Non puoi aggiungere la Domotica a fine lavori

L’esperienza sul campo ci ha insegnato quanto sia fondamentale progettare la Domotica sin dall’inizio, insieme al Cliente e quanto sia importante pensare in modo diverso alla progettazione degli impianti elettrici e dati. Immaginare che si possa aggiungere la Domotica al fine lavori è sbagliato e rischia di causare molti problemi.
Il cambio di punto di vista ci spinge a guardare agli impianti domotici in modo sistemico. Considerandoli come un oggetto unico.
L’abitudine porta a ragionare nel modo più comodo e conosciuto: quello che insegna che ad ogni impianto corrisponda il proprio specialista. E che ognuno di loro lavorerà in maniera autonoma, spesso senza neanche incontrare gli altri professionisti impegnati nel cantiere.

La progettazione sistemica e il ruolo del Cliente

L’impianto domotico è come un’orchestra e ha due possibilità per risuonare nel modo più armonico per il Cliente:

  1. grazie a un System Integrator che faccia dialogare, in un secondo tempo, gli impianti creati separatamente;
  2. sfruttando la progettazione sistemica e il lavoro congiunto di Ambient Intelligence Designer e System Integrator.

La progettazione sistemica è la scelta più consigliata perché permette di vedere la casa e immaginarne gli impianti domotici, anche attraverso il punto di vista dell’utente.
La progettazione che non tiene conto di ciò di cui ha realmente bisogno il Cliente è destinata a posizionarsi o troppo in alto o troppo in basso rispetto alle aspettative.
Creare un sistema che richieda un’interazione touch per chi ha problemi motori, potrebbe non essere la soluzione migliore. Così come pensare ad automatismi troppo basici, potrebbe generare frustrazione in utenti di livello avanzato.

Far partire lo studio di progettazione dall’analisi dei sogni&bisogni del Cliente permette di lavorare, sin dall’inizio, verso un obiettivo condiviso.
Il risultato ottimale è quello che consente di incrociare costo e qualità, con il fine di creare l’ambiente più adatto alle esigenze dei proprietari. Come abbiamo avuto modo di sottolineare in questo post non è possibile raggiungere l’eccellenza pensando di aggiungere “un po’ di domotica” a fine progetto.

La conditio sine qua non di un buon impianto domotico è proprio la sua progettazione in fase embrionale. Partendo dalle prime chiacchierate con il Cliente e la sua famiglia, per poi arrivare a testare le implementazioni domotiche sul campo.

Cosa vuol dire lavorare con Progetta la Domotica?

Con il tempo abbiamo avuto conferma che, anche nel nostro lavoro, vale sempre l’adagio “Chi inizia bene è a metà dell’opera”. E per noi iniziare bene significa fermarci a capire quali sono le esigenze del Cliente. Cosa si aspetta dalla sua casa domotica.
La scelta di implementare la domotica in una casa rappresenta una spesa importante, rispetto agli impianti tradizionali. Certo, il risultato sarà proporzionato ma non si sta decidendo se piantare tulipani o rose. Quindi preferiamo prenderci, piuttosto, un giorno in più per sviscerare dubbi, paure e aspettative. Questo per evitare malcontenti, problemi e delusioni in fase operativa.

Una volta evidenziati gli obiettivi, possiamo progettare tutto insieme al Cliente. Tenere sempre la giusta prospettiva ci permette di “guardare dall’alto” il progetto e anche decidere, se dovesse rivelarsi necessario, di “aggiustare il tiro” per non sforare il budget o per altre sopraggiunte necessità.

Problemi causati da un approccio sbagliato alla Domotica

Il portone di ingresso che si rifiuta di comunicare con la casa

La progettazione domotica deve essere affrontata considerando tutti gli elementi dell’abitazione come parte di una unità.
Anche gli infissi devono rientrare in questo computo. Lo diciamo con cognizione di causa poiché ci è capitato di essere chiamati a risolvere un problema “fuori tempo massimo”.
Il protagonista era proprio un portoncino di ingresso. Il cliente si era innamorato di quel bel portoncino ma, a casa quasi ultimata (primo errore) ci ha contattati. Nessuno, fino a quel momento, era riuscito a soddisfare le sue esigenze: far comunicare il portoncino con l’impianto domotico.
Si rivela sempre complicato mettere mano ad un impianto stand alone. In questi casi più che azioni di retrofit non possiamo fare. Ma la telefonata di questo nostro Cliente ha portato a galla un problema ben più grave: il portoncino “del suo cuor” aveva un difetto insormontabile poiché non supportava l’elettronica (secondo errore) necessaria per metterlo in comunicazione con il resto della casa.
Se fossimo stati contattati in fase progettuale avremmo potuto dare al Cliente tutti gli elementi per decidere nel migliore di modi. Lo avremmo informato che il portoncino di suo gradimento sarebbe rimasto escluso dal sistema domotico ma che, scegliendone uno di diverso tipo, l’obiettivo iniziale sarebbe stato raggiunto.

La mancanza di progettazione può creare problemi. Sarebbe un peccato dover rinunciare all’apertura con smart key che il Cliente desidera

La casa non è in grado di supportare la famiglia come ci si aspetta

I problemi che possono subentrare durante la realizzazione di una casa domotica sono spesso imputabili ad una cattiva progettazione. Di seguito elenchiamo alcune situazioni spiacevoli che ci siamo trovati a fronteggiare.

Lo scenario domotico non può essere attivato

Potrebbe capitare, quando si parte senza progettare l’impianto domotico con le dovute accortezze, di aspettarsi un’abitazione che si occupi di tutto. Uscire di casa gridando “Vado via” per attivare il relativo scenario domotico, risulterà inutile se non sono state predisposte prese comandate. La casa non potrà fare niente per aiutare l’utente, se non è stata progettata e realizzata con questo obiettivo.

La casa non cablata correttamente diventa un problema

Ci si può ritrovare con fili e cavi da far passare all’interno dei muri per collegare i vari impianti quando ormai il muratore ha chiuso tutto. A quel punto, per far comunicare i sistemi, bisognerà cambiare tecnologia passando al wireless (ma non tutto è compatibile e i costi sono da valutare attentamente) oppure rinunciare ad alcuni comportamenti domotici. Con dispendio di budget, energie e allungamento dei tempi di consegna.

Scegliere un buon operatore Internet mette al riparo da guai

Stessa sorte infausta quando si viene mal consigliati anche per la scelta dell’operatore che permetterà alla casa di collegarsi ad Internet.
Una delle cose più importanti è riuscire ad essere il più indipendenti possibile dall’operatore. Sottoscrivendo il classico abbonamento si riceverà un modem su cui però, noi di Progetta la Domotica, non appoggeremo la nostra rete domotica. Piuttosto noi useremo un nostro router che sceglieremo valutando in base alle esigenze dell’impianto del Cliente e ci collegheremo a quello dell’operatore SOLO per l’accesso ad Internet. Assolutamente non per far comunicare i dispositivi interni alla casa (per quello ci sarà il nostro che è più strutturato).
Questo ci rende più indipendente dai fattori esterni come le scelte tecnologiche dell’operatore. Si deve valutare che il disastro potrebbe essere dietro l’angolo in caso di guasti o cambi. Non sarà più solo un problema di “Maaammma! Non vedo Netflix, non c’è il wi-fi!” ma di blocco totale di tutta la casa.

Quando va via la corrente si rischia di rimanere bloccati

Può capitare che vada via la corrente per un lasso di tempo più o meno lungo. E per una motivazione tecnica o dolosa. Un buon sistema domotico deve essere dotato di un piccolo gruppo di continuità con un’autonomia tale da permettere delle operazioni base di emergenza. La registrazione di cosa succede attraverso le telecamere, l’avviso rivolto ai proprietari e un back-up degli ultimi dati.
Quando nasce tutto in maniera poco strutturata, invece, si rischia di rimanere al buio, bloccati dentro o fuori e in balìa di più gruppi di continuità che, nel tentativo di sorreggere i componenti del sistema, risultano poco efficaci nel tutelare le funzionalità più critiche.

Come agevolare la manutenzione con spazi adeguati

Infine anche la mancanza di spazio fisico per le macchine che gestiscono il sistema domotico, può diventare un problema. Se, a fine lavori, non si sa dove posizionare i vari elementi, le operazioni di manutenzione saranno più difficoltose.
Meglio considerare sin dall’inizio che serve un posto adeguato, riparato e asciutto per posizionare le macchine di cui ha bisogno la casa per essere considerata smart.

Questi sono alcuni spunti che permettono di valutare quanto la nostra attenzione alla progettazione domotica non sia una fanaticherìa, quanto piuttosto il passepartout per la realizzazione di un impianto che darà soddisfazione al nostro Cliente e, perché no, anche a noi!
Se ti abbiamo incuriosito puoi contattarci, anche durante il mese di Agosto, per una chiacchierata!