La domotica e la sua applicazione nei giorni del Coronavirus

La domotica quotidiana al tempo del Coronavirus

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus è la Covid-19 e sta mettendo l’Italia, e molti altri Stati, di fronte ad uno stato di emergenza che non ci saremmo mai immaginati.

Il suo proliferare è preoccupante e consigliamo anche noi di restare a casa e seguire le indicazioni ufficiali. Non essendo medici, non vogliamo affrontare temi che esulino dalle nostre competenze ma ci siamo permessi alcune riflessioni.
Se per le indicazioni ufficiali rimandiamo al sito del Ministero della Salute, vogliamo condividere una riflessione riguardo alle soluzioni che la domotica offre nell’affrontare situazioni di questo tipo.

Come la domotica può limitare i danni di un virus

Vivere e lavorare a Chieri (Torino) ci colloca geograficamente in una delle regioni colpite dal virus, quindi è innegabile che questo argomento ci colpisca particolarmente.
In un clima di preoccupazione generale noi non abbiamo soluzioni prêt-à-porter e questo post nasce da quello che la nostra esperienza nella progettazione domotica ci ha insegnato.

Alcune soluzioni domotiche, in linea con i consigli sanitari, sono già presenti in molte abitazioni.
Questi i tre campi di azioni in cui la domotica può migliorare alcune problematiche:

  • limitare i contatti con superfici infette;
  • Assicurare una miglior qualità dell’aria;
  • Supportare il telelavoro e le videoconferenze.

Per prevenire il contagio e limitare il rischio di diffusione di questo virus è importante la collaborazione di tutti ad osservare alcune norme igieniche. La domotica si rende utile con alcuni accorgimenti che potrebbero limitare i contagi, aiutando a vivere in contesti salubri e migliorando il lavoro e lo studio a distanza.

Attivare il controllo vocale… ma “non toccare!”

Poter compiere alcune azioni tipiche della quotidianità, senza toccare interruttori o maniglie è di aiuto quando le raccomandazioni che si ricevono da più parti, sono quelle finalizzate a limitare i contatti. Mantenere le distanze, lavarsi spesso le mani igienizzandole con detergenti a base alcolica e rispettare norme igienico-sanitarie, nonostante sembrino banali norme di buon senso, non sempre vengono adottate.

Le luci che si accendono da sole quando si entra in una stanza, il dispenser del sapone o l’asciugamani elettrico che rispondono quando la mano si avvicina, permettono di toccare meno interruttori o superfici potenzialmente infette.

Il controllo vocale limita le occasioni di interazione con superfici toccate da più persone

Si è abituati a pensare ad Alexa come ad una presenza casalinga, alla casa come il luogo sicuro per antonomasia e quindi risulta strano pensare che uno smart home speaker possa essere utile anche sul lavoro.
Invece Alexa e i suoi simili fanno sempre più spesso parte di studi e uffici e, come alcuni tipi di totem informativi, sono accomunati dal fil rouge del comando vocale.

Controllo degli ambienti tramite il proprio smartphone

Per limitare le probabilità di condividere superfici contaminate esistono anche App che consentono di interagire con l’ambiente attraverso il proprio smartphone.

Ad una progettazione domotica strutturata corrisponde solitamente una App proprietaria, “figlia” del sistema operativo utilizzato. Questa, scaricata sul proprio smartphone, permette di comandare tutto l’ambiente, domestico o lavorativo. Un buon sistema per utilizzare solo uno strumento di cui si conoscono condizioni e grado di igiene.

Senza interruttori si possono gestire anche i controlli accessi

Anche i tornelli aziendali e le serrature elettriche possono essere gestiti attraverso il proprio smartphone. Questo abbraccia l’idea di progettazione che desidera eliminare ogni tipo di interruttore o di chiave a favore di sistemi che permettano di uniformare e controlare gli accessi attraverso una App.

Tempi duri per i sistemi touch screen in comune con altri utenti. Per salvaguardare la propria incolumità è possibile interagire con molte delle applicazioni alle quali affidiamo le nostre abitudini, usando solo device personali.

Nel campo di gestione degli accessi, non dobbiamo dimenticare il controllo basato sul riconoscimento del volto. Uno dei sistemi più precisi è quello realizzato da ZKTeco che ha introdotto il riconoscimento facciale migliorato con luce visibile.

Viste le lacune di altri sistemi, ZKTeco ne ha creato uno in grado di

  • rilevare i movimenti,
  • identificare volti reali (funzione anti-spoofing),
  • essere preciso fino a 3m di distanza,
  • usare tecnologia “touchless”, più comoda e igienica che aiuta a ridurre la diffusione di germi.

Come tenere sotto controllo la qualità dell’aria

In situazioni normali si passa quasi il 90% del proprio tempo in ambienti chiusi, con una quantità di aria disponibile limitata.
Per contrastare gli effetti del Coronavirus il Governo ha raccomandato la chiusura delle scuole e suggerito, dove possibile, il telelavoro.
Questo, sommato alla raccomandazione di limitare le occasioni di incontro, le manifestazioni sportive e quelle culturali, fa sì che la percentuale di ore trascorse in spazi chiusi, sia in aumento.

La VMC cambia l’aria con le finestre chiuse

La VMC (ventilazione meccanica controllata) è un sistema di ricircolo dell’aria che permette di eliminare l’anidride carbonica e di assorbire l’umidità, diluendo la quantità di agenti inquinanti dannosi. Si adatta al numero di persone che occupa lo spazio chiuso e segnala quando è il momento di cambiare i filtri.

Se il concetto di riciclo dell’aria deve garantire il ricambio costante di una quantità di aria adeguata alle dimensioni della stanza, si può procedere in due modi:

  • aprendo porte e finestre (sfidando così la temperatura esterna e dando via libera a rumori e inquinamento);
  • sfruttando appositi apparecchi (l’aria esausta viene estratta e al suo posto viene immessa aria pulita).

Per chi vuole essere responsabile della qualità dell’aria che respira e soprattutto, attento a ciò che immette nel proprio spazio chiuso, la VMC è la soluzione ideale poiché è dotata di filtri appositi per l’aria in entrata.
Significa che grazie a questo sistema si farà entrare aria realmente pulita perché filtrata da pollini, polveri sottili e altri agenti inquinanti.

Ovviamente non si tratta di una soluzione che si può far installare dall’oggi al domani per scongiurare i problemi attuali. La segnaliamo però perché molti utenti che possiedono una casa domotica potrebbero già avere questo sistema di areazione attivo. Nel caso, il consiglio è quello di assicurarsi della corretta pulizia e manutenzione, contattando il progettista domotico di fiducia.

Installazione di misuratori della qualità dell’aria interna

Un altro metodo per garantirsi un’aria salubre in ambienti chiusi, sono i misuratori della qualità dell’aria: dispositivi collegabili allo smartphone, che offrono un quadro immediato della qualità dell’aria, della temperatura e dell’umidità di casa.

Aiutano l’utente che vuole fare scelte consapevoli, tenendo in considerazione la salute di tutti i componenti della famiglia. Purtroppo sono sistemi delicati e complessi da calibrare e offrono un monitoraggio su base organica che non sempre restituisce i dati in modo oggettivo.

La VMC rimane, a nostro parere, la soluzione migliore e più pratica da adottare per monitorare l’aria.

Un supporto smart, che non richiede interventi di muratura, può essere l’acquisto di un purificatore per l’aria. Tra i modelli migliori spicca il DYSON Purificatore Aria SMART Pure Cool. Si tratta di un sistema che permette di purificare l’aria filtrando particelle di dimensioni pari o inferiori a 0,1 micron.

Non è una soluzione al problema del Coronavirus. Può aiutare nell’alleviare alcune patologie respiratorie migliorando la qualità dell’aria in casa ma purtroppo non può catturare e distruggere un virus. Per contrastarlo, e contenerlo, restano valide le solite regole.

Il telelavoro consente una routine nonostante il Coronavirus

Sia per il lavoro “da grandi” che per usare gli di strumenti di didattica online, queste giornate hanno visto intorno allo stesso tavolo grandi e piccini.
Dove possibile, si è potuto confermare che il telelavoro esiste e lo studio a distanza è praticabile.

Con alterne fortune, ci sono genitori che proseguono con il proprio “solito” smart working già collaudato e figli, di tutte le età, che si confrontano con videochat, conference call e le solite lamentele per i compiti.

Strumenti che favoriscono il telelavoro e la didattica online

Esistono diversi strumenti che possono fare la differenza per chi lavora o studia, volente o nolente, da casa. La videoconferenza permette riunioni tra più partecipanti in remoto.
GotoMeeting è un sistema di videochat che permette la collaborazione a distanza in qualsiasi settore, Edmodo è uno degli strumenti usati dagli insegnanti per interagire con i propri alunni e infine, tra i ritrovati tech, spiccano TeamConnect Wireless e Clickshare.

TeamConnect Wireless è un dispositivo portatile per organizzare audioconferenze anche in stanze non attrezzate allo scopo.
Gestisce solo il canale audio e ha un vivavoce con sei microfoni che permette l’interazione contemporanea di più utenti.

TeamConnect è il primo sistema di conferenza wireless portatile per riunioni online.
La sua facilità d’uso, le molteplici opzioni di connettività, la configurazione rapida, l’alta qualità audio e il suo design accattivante lo rendono un alleato perfetto nella gestione delle conference call.

Clickshare invece è un’alternativa che supporta audio e video integrandosi con qualsiasi portatile, piattaforma per conferenze e device.
Una soluzione pratica per portare ovunque la possibilità di collegare in videochat più persone.

Se di solito si sottolinea il beneficio legato alla possibilità di evitare spostamenti e costi legati a viaggi e trasferte, in questo periodo ci soffermiamo sul fatto che lo smart working è un buon metodo per andare avanti con la propria attività, interagendo con colleghi e/o clienti e, soprattutto, evitando possibili contagi da Coronavirus.

Questa riflessione nasce da ciò che vediamo e viviamo nel nostro quotidiano. Nessuna pretesa di poter contribuire a risolvere le cose ma un punto di vista in prospettiva, orientato sulle nostre competenze.