere in considerazione la possibilità di modificare il progetto.
Si potranno aggiungere nuove prese di rete (per esempio in cucina) o anche predisporre un gruppo continuo che, in caso di guasti, mantenga la rete connessa 10 minuti in più. Il tempo utile per organizzarsi e per gestire eventuali problemi.

Questi esempi non devono spaventare ma piuttosto far capire cosa si celi dietro ad un progetto domotico eseguito con le giuste attenzioni. Sarà compito dell’Ambient Intelligence Designer, valutare tutte le opzioni per fare dell’abitazione del tuo cliente, la casa dei suoi sogni.

La domotica introduce nuove esigenze che possono portare a modificare il progetto iniziale

Chi è l’Ambient Intelligence Designer?

Quando si progetta una casa domotica è importante mettere in luce una nuova figura professionale: quella dell’Ambient Intelligence Designer.
Insieme all’Architetto e al System Integrator, concorre alla realizzazione delle abitazioni domotiche.

Il concetto di ambient intelligence rappresenta lo scenario nel quale gli uomini vivono circondati da dispositivi con capacità computazionali e interattive. Si tratta di sistemi collegati in rete che si mettono al servizio dell’utente con dedizione e discrezione, senza essere mai invadenti.

L’Architetto raccoglie informazioni e le trasforma in una vera e propria abitazione. Il System Integrator mette in opera il progetto domotico ma è l’Ambient Intelligence Designer che raccoglie gli input del cliente e li ingegnerizza.
Questa nuova figura organizza in un progetto tecnico le informazioni utili alla realizzazione di un software che attiverà la casa domotica.

Il ruolo dell’Ambient Intelligence Designer

Il suo compito è quello di fare da ponte verso la selezione della tecnologia più adatta alla realizzazione della casa domotica. Sarà il System integrator a metterla in campo.

Si tratta di una professione relativamente recente il cui ruolo, in alcuni casi, potrebbe essere ricoperto, in tandem, dall’Architetto e dal System Integrator.
Se l’Architetto può vantare basi di metodologia di progetto centrate sul cliente e il System Integrator skill ingegneristiche, lavorando in sinergia porteranno a casa il risultato ottimale.

In caso contrario, si sentirà appunto l’esigenza di una figura come l’Ambient Intelligence Designer a fare da trait d’union tra i due professionisti. Il suo lato più centrato sulle problematiche umane e sull’esperienza utente, sarà fondamentale per la realizzazione della casa dei sogni del cliente.

Soddisfare il cliente mettendolo al centro

Le nuove tecnologie si portano dietro la nascita di nuovi lavori e nuovi professionisti. L’Ambient Intelligence Designer ha sicuramente una formazione tecnico-ingegneristica, di profilo informatico ma questo non basta. Il suo ruolo si completa con la presenza di elementi di metodologia di progetto, utili a chi deve realizzare un’abitazione domotica.

Il suo lavoro è interpretare gli input del cliente trasformandoli in informazioni utili per realizzare il sistema domotico. Lo scopo finale è quello di scegliere la tecnologia migliore a questo scopo.
Una delle qualità di un Ambient Intelligence Designer è la capacità di “spacchettare” le informazioni facendo emergere gli elementi importanti che, in sua assenza, rischierebbero di rimanere impliciti o di perdersi.

L’apporto che può dare la figura dell’Ambient Intelligence Designer è utile per stimare i costi in modo preciso. In questo modo ancheil System Integrator avrà tutto talmente chiaro e definito da poter proporre, per il proprio lavoro, un preventivo molto veritiero che non lasci adito a dubbi o a spiacevoli sorprese.

Il suo ruolo risponde alla domanda: “Perché devono succedere quese cose?”, non “Come facciamo a far succedere queste cose?”. Le risposte le ottiene con approfondite chiacchierate con tutti i membri della famiglia, nessuno escluso. Perché se è vero che ognuno è diverso, nella casa domotica queste differenze possono venire allo scoperto ed essere prese in considerazione, come meritano. Questo servirà per concorrere alla realizzazione di una casa ideale… per ogni componente della famiglia.

L’Ambient Intelligence Designer parte dai sogni e dai problemi delle persone per creare dei prodotti che diano loro soddisfazione 

Il progetto domotico non sostituisce il progetto elettrico. Lo integra!

Il progetto domotico è diverso dal progetto elettrico. E servono entrambi.
Assodato questo, bisogna mettere in conto che per raggiungere l’obiettivo del tuo cliente, cioè la casa che gli farà dire: “Che meraviglia!” bisognerà prevedere, nel team, la presenza di un Progettista Elettrico e di un Progettista Domotico.

Dopo lunghe chiacchierate con il cliente l’Architetto ha pensato agli spazi, alla divisione in stanze e ha razionalizzato su carta gli aspetti energetici della casa.
È il momento di pensare anche all’impiantistica idraulica ed elettrica. E se ne occuperanno professionisti esperti di quel settore.

Oltre agli aspetti strutturali strettamente legati al proprio ambito di azione, i progettisti si trovano ad affrontare una serie di problemi tecnici e legislativi, che sono il loro “pane quotidiano“. Quindi non gli si richiede solo capacità a livello tecnico ma anche doti da problem solver per questioni burocratiche.
In campo elettrico solitamente operano Ingegneri che conoscono le normative e che firmano i progetti.

Il progetto domotico

Il progetto domotico risponde alla domanda: “Cosa fa la casa?”.
Mette nero su bianco richieste astratte che verranno concretizzate dal System Integrator.
Si può trattare, per esempio, del desiderio di far accendere le luci in salotto per 30 secondi al 100%, per poi abbassarle all’80% oppure della necessità di riconoscere chi, tra i componenti della famiglia, abbia appena varcato la porta di casa.

Il sistema elettrico dovrà necessariamente comunicare con quello domotico. In caso contrario, semplicemente, non succederà quello che ci si era posti come obiettivo e, soprattutto, quello che desiderano i proprietari dell’abitazione.

Il Progettista Domotico

Il Progettista Domotico (che a noi piace definire Ambient Intelligence Designer) ha un ruolo simile a quello degli sviluppatori software. Si occupa, più che della messa in opera degli impianti, di quello che permette loro di attivarsi.
Chi lavora sul software si occupa di capire cosa farà il sistema, così chi lavora ad un progetto domotico immagina l’esperienza ideale per l’utente.

Per svolgere il suo lavoro serve una formazione diversa da quella che possiede il progettista elettrico: si tratta di una professione nuova che si occupa degli aspetti funzionali e si integra con il lavoro del progettista elettrico e con il progetto architetturale.

Il Progettista Domotico decide cosa fa la casa e con quali strumenti. Come farà realmente ad interagire con il cliente, lo deciderà il System Integrator.

Il Progettista Domotico raccoglie i requisiti degli impianti dall’Architetto e trasforma i desideri del cliente in strumenti di lavoro.
Il cliente sarà un fiume in piena di domande e sogni. Sarà il progettista a tradurre le sue richieste decidendo di avere nello studio un’illuminazione costante che varierà in funzione di quella solare.
Sempre lui si assicurerà che il comando vocale possa far partire un film nella sala cinema o che il cancello si apra all’arrivo dell’auto dei padroni di casa.

Il compito del Progettista Domotico è quello di prendere per mano il cliente, facendogli scoprire che “si può fare!” quasi tutto.

Il System Integrator

Ruolo del System Integrator è concretizzare il progetto e far dialogare tra loro impianti di tipo diverso. Grazie a lui si riuscirà ad ottenere un funzionamento migliore dei vari sistemi presenti nell’abitazione del tuo cliente.
Il System Integrator prende dei componenti (hardware e software) molto diversi tra loro e trova un modo per farli dialogare, ottenendo il meglio da ognuno di loro.

Nell’ambito della domotica il System Integrator permette all’utente finale di interagire con l’abitazione e tutti i sistemi tecnologici che la rendono smart, attraverso un solo device.

Durante i lavori in cantiere, il nostro professionista sarà ben felice di possedere un progetto domotico su cui basarsi.
Sapere già a monte come dovrà lavorare la casa e poter esaudire i desideri dei clienti, sono due must per il System Integrator.

Un lavoro di sinergia tra più specialisti

Sono pochi i professionisti che hanno colto l’importanza della progettazione domotica e lavorano per delineare il progetto che verrà poi consegnato al System Integrator.
Il suo compito esula da quello del progettista ed è per questo che, pur realizzando “sul campo” la casa ideale per il cliente, preferirebbe trovare un progetto già pronto senza doverlo realizzare da zero.

Chi decide cosa deve essere presente all’interno della casa è il Progettista Domotico.
Il professionista che si occupa di far succedere in cantiere quello che ci si era immaginato è il System Integrator.

Anticipare i problemi con un progetto chiaro e completo

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, i lavori più riusciti sono quelli che iniziano con una buona progettazione.
In quella fase ci si può concedere il lusso di sbagliare e di cambiare idea, anticipando eventuali problemi. Si mettono così le basi per la creazione di una squadra di professionisti che lavorerà al meglio delle proprie possibilità, in una situazione di calma e positività.

Il progetto domotico si deve integrare con il progetto elettrico
Il progetto domotico si deve integrare con il progetto elettrico

Il risparmio energetico e la buona progettazione domotica

Il risparmio energetico può arrivare a picchi elevati grazie ad una buona progettazione domotica.
L’Architetto può far raggiungere all’immobile livelli di risparmio inimmaginabili con gli impianti elettrici tradizionali.

Ridurre gli sprechi favorisce il risparmio energetico

Alla base di un buon sistema domotico troviamo:

  • un uso consapevole dei materiali e dell’energia elettrica;
  • una gestione corretta di elettrodomestici e apparati a basso consumo;
  • un’intelligenza aggiuntiva che coordini i sistemi e li faccia interagire tra loro.

Nelle case passive, “che coprono la maggior parte del loro fabbisogno di energia per riscaldamento e raffrescamento ambientale interno ricorrendo a dispositivi passivi”, un’adeguata progettazione domotica permette di risparmiare, per esempio, sul riscaldamento. Durante una giornata serena l’edificio incamera il calore dato dal sole e lo libera quando fa più freddo, permettendo così al riscaldamento di lavorare con meno intensità, risparmiando.

Anche il controllo intelligente delle tende aiuta ad intervenire sui risultati di riscaldamento/raffrescamento. In una giornata particolarmente afosa, il sistema centrale farà chiudere le tende per preservare il fresco. Questo permetterà all’impianto di condizionamento di non fare un lavoro extra.

La domotica prevede le esigenze del cliente

Attraverso dispositivi domotici si possono ottimizzare i consumi in base alle esigenze degli utenti.
Nest Thermostat E e tutti quei sistemi di raffreddamento e di riscaldamento che usano algoritmi per prevedere gli usi degli utenti, sono in grado di organizzarsi in anticipo e di attivarsi secondo le abitudini acquisite.

E così il riscaldamento si attiva in anticipo, accogliendo il proprietario in casa con una temperatura piacevole, raggiunta progressivamente e con calma (e con un minor spreco economico).
Una prassi molo utile quando ci sono i pannelli solari perché, a seconda delle necessità e del consumo previsto, il sistema domotico può decidere di distribuire energia o incamerarla per usi futuri.

Differenza tra risparmio energetico e costi in bolletta

C’è un’importante discrepanza tra quello che si può risparmiare a livello energetico e i relativi costi in bolletta.
Bisogna mettere al centro le persone e il loro benessere, cercando di compensare, dove possibile, il “sacrificio” richiesto loro.

Per intenderci, se il sistema domotico abbassa automaticamente di qualche grado il termostato nei momenti della giornata più adatti, non si costringe l’utente a patire il freddo ma gli si permette di risparmiare sui costi in bolletta, usufruendo di una ripartizione del calore ragionata.

Lo stesso tipo di variazione si può applicare al concetto di illuminazione casalinga.
Quando si accende una lampadina si va dallo zero al 100% di luminosità. Abbassando del 5% la sua intensità, a fine anno si sarà consumato il 5% di energia in meno per l’illuminazione.
A livello percettivo l’occhio non si accorge se la lampadina non è alla sua massima intensità ma al 95%. Di contro il risparmio economico, seppur piccolo, fa sempre piacere.

Questo effetto, in bolletta e nel portafoglio, si ottiene grazie alle lampadine dimmerabili.
Il termine deriva dal verbo inglese “to dim” che significa abbassare. Quando le lampade sono dimmerabili ne si può regolare l’intensità grazie ad un “dimmer” o regolatore elettronico. Con il suo aiuto si può decidere di usare il 100% della potenza della lampadina oppure abbassarne la luminosità.

In un impianto domotico le lampadine dimmerabili si autoregolano in intensità nell’arco della giornata. Questa caratteristica garantisce un’adeguata illuminazione in base alla luce solare.

La collaborazione tra Architetto e Progettista Domotico

Non ci stancheremo mai di sottolineare quanto sia importante lavorare bene a monte, progettando con rigore gli impianti che verranno poi installati.
Quando l’Architetto e il Progettista Domotico lavorano a stretto contatto è più facile scovare insieme eventuali punti critici del progetto e compensare, dove necessario, con tecnologie di livello superiore.

Casa Passiva e Casa Clima, per esempio, sono due certificazioni che vengono conferite in base a determinate caratteristiche costruttive. Si basano su un’attenzione altissima nei riguardi del risparmio energetico. Giocare d’anticipo, come sa bene chi lavora nell’ambito della progettazione, è l’unico modo per non farsi travolgere da eventuali problemi di cantiere.

Considerando che le certificazioni vengono date a lavori ultimati, l’unico modo per evitare contrattempi e modifiche è proprio quello di studiare tutto, nei minimi particolari, in fase di progetto.
Non ci si riferisce solo ai macro elementi della struttura. Infatti è importante pensare anche a tutti i dispositivi elettronici che si decide di installare e alla quantità di calore che emettono.

L’equilibrio dei consumi favorisce il risparmio energetico

Nelle case passive tutto il calore prodotto lo si deve poter quantificare e usare.
Queste tipologie di abitazioni necessitano di un equilibrio costante dei consumi. Non basta prendere solo in considerazione la pompa di calore o il cappotto termico della casa. Anche il calore emesso dai dispositivi messi in campo, può variare la temperatura interna della casa!

Insomma, non si può lasciare niente al caso: si deve sapere quale tipologia di elettrodomestici installare e che peso avrà la loro presenza in accordo con l’ambiente circostante.
Tutte cose a cui è bene pensare in anticipo, per non avere problemi in futuro.

Un buon progetto domotico favorisce il risparmio energetico... ed economico!
Un buon progetto domotico favorisce il risparmio energetico… ed economico!

5 cose da verificare con il cliente prima di progettare la domotica della sua casa

Quando il tuo cliente varca la soglia dello studio chiedendoti di progettare la domotica della sua nuova casa e comincia a parlare di smart home, automazioni e bizzarrìe viste a casa del vicino… tu, Architetto, sai che sarà una lunga giornata.
Ti capiamo e siamo qui per affiancarti nel compito di effettuare la progettazione domotica ideale per il tuo cliente.

1- Soluzione di largo consumo o professionale?

Ci sono due tipologie di clienti finali per l’Architetto: l’amante del fai-da-te che non ha paura di “mettere le mani in pasta” e chi si lascia guidare perché non ne capisce molto e preferisce affidarsi ad un esperto.

Ci sono potenziali acquirenti che passano le notti online per informarsi sulle caratteristiche degli impianti domotici e sugli ultimi ritrovati tecnologici. Non si tratta di persone dalle strane richieste, anzi! Il loro interesse permetterà di capire in fretta cosa si aspettano da una casa domotica. E soprattutto quanto avranno voglia, eventualmente, di mettersi in gioco per il suo mantenimento ottimale.

La soluzione consumer, quella da GDO (Grande distribuzione organizzata) è più facile da installare ma i suoi componenti hanno una durata inferiore alla media. Pensata con caratteristiche meno professionali, è la soluzione ideale per gli “smanettoni” che hanno come hobby l’implementazione del proprio sistema domotico casalingo.

La soluzione professionale, quella che ci sentiamo sempre di consigliare, si fonda su elementi fatti per durare (nel limite delle accelerate a cui ci ha abituato la tecnologia domotica), di qualità superiore e dalle performance migliori.

In entrambi i casi la cosa migliore è quella di avviare un confronto vis-à-vis con il cliente. Questo ti permetterà di capire quale sia il budget e quali le sue reali esigenze. È importante separarle dall’“innamoramento del momento” o dal bisogno di avere lo stesso ausilio domotico, visto a casa di un amico.

2- Caratteristiche e requisiti dei componenti dei sistemi domotici

Molti prodotti consumer vengono realizzati all’estero e, in particolare, in Cina. Non che questo sia di per sé un problema… ma le difficoltà si possono, a volte, manifestare nel tempo.

Alcuni elementi, riportano la marcatura CE (il segnale di appartenenza ad un insieme di pratiche obbligatorie per i prodotti sotto direttiva comunitaria) ma potrebbero rientrare a stento nei parametri e presentare difetti sul lungo periodo.
È il caso, per esempio di relé – made in China – venduti a 4 €. Il loro compito è quello di aprire e chiudere le prese elettriche ma, a quel prezzo, nascondevano un difetto: si surriscaldavano molto facilmente, risultando pericolosi.
C’è un motivo se quelli professionali possono arrivare a costare fino a 100 €!

3- Se non c’è la connessione ad Internet come reagisce l’impianto domotico?

Molti impianti consumer e alcuni professionali di prima fascia si affidano ad Internet e costringono l’utente a collegarsi al wi-fi.
Esistono prodotti che sono partiti considerando come necessaria la presenza del collegamento alla Rete. È il caso di Shelly, produttore bulgaro che nel tempo ha “aggiustato il tiro” ed è passato a realizzare componenti con caratteristiche meno restrittive.

Alcuni prodotti legati al mondo della domotica non funzionano senza collegamento Internet. Altri invece, hanno alcune opzioni inibite e funzionano in modo meno sofisticato. È il caso, per esempio, di NEST (il termostato wi-fi targato Google) che, in assenza del collegamento alla Rete, non può essere controllato e gestito tramite App.

4- Se l’utente ha un problema, chi lo aiuta?

Come abbiamo visto, esistono utenti più intraprendenti e altri che preferiscono contare, in caso di necessità, su un supporto esterno.
Scegliere soluzioni consumer mette il cliente nella scomoda posizione di dover trovare da solo, o tramite un generico centro di assistenza, la soluzione alle proprie difficoltà.

I sistemi domotici professionali, invece, promettono assistenza anche sul lungo periodo.
Nel caso di NEST, che abbiamo citato precedentemente, esistono sia un servizio telefonico che una rete di distributori dedicati. In caso di guasti possono dare una mano a chi si trova in difficoltà.

5- Distinguere tra moda e necessità

A volte il cliente finale fa delle richieste dettate dalla moda o dall’infatuazione del momento. Magari ha sentito parlare del controllo vocale in campo domotico o ha visto come funziona il sistema audio a casa di un amico. Si incaponisce sostenendo che vorrebbe applicarlo nella propria abitazione.
Non sempre lo si può assecondare perché, quella da lui proposta potrebbe non essere la soluzione ideale.
Ogni famiglia ha esigenze diverse e non tutte le case hanno la stessa conformazione.

L’aiuto più grande che si può dare ad un cliente è quello di ascoltarlo, raccogliere più informazioni possibili e restituirgli la soluzione migliore, creata su misura per lui.

Per progettare la domotica di un'abitazione hai bisogno di ascoltare le esigenze del tuo cliente
Raccogli tante informazioni dal tuo cliente per progettare la domotica ideale per la sua casa!