Casa Ponte: una buona palestra per agevolare l’autonomia nei disabili

Nell’ottica di semplificare la vita quotidiana ci si può imbattere in progetti speciali che coniugano attenzione per le fasce più deboli e domotica. Qualche settimana fa siamo stati chiamati a curare la progettazione domotica di una Casa Ponte a Chieri, in provincia di Torino.

Si tratta di un alloggio gestito da operatori specializzati, nel quale ragazzi con disabilità più o meno marcate, imparano a diventare indipendenti.
Questa specie di “palestra per rinforzare l’autonomia” verrà realizzata nella prima metà del 2020 e ha l’obiettivo di accompagnare verso una vita autonoma queste persone.

In un’ottica user-centered abbiamo immaginato le situazioni tipiche in cui si potrebbero trovare, nel quotidiano, gli utenti della Casa Ponte di Chieri. Ed è proprio partendo dal concetto di scenari che abbiamo impostato la progettazione domotica.
Basarsi sulle esigenze reali dei vari attori coinvolti è per noi l’unico modo soddisfacente di lavorare e fornire valore ai committenti.

Possibili scenari di funzionamento della Casa Ponte

All’interno del progetto sono stati individuati alcuni scenari di comportamento dell’impianto. Lo scenario di comportamento è una risposta che l’impianto domotico dà ad eventi specifici. Può trattarsi di feedback scatenati dai singoli impianti dell’edificio o da azioni dirette degli utilizzatori.

Gli scenari principali individuati sono:

  • Vado via“: spegnimento automatico delle luci e delle prese, abbassamento del riscaldamento e attivazione dei sensori interni quando la casa è vuota (ovvero quando viene attivato l’antifurto in modalità totale). Sarà possibile riprodurre un messaggio audio per ricordare o avvisare l’ospite che va via;
  • Benvenuto”: alla disattivazione dell’antifurto, la casa riattiva le prese e accende le luci in modo da creare un ambiente confortevole all’ingresso.
    Sarà possibile riprodurre un messaggio audio per avvisare o supportare l’ospite che entra;
  • È il momento giusto“: creazione di scenari temporizzati di eventi per favorire l’apprendimento da parte degli ospiti di buone pratiche e comportamenti virtuosi;
  • Parla con me“: controlla luci, musica e tv con la voce. Comunica con gli operatori tramite audiochiamate senza telefonino;
  • SOS“: funzionalità di segnalazione rapida e richiesta aiuto verso gli operatori;
  • Temporizzazioni“: Variare il comportamento della casa a seconda degli orari (es, luci meno intense la sera, disattivazione del videocitofono nelle fasce orarie notturne, abilitazione dell’ingresso alle ditte di pulizia in orari e giorni specifici…)
  • Scenari”: impostazioni predefinite di luci, prese e altri controlli che possono essere richiamati vocalmente o abbinati a specifici pulsanti;
  • Smart App“: applicazioni di intrattenimento o educative utilizzabili tramite televisore o assistente vocale (es. ricette, informazioni meteo, serie tv, musica);
  • Controllo remoto“: tramite un’App sullo smartphone dell’operatore, sarà possibile gestire tutti i controlli di casa, il sistema di antintrusione e sicurezza o contattare gli ospiti.

Obiettivi e interventi di Progetta la Domotica per la Casa Ponte

Progetta la Domotica ha accolto con interesse l’opportunità di lavorare per un contesto nuovo, ricco di potenzialità e spiccatamente attento al prossimo.
Abbiamo deciso di potenziare l’impianto elettrico esistente per aggiungere funzionalità di carattere domotico a supporto delle attività previste dagli operatori e dai fruitori della Casa Ponte.
Nello specifico, abbiamo deciso di seguire una linea non invasiva.

In questo contesto è importante, per il Committente, che gli interventi vengano progettati (ed eseguiti) in modo da poter garantire il ripristino totale dei locali nel momento in cui venisse meno l’obiettivo di utilizzo dell’appartamento.

A questo scopo si è pensato di procedere in questo modo:

  • utilizzare l’infrastruttura esistente e provvedere alla sostituzione o all’aggiunta di dispositivi o cavi evitando interventi murari;
  • gestire gli interventi necessari tramite l’applicazione di canaline removibili che possano essere facilmente rimosse in caso di cambio di destinazione d’uso dei locali.

Gli ambiti di intervento interesseranno il potenziamento della sicurezza e l’introduzione della rete Internet con:

  • aggiunta di sensori e telecamere specifici per la sicurezza dei locali e degli ospiti;
  • connettività di rete in modalità wireless per tutti i locali.

In un’ottica di apertura e di condivisione, si è deciso di lasciare in campo tutti i dispositivi che risulteranno essere equivalenti o migliorativi rispetto all’impianto esistente in modo da riconsegnare l’alloggio immediatamente e pienamente operativo.

Architettura tecnica dell’impianto domotico

Caratteristiche dell’impianto elettrico

La soluzione scelta per l’impianto elettrico permette una completa automazione di luci e prese con l’introduzione di corpi luminosi a luminosità variabile. Gli scenari di efficienza ipotizzati coprono:

  • Risparmio energetico, grazie alla possibilità di utilizzare la quantità di luce necessaria senza tenere sempre i corpi luminosi al 100%. Questo inoltre migliora il comfort generale degli ambienti;
  • Adattabilità degli scenari luminosi a specifiche esigenze degli ospiti, grazie alla possibilità di intervento diretto e senza bisogno dell’installatore;
  • Controllo e gestione di carichi per monitorare consumi, pianificare l’avvio degli elettrodomestici e, in un’ottica orientata alla sicurezza, disattivare carichi non in funzione;
  • Pulsantiere a led colorati che possano aiutare gli ospiti nell’utilizzo o favorire l’apprendimento di buone pratiche o abitudini positive (es. i pulsanti blu controllano le luci della cucina, quelli verdi i corridoi, quelli rossi chiamano l’operatore).

Collegamento ad internet facile e sicuro per operatori e utenti

Il progetto definisce un impianto di rete iniziale che consenta agli ospiti e agli operatori di avere accesso ad Internet in modalità wireless. Inoltre, definisce un’infrastruttura dedicata alla gestione domotica della smart home che ne favorisce la sicurezza e l’isolamento. Il sistema offre la possibilità di definire, in caso di necessità, delle policy di parental control per filtrare siti e tempi di accesso.

Antintrusione e sicurezza

Il sistema di antifurto proposto è stato progettato con i seguenti obiettivi:

  • garantire la tempestiva segnalazione di eventuali tentativi di effrazione o di furto;
  • possibilità di ricevere segnalazioni specifiche di apertura porte e finestre per supportare l’attività di controllo da parte degli operatori che seguiranno gli ospiti degli alloggi;
  • segnalare situazioni di pericolo come presenza di fuoco e allagamenti.

Nel rispetto della privacy dei soggetti, eventuali aperture in orari inattesi o sequenze di segnalazioni da parte di specifici sensori, potranno essere inviate ai dispositivi mobili degli operatori tramite messaggi, email o chiamate automatiche.

Termoregolazione gestita attraverso l’impianto domotico

Data la presenza di un impianto di riscaldamento radiale, si è pensato di puntare soprattutto ad una soluzione che potesse garantire un utilizzo oculato del sistema di riscaldamento/raffreddamento con intervento limitato da parte degli utilizzatori.

Si è quindi optato per la selezione di termostati con funzionalità di autoapprendimento delle abitudini degli ospiti in modo da massimizzare il comfort atteso, ridurre gli sprechi energetici e anticipare la necessità di calore o freddo grazie a funzionalità predittive.  

Videocitofono multifunzione per garantire sicurezza nella Casa Ponte

Il sistema videocitofonico individuato permette di utilizzare l’apparato non solo come semplice videocitofono ma anche come:

  • interfono tra esterni e i dispositivi touch interni posti ai due piani;
  • interfono da e verso gli operatori che potranno rispondere, aprire la porta e contattare gli ospiti anche solo tramite il loro cellulare;
  • telecamera di supporto alla sicurezza grazie all’abilità di memorizzazione dei fotogrammi raccolti al momento della pressione del pulsante del campanello.

Sistema audio e video che assecondi l’indipendenza degli utenti

In accordo con gli educatori sarà predisposta una zona tv e audio nella quale vedere film e programmi tv ma anche ascoltare musica direttamente attraverso il proprio telefono. Sarà possibile avere una seconda zona audio comune per la sola fruizione di musica.

L’impianto audio sarà utilizzabile anche per trasmettere (a seguito di eventi specifici) messaggi audio di supporto all’autonomia dell’ospite (pro memoria, istruzioni per eseguire alcune azioni) o comunicare con l’operatore.

Assistenza e manutenzione dell’impianto domotico della Casa Ponte

Per garantire il funzionamento continuativo e gestire eventuali problemi durante l’utilizzo del sistema si può proporre, come abbiamo fatto noi, un periodo di manutenzione e assistenza che garantisca:

  • teleassistenza 24×7;
  • intervento in loco entro le 48 ore;
  • interventi di aggiornamento software e verifica funzionamento degli scenari programmati;
  • sconto sui materiali sostitutivi e interventi in caso di guasti.

Usare la domotica con finalità etiche e di inclusione è per noi motivo di orgoglio. Impiegare la tecnologia permettendo a persone con disabilità, più o meno gravi, di mantenere o addirittura conquistare la propria autonomia è stato incentivante.
Quando si pensa alla domotica, qualcuno potrebbe associarla a pigrizia e agiatezza… noi crediamo invece che aiutare il prossimo nella crescita della propria autostima, sia stato un bel regalo anche per noi.

Fiera della Sicurezza 2019 – Novità per la domotica

Pochi giorni fa siamo stati a Milano per la fiera Sicurezza 2019. Questo appuntamento biennale con l’esposizione di tutto ciò che riguarda il mondo del security e dell’antincendio è una tappa fissa per noi.

Quest’anno è stato teatro di molte novità anche in campo domotico grazie all’abbinamento con lo Smart Building Expo. Insieme hanno chiuso contando circa 28.000 presenze, in tre giorni.

L’Internet of Things e l’Intelligenza Artificiale per l’innovazione a Smart Building Expo

Siamo tornati a casa con tante idee e con la consapevolezza che fare networking ci aiuta a conoscere nuovi produttori che, con i loro sistemi, ci aiutano a fornire un servizio sempre all’avanguardia ai nostri clienti Architetti.

Le ottime notizie che ci portiamo a casa sono alcuni trend di cui sentiremo parlare anche in futuro:

  • chi si occupa di sicurezza sta iniziando ad offrire prodotti che integrano la domotica;
  • la presenza di produttori giovani che, con i loro brand medio piccoli, hanno presentato nuove soluzioni domotiche integrate;
  • la possibilità di rendere domotica una casa grazie all’Intelligenza Artificiale e… senza interventi di muratura!

Quali novità per integrare domotica e sicurezza?

Tra i produttori emergenti che ci hanno affascinato con le loro proposte, c’è sicuramente Paser. Si tratta di un brand italiano che ha coniugato la propria esperienza ventennale nel campo dell’elettronica applicata a svariati settori, puntando alla domotica.

La loro linea domotica si chiama Maya e integra le novità domotiche con i sistemi di sicurezza.
Pur trattandosi di produttori medio piccoli hanno presentato a Milano, in anteprima, un sistema altamente intelligente che si può applicare ad ogni telecamera di sicurezza.
Il suo utilizzo è mirato alla verifica e alla riduzione delle accensioni per falsi allarmi.
Il loro dispositivo riesce a capire se la sagoma registrata è quella di un uomo, di un animale, di una vettura o di uno degli 80 soggetti presenti nella libreria. Può decidere, di conseguenza, se far scattare il sensore dell’allarme oppure no.
Durante l’installazione si può decidere quali soggetti ignorare e su quali, invece, porre la massima attenzione.

Largo ai “giovani” che vogliono cavalcare l’onda domotica

Siamo molto fiduciosi nei confronti delle capacità e della potenza di queste realtà più piccole. Prova ne è il fatto che Ksenia, solo tre anni fa uno dei marchi più “giovani”, ora figuri tra i produttori di allarmi più affermati.

Sicurezza 2019 è stata per loro l’occasione in cui hanno presentato una serie di novità orientate alla domotica.
Per esempio, il loro interesse verso KNX, lo standard mondiale aperto per l’automazione della casa e dell’edificio, è il segnale che hanno molte idee e hanno intenzione di cavalcare l’onda della domotica. Noi ne siamo molto felici e siamo curiosi di scoprire al più presto “cosa bolle in pentola”.

Come rendere domotica una casa con l’Intelligenza Artificiale

Il tema domotica è molto caldo in questo periodo e ci sono molti brand che stanno investendo in questa direzione.
Una ventata di aria fresca arriva da Modena grazie a Mind e al suo dispositivo in grado di rendere domotica una casa tradizionale, con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale e senza interventi invasivi.

I suoi sensori permettono al sistema di auto-apprendere, ascoltando e captando informazioni riguardo allo stile di vita dell’utente, tramite le telecamere installate.

Il team di Mind può installare questo apparecchio in ogni stanza che si vuole rendere domotica. In poche ore e, cosa molto interessante, senza opere murarie. Ideale per appartamenti già arredati e abitati. Per vederlo in funzione basterà aggiungere dei piccoli attuatori senza cavi che consentono al sistema di intervenire sugli interruttori.

La casa ascolta e prevede i desideri di chi la abita

Ogni stanza sarà a quel punto in grado di riconoscere chi c’è in casa: dove ci sarà il papà, grande fan dei Queen e della musica rock, andrà in play il Live Aid del 1985 al Wembley Stadium di Londra.
Ma se c’è la mamma in studio, il termostasto si alzerà di un grado, poiché lavorare tutto il giorno, ferma davanti al pc, le fa venire freddo. O si abbasserà di un paio di gradi in cucina, se il forno è acceso.
E nella camera del primogenito l’uso della Play Station verrà rispettato grazie al timer pre-impostato.

Questo miracolo della tecnologia è possibile grazie all’introduzione di elementi di Intelligenza Artificiale. Questa segnerà il passo nell’evoluzione della domotica e, dopo un primo riconoscimento iniziale, permetterà di associare il nome ad ogni attore che vive in casa, riconoscendolo in futuro.

Un modello di apprendimento e di comportamento simili a quello del Nest di Google. Dove, come abbiamo già avuto modo di spiegare, un algoritmo impara e riproduce gli usi e le abitudini degli utenti, settandosi nel modo preferito di ognuno dei componenti della famiglia.

Sembra fantascienza… invece è la quotidianità. Quando la tecnologia può far star bene non serve demonizzarla. Anche nella progettazione domotica il segreto è cogliere il meglio e usarlo per rendere più facili le piccole grandi sfide di ogni giorno.

L’importanza di progettare la domotica al momento giusto

“Ogni cosa a suo tempo” è un modo di dire che possiamo fare nostro anche quando si parla di progettazione domotica.
Sbagliare i tempi, iniziando la fase di progettazione domotica troppo presto o troppo tardi, può creare problemi che rischiano di mettere a repentaglio la buona riuscita del lavoro.

Per garantire un servizio adeguato al tuo cliente è importante partire con il giusto anticipo. Questo garantirà coerenza tra i tuoi obiettivi e i suoi e, soprattutto, eviterà il rischio di dover recuperare “in calcio d’angolo” un progetto avviato senza le accurate analisi del caso.

A te, come Architetto, viene richiesto di farti garante tra noi progettisti e il tuo cliente finale, ma noi non abbiamo intenzione di abbandonarti. Il nostro obiettivo è quello di supportarti anche nel caso in cui le cose dovessero complicarsi.
Lavorando insieme possiamo anticipare i possibili guai, non solo quelli che possono capitare in cantiere ma anche le piccole incomprensioni con il cliente.

Il progetto domotico realizzato con troppo anticipo

C’è un momento in cui per il cliente non è ancora chiaro quali possano essere le potenzialità della domotica e come applicarle alla propria abitazione.
Il suo desiderio è quello di “mettere un po’ di domotica” ma non sa ancora a quale scopo. Ce l’hanno i vicini, ne ha sentito parlare alla televisione, ci sono i bonus ristrutturazioni… ecc. Le motivazioni possono essere le più svariate.
Ecco, questo non è ancora un buon momento per parlare di progetto domotico: è ancora troppo presto.

In questa fase bisogna fare brain-storming, raccogliere le idee del committente e fargli capire cosa si può fare e a quali costi.
Dopo la chiacchierata iniziale, il Progettista Domotico preparerà la relazione preliminare con le opzioni pensate appositamente per il cliente.
Ma non solo per lui… per tutti gli attori che abiteranno la casa. Compresi gli eventuali amici a quattro zampe.

L’anticipo eccessivo può essere fuorviante per il cliente che pensa di acquistare una cosa e invece si “porta a casa” tutt’altro. Inoltre può anche spaventarsi davanti a preventivi che reputa troppo alti rispetto al beneficio percepito.
Probabilmente l’unico suo metro di paragone, parlando di impianti, è quello che lo fa andare, con il pensiero, all’impianto elettrico. E al preventivo che gli ha fatto l’elettricista. Ovvio che possa sentirsi spiazzato. Ma come abbiamo già avuto la possibilità di sottolineare, il progetto domotico non sostituisce quello elettrico. E non sono paragonabili.

Il progetto domotico realizzato troppo tardi

Non ti nascondiamo che questo è lo scenario più complicato. Entrare in un progetto già in fase esecutiva è difficile in ogni ambito. In campo domotico significa:

  • dover capire come si possa usare quello che è già stato fatto;
  • pianificare una “crescita progressiva” che porti nella giusta direzione.

Nel momento in cui l’Architetto si è già impegnato con i fornitori per scegliere l’impianto più adatto o per valutare il costo di cinquanta punti-luce, per noi è già troppo tardi riuscire ad intervenire. Spezzare un vincolo molto forte o introdurci in una trattativa avviata, rende più complicato il nostro lavoro e ci impedisce di fornire il miglior supporto nella scelta di come e cosa fare.

Aver saltato la fase di colloquio preliminare con il cliente significa che non conosciamo quali siano realmente le sue esigenze e che, di conseguenza, potremmo non riuscire a consigliare l’impianto più adatto.

Il cliente potrebbe scoprire – troppo tardi – che alcune cose che pensava di poter fare in un modo, in realtà le deve fare in un altro. Dovrebbe così scendere a compromessi o rinunciare completamente a quello che desiderava.
Potrebbe essere un problema legato alle impostazioni della caldaia oppure all’apertura automatica su quei serramenti che gli piacciono molto. Tutto perché questi elementi non sono in grado di “comunicare” con l’impianto domotico installato.

Il progetto domotico realizzato nei tempi giusti

Il momento ideale per iniziare a ragionare in termini di progetto domotico è sicuramente… il secondo appuntamento. Un po’ come nelle più belle storie d’amore, il primo incontro serve per rompere il ghiaccio ma al secondo appuntamento si hanno le idee più chiare e si può iniziare a fare sul serio!

Dopo il primo incontro, emergono le complessità e si può cominciare a definire meglio il comportamento della casa e degli attori che la abitano.
Facendo partire in contemporanea i lavori sul design architetturale e il progetto domotico, è più facile dare al cliente delle certezze, previsualizzando con lui cosa sta per succedere e, soprattutto, cosa sta per comprare.

La scelta dei tempi adeguati è alla base della promessa – mantenuta – di alta qualità dei lavori.
“Partire con il piede giusto” servirà anche per mantenere buoni rapporti tra Architetto, Progettista Domotico e cliente finale.

Quindi non ci stancheremo mai di ribadire che i lavori migliori sono quelli impostati bene sin dall’inizio a seguito di un’attenta progettazione su carta.
Siamo fatti così, ai lustrini e alle promesse esagerate preferiamo concretezza e attenzione ai particolari. Vogliamo parlarne davanti ad un caffé? 😉

Il Design Thinking applicato alle abitazioni domotiche

Il processo con cui sono abituati a lavorare gli Architetti è molto simile a quello che caratterizza il Design Thinking.
Su Wikipedia ne troviamo una definizione che chiarisce cosa si intenda con questo termine: “Il Design Thinking è l’insieme dei processi cognitivi, strategici e pratici con il quale la progettazione di prodotti, edifici e macchinari è sviluppata da team di designer.”

Questo concetto si applica anche all’innovazione di prodotti e servizi, dove si esplicita come modello per la risoluzione di “problemi complessi attraverso visione e gestione creative“.
Nasce nell’ambito del design ma nel campo della domotica lo si applica alla realizzazione degli impianti di edifici e abitazioni private.

Il concetto di Design Thinking rientra in quello di User Centered Design, ovvero quel tipo di progettazione centrata sull’utente. Qui i suoi bisogni e desideri vengono tenuti in alta considerazione e viene data grande attenzione ad ogni passo della creazione del processo di progettazione, in modo da rendere il prodotto utile e usabile.

Le 5 fasi del Design Thinking

Progettare un sistema domotico centrato sull’utente significa lavorare sulle sue esigenze, caratteristiche e obiettivi. Questo significa coinvolgerlo fin dall’inizio nel processo.
Quando si lavora per soddisfare i livelli di usabilità degli elementi che compongono una casa domotica si attraversano 5 fasi:

  1. Definizione dell’utente
  2. Definizione dell’obiettivo
  3. Ideazione
  4. Prototipazione
  5. Test

Definire “chi-usa-cosa” tra gli attori coinvolti

In questa fase esplorativa si analizzano le abitudini e le preferenze di tutti gli attori che abitano sotto lo stesso tetto.
Questo è il momento in cui si scoprono le caratteristiche dei componenti della famiglia e si definiscono le preferenze. Oltre alle persone coinvolte, si scandaglieranno anche le abitudini di eventuali amici a quattro zampe.

Questa è una fase nota agli Architetti che la attraversano già nella creazione degli spazi. Per un progettista domotico è il momento in cui capire chi si alza per primo al mattino, chi esce di casa per ultimo, a che ora torna il primo componente della famiglia… e così via. In un crescendo di affinamento delle informazioni.

Idealmente bisognerebbe passare giorno e notte a stretto contatto con gli attori che abiteranno la casa. Questo permetterebbe di scoprire abitudini ed esigenze irrinunciabili. Visto che, per ovvi motivi, non possiamo stare costantemente insieme, la soluzione è che il Progettista Domotico lavori in parallelo con l’Architetto.
I giorni passati con il cliente saranno gli stessi, ma le informazioni che se ne trarranno, saranno utili a tutti i professionisti coinvolti.
In questo periodo di esplorazione è bene lavorare anche vicino all’Ambient Intelligence Designer per affrontare i temi legati al comportamento degli ambienti.

Definire obiettivi e bisogni delle persone grazie al Design Thinking

Questa fase permette di decidere come andare incontro ai vari attori coinvolti, semplificando loro le giornate.

L’attore-nonno è anziano e ha l’artrosi. Purtroppo non ha più tanta forza nelle mani, quindi lo si può aiutare evitandogli tutte quelle azioni che lo costringono a usare maniglie o spingere leve. Bisognerà trovare delle soluzioni efficaci che possano essere comandate vocalmente.

L’attore-figlio adolescente è scontroso e malmostoso. La musica è il suo rifugio ed è collegato a Spotify quasi 24 ore su 24. Come gli si può andare incontro, aiutandolo a ridurre al minimo le tensioni con i genitori?

E l’attore-cane? L’iperattivo di casa che vorrebbe uscire appena gli si richiude la porta e vorrebbe rientrare appena lo si manda fuori?
Come permettergli di muoversi in autonomia, senza costringere qualcuno al suo servizio? Durante la progettazione domotica è bene pensare anche a questo.

Gli attori coinvolti sono tanti e ognuno ha le proprie caratteristiche e problematiche. Bisogna tenerne conto, così come non si deve dimenticare che uno degli attori è sempre la casa.
Nella fase iniziale è quindi necessario indicare gli eventuali vincoli progettuali così come vanno elencate tutte le caratteristiche implicite. Così vengono definite quelle peculiarità che ci si aspetta all’interno di un’abitazione.

La possibilità di accendere le luci, la presa collegata all’antenna per collegare la tv, la presenza delle abat jour in camera da letto, il citofono, il termostato su ogni piano della casa… tutte quelle cose che possiamo definire ovvie perché siamo abituati a trovarle in una casa. Anche in una casa domotica ci saranno, ma nel progetto dovranno essere esplicitate per poterle trattare nel modo più adatto al cliente.

L’ideazione della soluzione personalizzata

Giunti a questo punto, il Design Thinking suggerisce di lavorare sulle ipotesi che servono a risolvere i problemi dei vari attori coinvolti. È il momento di ricreare scenari di comportamento o situazioni reali per capire in che modo risponderà l’ambiente alle sollecitazioni degli inquilini.

Nel caso citato in precedenza abbiamo un nonno che fa fatica ad usare le mani per interagire con la casa. Si penserà ad una serie di comandi vocali e ad uno scenario “parla con me”.
A fronte della raccolta di informazioni sui vari componenti della famiglia, si è scoperto che lo stesso scenario sarà utile anche al papà, appassionato di cucina. Trovandosi spesso con “le mani in pasta” non riesce a pigiare gli interruttori delle luci o il bottone che comanda le aperture di porte e cancello, per aprire alla moglie che torna dalla palestra all’ora di cena.

Prototipazione degli scenari nel Design Thinking

Dopo aver “vissuto” con gli attori, individuato i loro problemi e aver lavorato ad un ventaglio di soluzioni per risolverglieli è il momento della prototipazione.
Nel design di prodotto questo momento viene sancito dalla realizzazione di un oggetto-prototipo.
In campo domotico le cose sono un po’ diverse ma abbiamo come alleati degli strumenti di previsualizzazione architettonica e di realtà virtuale.

Il limite di questi strumenti è quello di riuscire a far vedere solo l’ambiente. Non sono in grado di costruire una presentazione con elementi narrativi che permettano all’utente di vivere emotivamente la realtà della casa.

Qui entra in scena lo Storytelling for Prototyping. Uno strumento che, affiancato alla potenza della realtà virtuale, aiuta a comunicare e a testare gli scenari che compongono il progetto domotico. Viene perfezionato man mano che l’offerta prende forma e viene compresa dagli attori.

La forte componente emotiva di questa fase dei lavori è il filo conduttore che permette di arrivare al nocciolo dei problemi, facendo breccia nel cuore degli attori.
Non basta presentare il progetto al cliente dicendogli di cliccare qui, o pigiare là. Si deve passare a raccontargli come sarà la sua vita entrando in quella casa. Ecco perché non ci si può dimenticare dello Storytelling ma lo si deve usare, se possibile in abbinamento alla reatà virtuale, per comunicare al meglio con la famiglia.
Sarà lo strumento ideale per vagliare tutte le ipotesi e fugare ogni dubbio. Ma anche un potente mezzo per verificare “cosa succederebbe se…” o per pensare che “… invece qui si potrebbe”.

Far assaporare le situazioni reali ai clienti permette loro di rapportarsi alla casa in modo diverso rispetto al semplice sentirne parlare.
Ci concediamo un paragone estemporaneo: la differenza è riconducibile a quella che c’è tra leggere un libro di storia e guardare un documentario storico.

L’ultima fase è sempre quella di test

L’ultimo step del Design Thinking prevede un momento di test dei comportamenti dedotti in precedenza.
È giunta l’ora di parlare con i clienti “recitando” loro lo Storytelling e fornendo una visione della loro realtà futura.

Questo momento si può assimilare a quello in cui gli Architetti verificano le proprie ipotesi, facendo vedere ai clienti l’arredamento scelto.
Se la tesi proposta passa il test, si procederà alla chiusura del progetto.
In caso contrario si ricomincia da capo raccogliendo nuovi dati e formulando nuove supposizioni in un ciclo reiterativo che… non deve scoraggiare!

Come collaboriamo con gli Architetti?

Il Design Thinking comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti.
In un’ottica di integrazione e collaborazione abbiamo deciso di adottare lo stesso schema per lavorare di pari passo con i nostri clienti Architetti, senza stravolgere le loro abitudini.

Non vogliamo essere visti come un problema ma come una risorsa. Integrarci in modo indolore con le loro attività ci permette di avere una visione comune dei passi da compiere e aiuta tutte le figure professionali coinvolte a comunicare nel modo migliore con il cliente finale.

Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti
Abbiamo scelto di utilizzare il Design Thinking perché comprende una procedura che fa già parte del lavoro degli Architetti

Conviene usare la domotica anche in ambienti piccoli?

Negli ultimi anni la tendenza è quella di ridurre le dimensioni degli spazi abitativi. Le persone acquistano case composte da ambienti piccoli ma questo non significa che siano disposte a rinunciare al comfort. La domotica diventa fondamentale per trarre il massimo anche da questi mini-appartamenti.

Inoltre non dobbiamo assecondare l’errore di chi pensa che la domotica sia applicabile solo a quelle incredibili ville con giardino che si vedono sulle riviste patinate.

Una delle obiezioni che ci sentiamo spesso rivolgere da parte degli Architetti è: “Io mi occupo principalmente di ambienti piccoli. Non ho mai pensato di integrarvi la domotica perché sarebbe troppo costoso”.

Sbagliato!
Le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa: i prezzi dei singoli componenti si sono abbassati e, soprattutto, a fare la differenza è cosa si desidera da un impianto domotico.
Alcuni Architetti assimilano erroneamente il concetto di costo al m², tipico degli impianti elettrici tradizionali, a quello degli impianti domotici.

Il prezzo di un impianto varia dalla quantità di cose che ci si aspetta che faccia. Il cliente che desidera solo l’accensione delle luci ad un determinato orario, non dovrà affrontare una spesa eccessiva: il prezzo sarà proporzionato alle sue aspettative.
Di contro, se le luci devono adattarsi all’orario o all’umore degli inquilini… la complessità della richiesta farà alzare il costo dell’impianto.

Chi vive in un ambiente piccolo o in una casetta unifamiliare avrà esigenze diverse da chi possiede una villa a più piani, con vasto giardino.
L’installazione delle telecamere esterne ad alta risoluzione, in grado di leggere la targa dell’auto a distanza e di far aprire il cancello, non saranno l’obiettivo principale di chi abita uno spazio abitativo di modeste dimensioni.

Ogni situazione corrisponde ad un determinato scenario ed è il comportamento dell’ambiente che permette di introdurre elementi e migliorie in campo domotico.

La domotica può cambiare la vita ad anziani e disabili

La diatriba tra dimensioni degli spazi e costi degli impianti domotici si conclude rapidamente quando ci si trova di fronte a persone che vivono in ambienti piccoli e soffrono di disturbi che ne compromettono la capacità di deambulazione o l’autonomia.

Le problematiche riscontrabili in fase di creazione o di ristrutturazione di ambienti di questo tipo non sono solo connesse alla metratura degli spazi. La loro complessità tocca anche la sfera empatica quindi il raggiungimento di un obiettivo soddisfacente ha un valore assoluto ancora più alto rispetto al solito.

Pensiamo sia necessario mettere da parte i timori legati al costo della domotica, per fare spazio a quello che di buono si può ottenere da una casa smart.

Nel caso ti capitasse di occuparti della ristrutturazione di una casa che ospita inquilini con una disabilità (dettata da condizioni di salute permanenti o dal passare degli anni), potresti proporre delle soluzioni domotiche che, anche nella loro semplicità, risulteranno fondamentali.

Comandare l’accensione delle luci, l’apertura delle tende o la regolazione delle tapparelle tramite comandi vocali è un plus talmente forte ed evidente che fa passare in secondo piano i costi di realizzazione. Anche quando si tratta di un appartamento piccolo.

Trovarsi di fronte alla possibilità di “cambiare la vita” a persone che faticano a fare azioni che possono sembrare banali, vorremmo fosse una spinta propulsiva per gli Architetti.

Come migliorare la vivibilità in ambienti piccoli

La domotica non può aumentare le dimensioni di una stanza ma può migliorarne la vivibilità.
Alcuni clienti potrebbero segnalarti la necessità di ritagliarsi uno spazio ad uso ufficio, nella propria casa. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di adibire a questo scopo piccoli ambienti ciechi.

Il contro di questa soluzione è sicuramente la mancanza di luce naturale. Anche in presenza di eventuali bocche di lupo per arieggiare il locale, purtroppo l’illuminazione non è sufficiente. E questo si ripercuote anche sull’umore e sulla produttività di chi passa in quello spazio molte ore al giorno.

La domotica può venire in soccorso con le fake windows (finte finestre). Si tratta di finestre controllabili tramite interfaccia web, che simulano la presenza della luce naturale attraverso dei LED.
L’intensità della luminosità può essere impostata manualmente o automaticamente in base agli orari di alba e tramonto. Ma anche a seconda delle condizioni meteorologiche estrapolate online.
Potersi basare su dati legati alle reali condizioni meteo, permette alla finestra di risultare luminosa quando c’è il sole o più fioca quando è nuvoloso.
L’indubbio beneficio sulla qualità della vita di chi lavora in quello spazio, rende la scelta della domotica la soluzione migliore.

La casa deve respirare per rimanere sana

I serramenti di buona qualità e i materiali isolanti permettono di realizzare abitazioni con un minor impatto energetico.
Ridurre le dispersioni termiche è importante ma lo è anche un corretto ricircolo dell’aria con sistemi di ventilazione adeguati.

L’ambiente in cui viviamo non deve essere completamente sigillato perché odori e umidità non devono rimanere imprigionati in casa.
Si deve fare particolare attenzione in quegli ambienti piccoli dove potrebbero mancare le finestre o non esserci sufficiente ricambio dell’aria.

La domotica può aiutare attraverso la gestione coordinata di sistemi di aerazione o deumidificazione.

La ventilazione meccanica controllata (VMC) si può occupare del ricambio dell’aria: quella che arriva dall’esterno entra in casa tramite dei dispositivi d’immissione ed esce attraverso delle bocchette di estrazione poste nei punti più problematici.

Anche gli splitter dell’aria condizionata o il deumidificatore possono essere coordinati attraverso l’impianto domotico.
La connessione online permetterà al sistema di avere un’anteprima della situazione meteo. Questo migliorerà l’efficienza del sistema che potrà anticipare l’eccessiva umidità prevista, attivandosi prima del raggiungimento del livello di guardia.
Il vantaggio è che si metterà in azione “al bisogno” e, soprattutto, anche in assenza degli inquilini.

Uno dei nostri desideri è quello di far prendere coscienza che la domotica, quando ben strutturata e progettata, può semplificare la vita al cliente finale e portare a soluzioni efficaci anche in situazioni particolari e in ambienti di dimensioni modeste.

Competenze necessarie per realizzare un progetto domotico

Per realizzare un progetto domotico, residenziale o commerciale, è sempre più importante avere competenze che permettano di controllare direttamente gli elementi di automazione fin dai primi momenti. Così da poterli integrare in modo armonico nella visione progettuale totale.

Attraverso l’applicazione ragionata di metodologie centrate sull’utente, l’Architetto può:

  • controllare l’impatto degli elementi domotici sul suo progetto,
  • gestire in modo efficace la definizione delle funzionalità attese dal cliente,
  • comunicare in modo diretto le richieste agli installatori.

L’Architetto deve riappropriarsi del controllo degli elementi di automazione.
Progetta la Domotica nasce per fornire strumenti metodologici che permettano di ritornare ad avere il controllo della situazione, già in fase progettuale.

La casa non risponde più solo alle esigenze dell’utente ma le anticipa, piegando gli automatismi ai bisogni e alle abitudini di chi la abita.
Cambia così la relazione con l’utente che non è solo attivatore di azioni ma anche fruitore, spesso inconsapevole, di servizi e attenzioni pensate per facilitargli la vita.

Servono strumenti progettuali corretti per gestire questa nuova modalità di interazione. La domotica richiede infatti che si ripensi, sin dall’inizio, ad alcuni strumenti già in possesso degli Architetti, integrandoli con elementi nuovi, specifici, che risolvano le problematiche e le situazioni tipiche della domotica e della smart home.

I prossimi articoli ci permetteranno di fare un approfondimento su queste nuove competenze:

  • introduzione al Design Thinking per la progettazione domotica;
  • elementi di Ambient Intelligence System Design e strumenti di definizione dei requisiti;
  • Storytelling for validation per la validazione del progetto domotico con il cliente;
  • Abstract device list ed esplorazione del progetto con gli addetti alla realizzazione dell’impianto domotico;
  • valutazione dei progetti attraverso la Channel Analysis e l’aderenza della relazione Uomo-Ambiente.

Il Design Thinking nelle abitazioni smart

Il Design Thinking è la metodologia di progettazione che nasce nell’ambito del design di prodotto.
Si tratta di un processo a cui è gli Architetti non sono nuovi, spesso impegnati a mettere il cliente al centro. E a domandarsi quale interazione possa nascere tra un oggetto e l’ambiente o, come nel caso della domotica, tra la tecnologia e l’ambiente.

Non è importante sapere come si comporti la tecnologia in sé ma risulta fondamentale, in fase progettuale, scoprire e analizzare il suo rapporto con ciò che la circonda.

Che si tratti della progettazione di un’interfaccia o di un software, non si può esulare dall’analisi dei comportamenti derivati dal rapporto della tecnologia con gli utenti.

Ambient Intelligence System Design

L’Architetto conosce già, per sua formazione, il processo che genera un oggetto e il suo rapporto con l’utente.
Anche nel campo della domotica è importante usare tecniche di progettazione user centered poiché l’intelligenza ambientale (AmI) si riferisce ad ambienti elettronici sensibili alla presenza di persone.

Il termine User Centered Design è stato coniato nel 1980 da Donald Norman a seguito delle sue ricerche nei laboratori dell’Università della California-San Diego e prevede quattro suggerimenti:

  • Rendere facile determinare quali azioni siano possibili in ogni momento.
  • Rendere le cose visibili.
  • Semplificare la valutazione dello stato corrente del sistema.
  • Seguire mappature naturali tra le intenzioni e le azioni richieste.

Questi consigli pongono l’utente al centro del progetto. Il ruolo del designer, come del progettista domotico, è di facilitare l’attività per l’utente e assicurarsi che egli sia in grado di utilizzare il prodotto come previsto. E con uno sforzo minimo per imparare ad usarlo.

Storytelling per la validazione del progetto domotico

Abbiamo già avuto modo di porre l’accento sulla necessità di occuparsi del cliente e delle sue esigenze. Non bisogna dimenticare quanto sia importante trovare, ed utilizzare, degli strumenti informali che permettano di comunicare con il committente.

Si deve puntare sullo Storytelling, sfruttando l’occasione per raccontare al cliente come sarà la sua vita nella nuova casa domotica.
Concentrandosi sul fattore emozionale, gli si permette di identificarsi nel suo futuro ruolo di padrone di casa.

Si possono creare degli scenari, basandosi sulla raccolta dati che consigliamo di effettuare sempre in fase preliminare, in cui l’utente si senta protagonista e cominci a pregustare l’effetto che farà vivere in un’abitazione che cercherà di anticipare i suoi bisogni.

Abstract device list

Durante la realizzazione di un impianto domotico può capitare che si registrino incomprensioni tra progettisti e tecnici abilitati all’implemento degli impianti.

Una soluzione è stilare la lista degli oggetti che garantiscano le funzionalità decise in fase di progettazione.

In questa fase l’Architetto ha bisogno di stimare i costi ma non è detto che abbia già deciso a quale fornitore affidarsi.
Tutti sembrano poter andare bene ma ci sarà di sicuro quello che andrà meglio e che risponderà alle specifiche esigenze.

Il tecnico responsabile di un determinato marchio vaglierà la lista dei componenti, fornita di istruzioni astratte, e proporrà una soluzione personalizzata.

Potrebbe servire una centralina con dieci ingressi che si occupi di far accendere le luci. Ma quella funzionalità la si può ottenere in modi diversi e sarà il fornitore a proporre la soluzione migliore alla specifica richiesta.

Channel Analysis delle relazioni Uomo-Ambiente

La Channel Analysis è un metodo utile per fare una misura qualitativa dell’aderenza del progetto domotico alle persone che lo useranno.
Non è più solo l’ambiente l’oggetto della programmazione ma come questo interagisce con le persone.

Esistono quattro possibili caratteristiche che definiscono la relazione tra Ambiente e Utente. Il nostro compito è supportare l’Architetto nella scomposizione e analisi di queste relazioni.

  • Fisico
  • Funzionale
  • Comfort
  • Emozionale

L’utente “fisico” dalla spiccata sensibilità tattile, ama interagire con le cose toccandole.

La sua inclinazione verrà soddisfatta predisponendo per lui un ambiente con elementi fisici, tangibili, con un diretto riferimento agli ambienti e agli impianti tradizionali.

L’utente più “funzionale” sarà quel tipo di persona che ama tasti e bottoni e si aspetterà di trovarli nella sua abitazione.

Per lui è importante avere il controllo di tutto e vuole circondarsi di tante funzionalità che renderanno l’ambiente pronto ad intercettare molteplici bisogni.

Il profilo dell’utente sensibile all’idea di “comfort” corrisponde all’idea di ambiente domotico e di relazione che si crea sul corpo dell’utente.

Un tipo di spazio in cui i bisogni del padrone di casa vengono intercettati dal sistema che risponderà “coccolandolo”. La luce si accende al calar del sole o la temperatura si alza quando si è malati, anticipando i desideri dell’utente.

Infine, l’utente “emozionale” che instaura con l’ambiente una relazione a livello “mentale”.

I desideri di questa tipologia di utente vengono esauditi eliminando cavi, pulsanti o interruttori. Realizzando, invece, un impianto basato sull’interazione vocale con il sistema.
L’esempio più noto è quello del rapporto empatico che si instaura con Alexa. In questo caso l’utente è più attivo e si muove in prima persona per chiedere allo smart home speaker che gli vengano risolti determinati problemi.

L’Architetto deve sentirci affini e vicini al suo modo di lavorare poiché condividiamo l’esigenza di mettere il cliente al primo posto.
La nostra ricerca è tesa al raggiungimento del suo più alto grado di soddisfazione e otteniamo questo risultato confrontandoci e parlando a lungo per aiutarlo a capire cosa desidera e di cosa ha bisogno.

Se l’impianto proposto (e realizzato) al cliente corrisponde alle sue aspettative, si può dire di aver colto nel segno e aver fatto un ottimo lavoro.
E si sa, un cliente felice è un ottimo passaparola!

La domotica applicata al Centro giovanile “ArKa”

Vogliamo portare alla tua attenzione un caso di studio molto interessante: la domotica applicata al Centro giovanile Area Caselli di Chieri (To), ribattezzato “ArKa“.

Il nome scelto grazie ad un concorso di idee

Chieri è un Comune molto attivo riguardo la valorizzazione del Bene Comune. Il suo impegno, “si fonda sulla convivenza di un progetto comune, sulla comunione dei beni, sulla collettività delle decisioni” ed è volto a rendere i cittadini pro-attivi nell’identificazione, protezione e cura di spazi e territori.

Noi abbiamo supportato RadioOhm, capofila di una rete di Associazioni molto attive nel chierese, nella partecipazione ad un bando comunale. L’esito positivo di questa sinergia ci ha permesso di offrire il nostro aiuto nel campo della domotica. La sua applicazione ha facilitato e reso possibile l’utilizzo del Centro di aggregazione giovanile.

Realizzare un ambiente smart adatto a… tutti!

Il progetto aveva come scopo l’uso di un Bene Comune a vantaggio della comunità. I soggetti coinvolti, molto diversi tra loro, avevano bisogno di uno spazio da usare per esprimere le proprie passioni.
Le attività previste spaziavano in ambito musicale, artistico, motorio… e non solo.

La difficoltà si è manifestata nel momento in cui ci siamo resi conto che le persone interessate all’uso di questo spazio erano decisamente variegate. Avevano età, obiettivi e abitudini tra le quali risultava difficile trovare un denominatore comune.

Poteva trattarsi di mamme con neonati che arrivavano per i corsi di yoga. Oppure di anziani che volevano usufruire delle sale per le prove di canto e di danza o di rock band amanti dei concerti serali. Senza dimenticare le persone interessate ai laboratori radiofonici, alle attività per i disabili o al doposcuola
Un via vai che siamo riusciti ad armonizzare grazie ad un impianto domotico.

Come risolvere problemi pratici grazie alla domotica

La ristrutturazione in chiave domotica ha reso possibile l’apertura del Centro “ArKa” risolvendo il problema della proliferazione incontrollata dei duplicati delle chiavi.

La possibilità di equilibrare gli accessi al Centro è stata la conditio sine qua non sulla quale si è basata la possibilità di gestire e aprire al pubblico i locali di via Caselli.
Un’idea ambiziosa che, senza la domotica, sarebbe rimasta “nel cassetto” del Comune di Chieri e delle Associazioni coinvolte.

A livello economico si è trattato sicuramente di un investimento importante. Reso affrontabile grazie ad una collaborazione tra il Comune, le Associazioni del territorio e il nostro team di Progetta la Domotica. Avendo base a Chieri, vediamo nella valorizzazione del Bene Comune sul territorio, un grande pregio.
Sapere che è anche grazie a noi che il progetto è andato in porto ci riempie di orgoglio.

La domotica a supporto del Bene Comune

L’aula studio all’interno del Centro giovanile “ArKa”

Un mix tra volontariato, domotica e interesse per il Bene Comune ha fatto da filo conduttore del progetto. Inoltre ha liberato la comunità dall’onere di costringere una persona a prendersi la responsabilità di gestire l’apertura e la chiusura dei locali. Obiettivamente un solo volontario sarebbe rimasto schiacciato dall’impegno troppo gravoso.

Grazie alla progettazione domotica è stata data priorità a tecnologie che hanno reso possibile la gestione dello spazio di via Caselli.
La domotica si è messa al servizio delle persone e ha permesso ai vari responsabili delle attività di accedere ai locali senza le chiavi. Queste sono state sostituite da codici numerici da digitare su un tastierino posto accanto alla porta di ingresso.

Ogni codice è univoco e viene attivato per una determinata fascia oraria. Il responsabile del corso o dell’attività riceve il codice e lo usa al momento. Questo semplifica molto le cose e permette di contattare a colpo sicuro la persona il cui nome è associato a quel codice.

La progettazione domotica è pensata per mettere al centro le persone

Il progetto “ArKa” ci ha messo però di fronte all’impossibilità di imporre un solo meccanismo a tutti i possibili utenti. Troppi i soggetti coinvolti e grandi le differenze socio-culturali a caratterizzarli.

La soluzione è: progettare la domotica pensando di farle fare tutto il possibile grazie ad automatismi che non mettano in difficoltà le persone.
Alle persone coinvolte nell’uso del Centro “ArKa” si è deciso di chiedere una sola cosa: togliere e rimettere l’antifurto.

In questo caso “togliere e rimettere l’antifurto” è l’azione minima richiesta, da regolamento, ai vari attori coinvolti nelle attività del Centro.
Immettendo il codice si risponde a questa richiesta e, automaticamente, il sistema domotico attiverà le prese elettriche, il wi-fi e la luce di benvenuto all’ingresso.
Si semplifica, riducendo le azioni degli utenti e limitandone i possibili errori.

L’interfaccia con cui gli utenti possono personalizzare lo spazio è touch screen, con icone semplici e scritte ben visibili. Composta da tre pulsanti che gestiscono le luci del salone, del soppalco e del palco può essere usata da tutti con facilità.

Miglioramenti quotidiani che semplificano la vita delle persone

L’automazione delle attività del Centro “ArKa” ha permesso di ridurre il problema della formazione del personale. Non serve più istruire tutti sul funzionamento delle sale o sulle posizioni delle luci: basterà ricordare agli utenti responsabili di disattivare e riattivare l’antifurto.

Anche la gestione del calendario delle attività si è semplificata molto. Ogni tre mesi l’Associazione responsabile stila un calendario dei corsi e passa le informazioni a noi. La nostra squadra implementa l’orario nel sistema e si occupa del customer care.
Sì, è raro ma a volte può capitare che qualcuno sbagli a digitare il codice o si trovi in difficoltà. Il problema si risolve in pochi minuti: arriviamo in suo aiuto tramite una videochiamata in partenza dal device di gestione del sistema… et voilà!

L’ambiente influenza le persone. E viceversa!

Alla luce di questa esperienza di domotica applicata a grandi spazi in condivisione, abbiamo rilevato due risultati particolari, decisamente confortanti.

  • La conferma di quanto sia importante la progettazione. E di come riesca a mettere le persone e le loro attività al centro, adattandosi alle esigenze emergenti.
  • L’ambiente domotizzato è stato in grado di creare un fenomeno per cui i ragazzi appassionati di elettronica/domotica hanno iniziato a frequentare più assiduamente il Centro. Non solo perché si trovavano bene! Hanno approfittato di uno spazio fertile e adatto per studiare metodi di implementazione del sistema domotico creato da noi.

Progettare un ambiente adatto alle proprie necessità crea la possibilità di sfruttare quello stesso ambiente in modo diverso e personalizzato. In questo caso è di sprone per un gruppo di studenti dalla mente fresca e ricettiva agli stimoli dell’evoluzione tecnologica.

Ogni Architetto sa quanto l’ambiente possa esercitare un’azione determinante sulle persone che lo vivono. Questa potenzialità viene amplificata se si cura la progettazione dell’impianto domotico.

L’asso nella manica dell’Architetto interessato alla domotica è quello di farsi affiancare da un Ambient Intelligence Designer e da un System Integrator.
Il lavoro di squadra concorre a soddisfare il cliente, trasformandone la casa nell’abitazione ideale.

La domotica migliora l’esperienza utente negli alberghi

La building automation negli alberghi è un tipo di automazione abbastanza comune ormai da molti anni.
Scelta principalmente per migliorare il risparmio energetico e la gestione amministrativa delle strutture ricettive, aiuta a garantire un soggiorno piacevole all’utente.

Potresti già aver seguito dei lavori di ristrutturazione alberghiera, quindi avrai già affrontato con il tuo cliente le peculiarità di una struttura che deve gestire il pernottamento di più persone contemporaneamente. E che ha come missione la soddisfazione di tutti gli ospiti.

La building automation a servizio degli ospiti

È in reception che si fa un primo “assaggio” di quello che può fare la building automation: alla consegna delle chiavi viene abilitata la stanza, che si collega al nuovo ospite. Al check-out permetterà un rapido conteggio delle spese extra (mini-bar, canali televisivi a pagamento…) e tutto sarà rapido e preciso.

Arrivati in stanza si potrà prendere confidenza con le tapparelle automatizzate, con la luce che si accende al passaggio e con l’aria condizionata programmabile.
Tutte automazioni strettamente legate alla presenza e all’interazione dell’utente con l’ambiente che lo circonda.

Eppure si potrebbe fare molto di più. Lo sanno le grandi marche (Siemens, Control4, Hdl o Lutron) che hanno messo a punto soluzioni dedicate, spesso progettate a moduli, in grado di coprire tutte le esigenze di una stanza.

Chi più spende, meno spende!

Gli alberghi più piccoli stentano ancora ad offrire un servizio completamente gestito attraverso la building automation. I costi dei lavori per mettere tutto a regime, possono spaventare un po’, facendo rimandare i lavori di ammodernamento.
Ci teniamo però a consigliarti di affrontare, a inizio lavori, il discorso con il tuo cliente. Spesso i titolari di queste piccole strutture non fanno il calcolo di quanto possa incidere, in termini di spesa, la mancanza di automazioni pensate sulle esigenze del cliente.

L’aria condizionata che rimane attiva anche quando l’utente ha già lasciato la stanza è solo uno di quei servizi che può influire sulla bolletta. Stessa cosa quando l’ospite apre la finestra della stanza, ignorando che il condizionatore è acceso.
Sembrano esempi di poco conto. Per rendersi conto del danno, bisogna moltiplicarli per il numero di stanze. Senza dimenticare che, il problema è strettamente collegato alla presenza di personale che dovrà intervenire spegnendo il condizionatore o chiudendo la finestra.

La domotica è tua alleata nella progettazione dell’albergo

Per ottenere il maggior ritorno in termini economici e di prestigio è necessario pensare alla domotica come un’alleata. Grazie a lei si possono sperimentare soluzioni che mettano al centro l’esperienza utente.
In fase di progettazione si devono analizzare tutte le carte a disposizione. E fare le scelte che permettano un passo in più verso la soddisfazione dell’ospite.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario ragionare mettendosi nei panni di chi fruirà del servizio.
Di cosa potrebbe aver bisogno? Che cosa gli garantirebbe un soggiorno da favola? Come lo si potrebbe aiutare, dal momento che si trova in una città che non conosce e, forse, addirittura in uno Stato diverso da quello da cui proviene?

Uno dei modi che permettono al tuo cliente di prevedere i desideri dei suoi futuri ospiti è quello di partire dal concept della struttura ricettiva.
La domotica va progettata sulle caratteristiche che stanno alla base dell’offerta alberghiera.

La domotica in linea con il concept dell’albergo

Se, per esempio, stai lavorando alla creazione o alla ristrutturazione di un albergo Bio, con piscina e SPA potresti attingere a quel tipo di immaginario salutista.
Sarà quindi molto apprezzata la possibilità di svegliarsi grazie alla luce naturale. Questo plus lo si può raggiungere predisponendo le tapparelle o le tende in modo che si aprano al sorgere del sole. Ma si può anche dare la possibilità di iniziare la giornata con musica soft o con tutto quello che rappresenta e rafforza il concept della struttura.

E se fossi chiamato a progettare la ristrutturazione o la creazione di un albergo situato nel centro di una grande città turistica? Potrebbe essere una proposta interessante il collegamento tra la smart tv e i sistemi di prenotazione di eventi, nelle zone limitrofe.
Grazie alla domotica basterà un click per prenotare la cena nel ristorante più vicino all’albergo, un posto in prima fila a teatro o una visita guidata al museo più famoso della zona.

Come abbiamo già detto in altre occasioni la progettazione domotica è un servizio da anteporre alla realizzazione degli impianti.
Qualsiasi tipo di attività trarrà grande beneficio dalla stesura di un progetto in fase iniziale. Questo permetterà a te, Architetto, e alle altre figure professionali coinvolte, di creare del valore per il tuo cliente e per il suo hotel.

Eliminare le chiavi. Come cambia l’accesso ai bed & breakfast con la domotica

Come Architetto ti sarà capitato di occuparti della ristrutturazione di bed & breakfast o appartamenti adibiti al soggiorno temporaneo di ospiti.

La tecnologia domotica può migliorare la gestione dell’accoglienza degli ospiti, facilitando il lavoro del tuo cliente.
Un progetto domotico mirato a cogliere le sue esigenze, può aiutarlo ad eliminare le chiavi e il relativo passaggio di mano in mano all’arrivo e alla partenza degli ospiti, a favore di sistemi digitalizzati.

La domotica si è già rivelata utile per migliorare la gestione degli accessi in alberghi e grandi strutture.
Può dimostrarsi risolutiva anche per chi si occupa di micro hospitality. Questa è la definizione per quella forma di accoglienza di cui gli utenti possono beneficiare usando servizi come Airbnb o Booking.com.

Soluzioni integrate nei marketplace che gestiscono case e appartamenti

Molte soluzioni sono integrate nell’interfaccia del marketplace al quale si appoggia il tuo cliente, che può ridurre i suoi interventi nell’accoglienza e nell’interazione con i propri ospiti. Non è più imprescindibile che l’accoglienza venga effettuata vis-a-vis per adempiere alla consegna delle chiavi.
Se da un lato questo rende più autonomi gli ospiti, non è detto che sia una soluzione adatta a tutti gli host.

Il nostro consiglio è quello di impostare i lavori partendo da un confronto sincero e diretto con il tuo committente.
Se da un lato può desiderare un minor coinvolgimento nelle pratiche di accoglienza degli ospiti, è bene ragionare insieme sui rischi di una eccessiva spersonalizzazione del servizio. A fronte di una maggior praticità e sicurezza, potrebbe registrarsi una riduzione della qualità del customer care.

I marketplace ci stanno abituando alle recensioni e alla condivisione di commenti e opinioni. Molti proprietari di b&b non se la sentono di rinunciare al piacere di accogliere i propri ospiti mostrandosi attenti, disponibili e facendosi messaggeri di consigli e raccomandazioni. Che poi sia per passione, per puro spirito di condivisione o “per una stellina in più”, chi può dirlo? 🙂

Se un’attenta analisi dei pro e dei contro vi fa propendere sull’introduzione di sistemi per snellire la fase di accoglienza degli ospiti, ecco cosa si può trovare sul mercato domotico.

Soluzioni per abbandonare le chiavi e gestire gli accessi in modo smart

Per gli host che desiderano automatizzare in sicurezza l’accesso dei clienti nelle proprie strutture ricettive, quali soluzioni sono disponibili?

Elettroserrature intelligenti per accogliere i clienti nel tuo b&b

Le elettroserrature in commercio sostituiscono il classico nottolino e permettono di abbandonare le classiche chiavi. La porta si aprirà attraverso un tastierino numerico posizionato in prossimità della serratura. La composizione, sul tastierino, di un codice univoco a tempo determinato, garantirà agli ospiti l’apertura e l’accesso nell’abitazione.

Tra i prodotti più diffusi la scelta può ricadere su componenti marchiati Yale, Kiwikset o Remotelook.
Alcuni di questi prodotti offrono integrazione con Airbnb e altri servizi di booking. Il tuo cliente non dovrà essere presente all’arrivo degli ospiti perché il codice verrà generato automaticamente tramite una App e potrà essere inviato a qualsiasi ora.

Questo tipo di serratuta va installato su porte adatte. Sembra una banalità ma spesso ci si può trovare davanti a serramenti pensati per il mercato estero. Ciò che è stato pensato per abitazioni americane non sempre si adatta al mercato europeo.

Chiave motorizzata per semplificare l’accesso ai tuoi ospiti

Un altro esempio di smart lock esterna è la chiave motorizzata. Tra le più conosciute in Italia, troviamo Nuki che si può integrare con Apple HomeKit, Amazon Alexa, Google Assistant e supporta gli host Airbnb.
Questa tipologia di soluzione si installa facilmente, montandola sul cilindro e sulla chiave esistenti. La chiave rimane fissa nella serratura e si muoverà, facendo scattare la serratura, a seguito dell’inserimento di un codice.
Si tratta di una soluzione dal risultato professionale anche se installata in regime di “fai-da-te”.
Di contro, però si può rivelare una scelta di compromesso. Pur usando sempre una App e un codice, potrebbe dimostrarsi meno affidabile di altre soluzioni poiché la chiave potrebbe rompersi o rimanere incastrata a causa di un malfunzionamento del motore meccanico.

Relay remotizzato per eliminare il mazzo di chiavi

Un’altra soluzione smart disponibile è quella basata sui relay remotizzati. Consigliata soprattutto per gestire l’accesso al portone principale dell’edificio. Può togliere o mettere corrente, permettendo così la simulazione della pressione per l’aperura del portone e attivando il conseguente accesso.

Un ottimo esempio è quello del servizio fornito da Chiavistello.it
Come da descrizione sul loro sito, si scopre che:

“per installare la centralina Chiavistello, ove necessario, dovrai implementare l’impianto elettrico per connetterlo alle aperture elettromeccaniche. Per quanto riguada la serratura della porta di accesso vi sono varie opzioni: se hai già una serratura elettrificata dovrai semplicemente farla collegare; se, come nella maggioranza dei casi, hai una normale serratura meccanica, potrai farla sostituire o affiancare da una adeguata”.

Si tratta di una soluzione cloud per il controllo di contatti classici da collegare ad elettroserrature o citofoni condominiali.
Basterà aggiungere un reley che spegne le utenze e le luci direttamente nel quadro. Non necessita di installazione di tastierini o altre modifiche esterne. Il proprietario genera un accesso e il cliente riceve una email o un messaggio per attivare gli ingressi.

Serrature keyless per permettere l’apertura di b&b e case vacanza senza chiavi

Le soluzioni keyless permettono di usare il bluetooth del cellulare per aprire le porte.
Installando una App si trasforma il cellulare in una chiave contactless che, avvicinando l’apparecchio alla porta, la apre in un attimo. La controindicazione è che si tratta di un sistema legato alla presenza di uno smartphone e, soprattutto, ad un determinato tipo di device. Rientra così nelle soluzioni più difficili da applicare perché considerate un po’ lussuose rispetto alla norma.

Soluzioni smart che non necessitano della rete Internet

Come abbiamo già detto parlando della connessione Internet negli impianti domotici, la rete è importante, ma non imprescindibile.
Le opzioni per eliminare le chiavi, sin qui elencate, hanno bisogno che il sistema sia connesso in qualche modo alla rete Internet. Esistono anche soluzioni in grado di controllare gli accessi senza che le serrature siano connesse. Il loro funzionamento si basa sul fatto che il codice stesso contiene le informazioni di validità dello stesso e le tastiere possono verificarne la validà autonomamente.

EKeyless è un sistema che permette la creazione di codici che aprono più porte strutturando percorsi ideali. Un esempio potrebbe essere: “Apri il portone, poi il cancello interno e infine la porta dell’appartamento con lo stesso codice“.
A questo servizio è anche possibile aggiungere un reley che stacchi le utenze.
A completamento di una buona esperienza utente, per i clienti del bed & breakfast, gli orari di check-in e check-out possono essere fissati e impostati manualmente sul dispositivo.
Le chiavi di apertura si comprano in pacchetti, come fossero gift card, e regolano gli accessi in maniera sicura e univoca.

La soluzione migliore è mettere sempre l’utente al centro

Alcuni prodotti, utili per eliminare le chiavi e rendere smart la gestione degli accessi potrebbero essere smart e all’avanguardia ma non adatti alla creazione di utenti guest. Questo significa che, esistono soluzioni che, per funzionare correttamente, necessitano dell’installazione di un account con credenziali uniche. Sono più adatte ad un uso familiare/personale ma non sono la scelta ideale per un b&b o per una struttura aperta al pubblico.

Bisogna tenerne conto in fase di progettazione e ricordarsi di adattare il contesto alle esigenze degli utenti.
Quando si ragiona sull’applicazione di un determinato sistema all’interno di un ambiente, ci si deve preoccupare della sua compatibilità con gli usi e le abitudini di chi lo utilizzerà.

5 motivi per cui l’uso della domotica può modificare il progetto iniziale

La domotica introduce nuove esigenze di spazio e consumi che possono portare a modificare il progetto iniziale.
Non si può più procedere con l’approccio tradizionale che prevede, solitamente in questo ordine, la stesura dei calcoli:

  • riguardanti la struttura architettonica,
  • energetici,
  • illuminotecnici
  • domotici.

L’impianto domotico permette di muoversi trasversalmente, all’interno dello spazio abitativo, rispondendo alle esigenze del cliente.

Non facendo capo ad un input locale on/off, non sempre ad un’azione corrisponderà un pulsante o un interruttore. Nascono così nuove opzioni che impattano su spazi e consumi.

La domotica necessita perciò di spazi “fisici” adatti per dare vita ad ambienti intelligenti e interattivi.
Potrebbe servire una zona dedicata, fresca ma non umida, ricavata in un punto poco esposto della casa, in cui posizionare tutta la centralina operativa della casa domotica.

In fase di implementazione sarebbe meglio sapere quanto scalderà il Rack per poter, eventualmente, predisporre un sistema di raffrescamento.
L’armadio Rack è un sistema standard d’installazione fisica di componenti hardware a scaffale, che potrebbe far variare la temperatura della stanza in cui è allocato.

Non si può sottovalutare questo aspetto perché se non si sceglie uno spazio adatto, lo si dovrà approntare comunque, all’ultimo minuto, andando a modificare il progetto iniziale. L’ipotesi di sistemare il nucleo centrale dell’impianto domotico in cantina è una pessima idea: troppa umidità che rischierebbe di mettere a repentaglio le funzionalità della casa smart.

Armadio Rack dello studio di Progetta la Domotica
Armadio Rack dello studio di Progetta la Domotica

1. E il cavetto dove lo metto?

Il sistema di riscaldamento al pavimento è una di quelle tecnologie che mal si concilia con le necessità installative della domotica. Può risultare utile attraversare le stanze da parte a parte con i cavi ma può anche capitare di non poterlo fare, perché impossibilitati a passare i cavi nel pavimento.

Se si progetta accuratamente in fase iniziale, si può scegliere di usare strade alternative o alzare il pavimento in modo da garantire spazio per i tubi elettrici.
Questo per non rischiare di dover condividere il poco spazio presente, con i tubi e i cavi del sistema di riscaldamento.

Ma non si dovrà rinunciare alla comodità del riscaldamento senza termosifoni… basterà, piuttosto, avere ben chiaro cosa si sta progettando, sin dall’inizio dei lavori.

Lo stesso inconveniente potrebbe verificarsi se si decidesse di mettere tutto al soffitto. La mancanza di spazio inviterebbe a soluzioni alternative come, per esempio, contro-soffitti oppure, ancora meglio, cablature wireless. Queste ultime, sicuramente eleganti e poco invasive, mal si accordano però con la posizione della centralina sotto terra.

Questi sono due esempi che non devono fare da deterrente assoluto ma piuttosto, possono essere stimoli per porre la giusta attenzione in fase di progettazione domotica, per prevedere un cambiamento nella ripartizione architettonica degli spazi.

2. La domotica aiuta a recuperare spazi inutilizzati

A volte in casa può capitare che ci sia quella stanza un po’ bistrattata, troppo fredda in inverno e soffocante in estate in cui nessuno vuole stare e, per forza di cose, diventa un po’ la stanza magazzino, mal utilizzata e piena di cose che non si sa dove mettere.

La buona notizia è che una buona progettazione domotica aiuta a recuperare questi tipi di spazi. Basterà permettere al sistema di regolare la temperatura e la luminosità nel modo migliore.

3. Modificare il progetto per far evolvere la domotica

Il cliente che opta per un impianto domotico nella propria abitazione deve sapere che potrà implementare la tecnologia a sua disposizione. Una casa smart seguirà le novità e gli aggiornamenti che renderanno la propria centralina sempre più moderna e adatta a supportare le esigenze di tutti i componenti della famiglia.

Per raggiungere questo obiettivo è importante progettare gli spazi per espandersi e rinnovarsi. Si potrà recuperare un po’ di spazio su ogni piano per nascondere cavi e nuove apparecchiature. E sarà importante puntare a mantenere sempre raggiungibili gli apparati di rete e tutte le apparecchiature che necessitano di manutenzione costante.

4. Interagire con l’ambiente in modo nuovo grazie alla domotica

La casa domotica è un concentrato di alta tecnologia ma l’utente non è tenuto a sapere “cosa c’è dietro”. Per lui le cose devono funzionare nel modo più lineare ed intuitivo.
Va da sé che alcune abitudini si modificheranno ma la cosa importante è che apporteranno migliorie alla quotidianità della famiglia.

A livello estetico si percepiranno cambiamenti: potranno sparire interruttori fino a quel momento sotto-utilizzati o ne verranno aggiunti dove non erano previsti (ad esempio si potrebbero introdurre access point anche in cantina). Oppure si renderà necessario nascondere l’antenna della smart tv, senza perdere in qualità ricezione.

Anche i sensori dell’antifurto potrebbero essere parzialmente occultati, in modo da renderli sì meno esposti ma senza mettere a rischio la sicurezza della casa.

Le abitudini cambiano a favore di una nuova costruzione dell’intelligenza che vada incontro alle esigenze delle persone. Così di notte, per accompagnare l’utente senza accecarlo, nel corridoio si accenderanno luci di cortesia e non la solita illuminazione a pieno regime.

5. La rete Internet per il tuo sistema domotico

Nonostante sia già stato detto che un buon progetto domotico dovrebbe essere indipendente dalla rete Internet e dagli operatori che forniscono la connessione, è innegabile che molte funzionalità high tech siano proprio strettamente collegate a Internet.

La questione della rete va ben ragionata in fase progettuale per evitare di modificare il progetto ad un passo dal traguardo.
Non si tratta più di un elemento accessorio quindi è bene non accontentarsi di ciò che viene generalmente offerto dalla compagnia telefonica X. C’è comunque da dire che, attualmente, una con collegamenti mediamente veloci potrebbe già rispondere in modo esaustivo ad alcune delle necessità di una casa domotica.

In un progetto corposo come quello che muove una casa intelligente sono, senza dubbio, necessari più cavi, più tubi e, di conseguenza spazi maggiori.

Tutta l’infrastruttura di rete che permette di attivare l’intera dimora domotica diventa così il secondo scheletro dell’abitazione, dopo quello elettrico.

Si rende necessario valutare il posizionamento degli access point in base alla permeabilità elettromagnetica, e prendere in considerazione la possibilità di modificare il progetto.
Si potranno aggiungere nuove prese di rete (per esempio in cucina) o anche predisporre un gruppo continuo che, in caso di guasti, mantenga la rete connessa 10 minuti in più. Il tempo utile per organizzarsi e per gestire eventuali problemi.

Questi esempi non devono spaventare ma piuttosto far capire cosa si celi dietro ad un progetto domotico eseguito con le giuste attenzioni. Sarà compito dell’Ambient Intelligence Designer, valutare tutte le opzioni per fare dell’abitazione del tuo cliente, la casa dei suoi sogni.